Razzismo, tra superiorità ed inferiorità delle razze: tema svolto per la scuola

Il razzismo nasce come teoria che le razze umane si possono dividere tra superiori ed inferiori ed è sempre stato presente nella storia dell'umanità, dalla schiavitù ad oggi

di Barbara Leone 15 febbraio 2012
Il razzismo si basa sulla teoria della disuguaglianza e su una divisione dell'umanità in razze "superiori" e razze "inferiori". Secondo le teorie razziste, infatti, il patrimonio biologico dell'uomo determinerebbe, oltre ai comportamenti individuali, gli sviluppi culturali, politici ed economici dei gruppi e delle società. Stabilendo questa connessione fra tratti razziali ed evoluzione sociale, le concezioni razzistiche ritengono superiori le razze in grado di costruire società più "evolute". Un atteggiamento di tipo razzistico è presente nella storia dell'umanità, come testimonia la pratica antica della schiavitù.

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razzismoIl razzismo, per come si intende oggi, si è sviluppato a partire dal XVII secolo, in seguito alle scoperte geografiche e al colonialismo. In questo periodo si è affermata la convinzione che il progresso fosse una prerogativa dei bianchi e che gli altri popoli non potessero conseguire gli stessi risultati proprio a causa di una differenza biologica. Se fino a quel punto l'interpretazione prevalente del determinarsi delle varie razze era stata quella "climatica", dal XVIII secolo si affermò la teoria "poligenetica", che fa risalire le popolazioni del mondo a progenitori diversi. L'affermarsi di questa convinzione portò a ritenere inalterabili le differenze tra individui e popoli e a stabilire un principio di gerarchia secondo il quale la razza bianca era una razza superiore, predominante sulle altre.

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In questo modo veniva giustificato il dominio sugli altri popoli da parte dei bianchi e l'attribuzione a questi di una missione di civilizzazione. Nel XIX secolo si è consumato il passaggio dalla teoria razziale al razzismo, soprattutto con l'opera di Joseph-Arthur Gobineau Saggio sull'ineguaglianza delle razze (1853/1855). Gobineau ha affermato che la razza era alla base della civiltà e che quindi la degenerazione della razza comportava un decadimento della civiltà. La pubblicazione del libro di Charles Darwin, L'origine della specie (1859), ha ispirato in seguito una nuova forma di razzismo, il cosiddetto "razzismo scientifico", basato sull'idea che il pregiudizio razziale svolgesse addirittura una funzione evolutiva.

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Durante tutto il XIX secolo il razzismo ha avuto un'ampia diffusione in Europa, alimentato anche dall'insorgere del nazionalismo, e negli Stati Uniti, dove era alla base del sistema schiavistico. Ma è dopo la prima guerra mondiale, nel quadro di crisi economica e sociale ereditato dal conflitto, che le teorie basate sulla discriminazione razziale hanno preso corpo in un disegno politico. Infatti la Germania nazionalsocialista, a partire proprio dalla diffusione del mito della superiorità della razza ariana, è riuscita a mobilitare grandi masse e a raccoglierle attorno al progetto di imporre la supremazia germanica nel mondo.

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Nella battaglia contro il razzismo un ruolo fondamentale è stato attribuito all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), fondata nel 1945 anche per "salvaguardare le generazioni future dalla sciagura della guerra e dal razzismo". Nel 1965 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato una Convenzione internazionale che ha definito discriminazione razziale "ogni differenza, esclusione e restrizione basata sulla razza, il colore della pelle, la discendenza e le origini nazionali o etniche, che abbia lo scopo o l'effetto di annullare o rendere impari il riconoscimento, il godimento o l'esercizio su uno stesso piano dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella sfera politica, economica, sociale, culturale o in ogni altra sfera della vita pubblica".

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Nonostante sia ormai chiaro quali possano essere le conseguenze della diffusione del pregiudizio razzista, questo continua a esistere e a riesplodere ogni qualvolta ci sia una "responsabilità" da attribuire a qualcuno. Nel mondo contemporaneo, travagliato da conflitti e problemi, purtroppo queste occasioni non mancano e infatti stiamo assistendo, accanto al riemergere di un nazionalismo aggressivo, alla ricomparsa del fenomeno del razzismo, sempre alla ricerca dei "capri espiatori" ai quali attribuire responsabilità: ieri della degenerazione della razza, oggi della disoccupazione, della violenza e degli altri innumerevoli problemi che affliggono le società contemporanee.

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