La violenza, dalla preistoria al giorno d'oggi

Oggi si parla sempre più spesso della violenza, ma questo fenomeno era presente sin dalla preistoria e non è una caratteristica esclusiva del mondo moderno

di Barbara Leone 26 settembre 2011
Il tema della violenza è spesso l’argomento principale degli organi di informazione di massa ed uno dei principali oggetti di discussione tra le persone. Questo perché al giorno d'oggi la violenza c'è ovunque nel mondo. Ma il fenomeno della violenza non nasce nel mondo moderno, ma ha caratterizzato fin dall'inizio la storia dell'umanità. Gli uomini primitivi, per sopravvivere, hanno infatti dovuto praticare la violenza. La natura stessa è violenta: basta pensare, ad esempio, agli animali che si sbranano tra di loro oppure all'eruzione di un vulcano che può provocare migliaia di vittime. Si può, in parte, capire la violenza quando è necessaria per la sopravvivenza o quando rappresenta un evento indipendente dalla volontà umana. Ma non si può invece giustificare la violenza gratuita, quando viene praticata senza una motivazione plausibile.

violenza_sessuale_1È questo tipo di violenza che l’uomo dovrebbe contrastare e vincere. La storia, ad esempio, è piena di guerre, che sono l'espressione più elevata della violenza umana. Nel passato, forse, non esistevano altri mezzi a disposizione dei popoli per far valere le proprie ragioni, ma oggi l’evoluzione dei tempi e della tecnologia offre molte altre procedure per raggiungere una posizione di equilibrio. Ed allora perché ricorrere alla violenza? Si può scegliere, ad esempio, la via della diplomazia: sono numerose le organizzazioni internazionali che consentono di superare i conflitti senza usare le armi, come l’ Organizzazione delle Nazioni Unite. Si tratta di organizzazioni che si propongono come mediatori per evitare e prevenire situazioni conflittuali. Quindi, sul piano internazionale, oggi l’uomo può fare ricorso a istituzioni che un tempo non esistevano per prevenire la violenza.

Ma non ci sono solo le guerre. Purtroppo oggi si deve parlare anche di tipi di violenza molto più vicini alla nostra realtà. Come la violenza che caratterizza le nostre strade, le nostre scuole e, ancora più preoccupante, le nostre famiglie. In questi casi la violenza è quasi sempre gratuita e quindi va assolutamente contrastata come tutte le altre, ma non dalle organizzazioni internazionali, bensì invece dalle istituzioni della nostra società.

La violenza gratuita è quella più aberrante. La violenza in famiglia spesso non è conosciuta, perché è quella che spesso non viene denunciata. Poi c'è la violenza nelle scuole, il bullismo, dove giovani senza scrupolo, facendosi scudo con il proprio gruppo di amici, manifesta la propria povertà di idee portando violenza nei confronti di persone deboli fisicamente. È un modo per affermare la propria personalità non avendo altro modo sotto il profilo umano, culturale o professionale. E poi c’è la violenza psicologica, che si può trovare in ogni tipo di ambiente (scolastico, lavorativo o sociale), che viene definita con un termine inglese, il mobbing. Questa violenza va contrastata più delle altre, perché non ha un fine.

Per limitare la violenza gratuita, occorre recuperare i valori che, da un lato, consentano ad un uomo di crescere, dall’altro permettano ad una persona di convivere. Per far crescere una persona è fondamentale la famiglia, intesa come luogo teorico e pratico per indicare ad un bambino cosa fare per considerare la vita nei suoi aspetti più sani e positivi, per proporre modelli da imitare e risultati da conseguire. È la famiglia quindi che deve essere messa in condizione di educare la persona che sta diventando adulta. La scuola, da parte sua deve recuperare la funzione di istruire e quindi fornire all’adolescente tutte le conoscenze, innanzitutto storiche, ma poi anche scientifiche ed umanistiche, per dare il quadro completo di come l’uomo si è da sempre evoluto, con i suoi pregi ed i suoi immancabili difetti, ma sempre proponendosi come anello positivo della storia poiché unico essere vivente fornito di ragione.

Ma poi, al giorno d’oggi anche altri soggetti devono assumere consapevolezza dei propri ruoli sociali. Ad esempio gli organi di informazione, che dovrebbero amplificare gli aspetti positivi dell’agire umano piuttosto che amplificarne i lati negativi. Infine tutte le Istituzioni, pubbliche e private, devono dialogare tra di loro, invece che polemizzare, proprio perché devono offrire modelli positivi alla fascia della società che ne ha più bisogno: i giovani.

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