Giuseppe Ungaretti: la poetica e "L'Allegria"

La poetica di Ungaretti è stata influenzata dalle sue esperienze di vita ed in modo particolare dagli anni trascorsi al fronte durante la Prima Guerra Mondiale

di Barbara Leone 10 settembre 2012
Ungaretti è stato il maggiore esponente di quella “poesia pura” da cui si svilupperà la corrente vera e propria dell’Ermetismo. Egli ha vissuto nel periodo in cui la borghesia non portava più avanti gli ideali di libertà e giustizia che aveva promesso e in nome dei quali aveva combattuto durante le rivoluzioni del secolo passato, ma si chiudeva in se stessa e, nel timore di perdere il conquistato potere politico, affidava la risoluzione delle proprie contraddizioni a fenomeni quali il colonialismo imperialistico, le due guerre mondiali o l’avvento del regime fascista. Come si deduce dalle esperienze di vita affrontate, la formazione sociale e culturale di Ungaretti è stata vasta e dalle componenti svariate ed eterogenee, destinate poi ad elaborare un modo nuovo ed intenso di fare poesia.

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ungaretti_fronte_guerraLa gioventù in Africa gli ha permesso di conoscere il dramma umano di esuli anarchici e socialisti provenienti da ogni parte di Europa. Gli anni di Parigi (1913/14) e l’incontro col poeta francese Apollinaire gli hanno permesso invece di approfondire l’importanza della parola in poesia, ma in una direzione del tutto opposta rispetto a quella presa dai Futuristi del primo ‘900: se questi esprimevano il proprio atteggiamento attivo e rivoluzionario di conquista del mondo attraverso parole rumorose, proiettate all’esterno, Ungaretti e l’Ermetismo si sono serviti della parola isolata e ripiegata su se stessa per dar voce al proprio dolore personale, dunque proiettandola verso l’interno del proprio animo.

La raccolta poetica “L’Allegria” costituisce il primo momento della poesia di Ungaretti. Inizialmente comprendeva un piccolo gruppo di poesie apparse sulla rivista “Lacerba” nel 1915, poi si è aggiunto un altro nucleo di poesie del 1916 intitolato “Il porto sepolto” e incentrato sulla sua esperienza della guerra nel Carso ed infine si sono aggiunte nuove poesie di guerra raccolte nel volume “Allegria di naufragi” del 1921. Tutti questi componimenti poetici sono stati riuniti nel 1923 nella raccolta “Il Porto Sepolto” e nel 1931 nella raccolta definitiva dal titolo “L’Allegria”. Il tema predominante della raccolta (come di molte altre raccolte di poeti ermetici) è quello della cruda realtà della guerra che pone l’uomo di fronte all’incertezza del proprio destino.

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Nel 1914 Ungaretti è tornato in Italia (in Versilia) dalla Francia, quando in Europa era già scoppiata la Prima Guerra Mondiale e l’opinione pubblica italiana era già divisa tra interventisti (favorevoli a un intervento dell’Italia in guerra) e neutralisti (non favorevoli). Egli credeva ingenuamente nella guerra e nelle possibilità di una vittoria nazionale e popolare e così ha partecipato alla campagna degli interventisti, al fianco di molti suoi amici toscani. Ma poiché per qualche mese gli interventisti hanno rappresentato una minoranza in Italia e nel Parlamento italiano, durante una di queste campagne è stato persino arrestato. Nel maggio del 1915, l’Italia è entrata in guerra contro l’Austria, l’Ungheria e la Germania. Ungaretti è stato chiamato al fronte: in un primo momento sembrava destinato a restare in un ospedale militare, poi, come soldato semplice, è stato inviato sul fronte del Carso.

Tuttavia, a parte la conquista di Gorizia dell’agosto 1916, gli italiani si sono limitati per circa due anni a una guerra di trincea, interrotta da battaglie molto sanguinose (ben 11 combattute sul fiume Isonzo e vissute dallo stesso Ungaretti), ma perfettamente inutili dal punto di vista militare perché hanno lasciato la situazione italiana completamente invariata. Se in altri casi (per esempio nel Futurismo o nel Superomismo di D’Annunzio) la guerra era un’occasione per esibire in modo eroico e spettacolare la propria volontà di conquistare il mondo, nella poesia ermetica e nell'Allegria di Ungaretti essa è l’occasione che spinge il poeta a consolare il proprio io spaventato e isolato dalla realtà ostile della morte, dalla distruzione bellica e dall’indifferenza della natura.
 
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“Il porto sepolto” che dà il titolo ad una sezione della raccolta è proprio l’Io del poeta sepolto dalla guerra, un Io da cui attingere attraverso la poesia. Il poeta-soldato non è più l’eroe che trasforma la propria esperienza di guerra in qualcosa di eroico e spettacolare o in un’opera d’arte, ma è un individuo fragile che da tale esperienza trae pretesto per guardarsi dentro e rapportarsi al dolore e al mistero della vita e della morte. Ungaretti non parla della guerra per come si è oggettivamente svolta, non parla cioè di voglia di combattere o di vittorie esaltanti, ma della guerra descrive solo le proprie personali reazioni. Sono reazioni di isolamento, di sgomento e di smarrimento nel vedere lo spettacolo di distruzione che circondava l’uomo.

La tragica esperienza della vita di trincea ha mutato profondamente la sua stessa concezione della guerra e della poesia. Infatti i componimenti più intensi della raccolta sono proprio quelli scritti durante il fronte in trincea (ogni componimento reca sempre al suo inizio la data di composizione). Per tutto il 1916 è rimasto al fronte e nel corso di quello stesso anno Ettore Serra, un tenente suo amico, amante della poesia, ha curato ad Udine la pubblicazione delle prime liriche nate da questa esperienza col titolo di “Il porto sepolto”, una breve raccolta di soli 80 brevi componimenti, quanto bastava per far conoscere le sue poesie agli amici presso cui si recava in occasione delle licenze dal fronte.

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In essi Ungaretti percepisce l’esistenza come un bene precario e proprio per questo ancora più prezioso: sa di poterlo perdere da un momento all’altro a causa della guerra e per questo è ancor più attaccato alla propria vita. Il titolo della raccolta “L’Allegria” allude infatti alla vitalità che paradossalmente emerge di fronte al pericolo della morte, ai momenti positivi della sopravvivenza e della solidarietà. L’allegria è in questo caso la capacità di trarre una ragione di vivere, un senso positivo dell’esistenza anche di fronte al male della guerra. L’esperienza della guerra rivela al poeta la povertà dell’uomo, la sua fragilità e solitudine, ma anche la sua semplicità e spontaneità primitiva, che vengono ad emergere nel dolore: nella distruzione e nella morte della guerra egli ha scoperto il bisogno di una vita pura, innocente, spontanea, sottratta ad ogni vanità e orgoglio.

Al tema della guerra è legato quello della speranza (in “Peso” il poeta si affida ingenuamente alla medaglia di Sant’Antonio per meglio sopportare il peso della guerra), della solidarietà (in “Fratelli” egli prova un fraterno senso di compassione verso altri uomini coinvolti come lui in quest’assurda logica di guerra) e di Dio. Ungaretti non è ateo, ma in “Risvegli” si chiede che senso abbia Dio in un mondo così governato dal male e in “Dannazione” si chiede perché gli uomini continuino a desiderarlo quando Egli non può far niente che possa evitare loro tutto quel male. Quella dell'Allegria non è già la religiosità cattolica tradizionale (alla quale il poeta si convertirà solo nel 1928, dopo una lunga meditazione nel monastero di Subiaco), ma è ancora una religiosità interiore, espressa (in “Fratelli” soprattutto) nel senso di partecipazione al dolore universale dell’uomo e di solidarietà verso gli altri sofferenti come lui.

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Coerentemente con la poesia ermetica, quella dell'Allegria è scarna, caratterizzata dall’assenza di discorsi articolati e persino della punteggiatura, dalla presenza di spazi bianchi e versi brevissimi, composti anche di una sola parola, che proprio per questo assume la massima intensità di significato. Nei componimenti dell'Allegria tutto serve ad esprimere o evocare qualcosa. Lo stesso titolo diventa parte integrante della poesia: è il caso della famosa lirica intitolata “Mattina” e composta di due soli versi “M’illumino / d’immenso”.

Quali sono dunque le funzioni di una poesia che rappresenta soprattutto il dolore dell’uomo di fronte alla guerra? Innanzitutto una funzione conoscitiva: conoscere il mistero della vita e il significato delle cose profonde non attraverso il procedimento razionale di un lungo discorso, ma attraverso la pura intuizione e illuminazione di un attimo. In secondo luogo riscattare e consolare l’uomo dal male attraverso l’illusione che essa offre. Quale è, dunque, il rapporto tra poesia e guerra? Proprio a partire dal dato contingente della guerra, la poesia trae spunto per portare avanti una riflessione sull’esistenza umana nei suoi significati più universali. La poesia è allora un modo per affermare la dignità dell’uomo nonostante la sua impotenza di fronte ad un tragico destino che distrugge il suo Io e la natura che gli è intorno.
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