"I sommersi e i salvati": i personaggi

Primo Levi è lo scrittore che meglio di chiunque altro ha saputo rappresentare l'immenso dolore, l'angoscia e le sofferenze dei lager nazisti in uno speciale a cura di Studenti.it

di Redazione Studenti 28 settembre 2007
I personaggi dell'Opera
I prigionieri dei Lager nazisti sono di tre tipi: rei comuni, ebrei, prigionieri politici.
Nel testo sembrano passare le ombre di milioni di figure che vivono in modo diverso, ma comunque tragico, le infamie dei Lager nazisti.

Tra di loro esiste una rete di rapporti molto complessa. Uno degli aspetti per esempio, che disorienta e paralizza i "nuovi" dei Lager, è l’accoglienza terribile (insulti, sputi, calci..) degli "anziani" (magari di qualche mese di presenza nel Lager), di quelli da cui si sarebbero aspettati conforto e consiglio.

Non esiste per esempio una netta distinzione tra oppressori e vittime, anche se i loro ruoli determinano responsabilità diverse. Tra le vittime, molte si trasformano in collaboratori, alcune addirittura in aguzzini e oppressori, a loro volta vittime di altri.

La " zona grigia" e’ l’espressione utilizzata da Levi per definire la classe dei prigionieri privilegiati, cioè di tutti coloro che avevano accettato il compromesso e la collaborazione con il potere. L’autore li definisce "mezze coscienze", ma invita a tener in sospeso un giudizio morale nei loro confronti; egli dice che se dipendesse da lui assolverebbe a cuor leggero tutti coloro che hanno concorso alla colpa in modo minimo e sui quali è stata massima la costrizione, mentre si richiede un giudizio più delicato per i capi. All’interno dei Lager la zona grigia compare per diversi motivi: il bisogno di ausiliari esterni che vengono caricati di colpe e compromessi; la disponibilità tra gli oppressi a collaborare con il potere quanto più è dura l’oppressione (per terrore, imitazione del vincitore, voglia di un qualsiasi potere anche piccolissimo, viltà, calcolo).

In generale sono poveri diavoli che lavorano a pieno orario come tutti gli altri; il loro privilegio frutta loro poco (magari mezzo litro di zuppa in più) e non li sottrae alla disciplina e alle sofferenze degli altri.
Altri, i capi (Kapos) occupano posizioni di comando, hanno un potere illimitato sulle squadre di lavoro (lpossono uccidere di botte, nessuno li fermerebbe); alcuni accettano di diventare capi per migliorare le loro condizioni di vita (rei comuni, prigionieri politici); altri cercano spontaneamente di diventarlo (sadici, frustrati).

Un caso limite di collaborazione è rappresentato dalle squadre speciali, i gruppi di prigionieri che avevano la gestione dei crematori; le squadre erano costituite da ebrei; quando si veniva reclutati non ci si poteva assolutamente tirare indietro; nessun uomo che aveva fatto parte di una squadra speciale poteva sopravvivere per raccontare; le squadre venivano tenute separate dagli altri prigionieri e dal mondo esterno e avevano a disposizione una grande quantità di alcolici per essere storditi e affrontare il loro "lavoro" senza grossi sensi di colpa.

Solo in alcuni casi l’autore riferisce episodi riguardanti persone specifiche, in particolare quando ciò gli serve per dare un esempio concreto e toccante relativo a una certa tematica:

L’amico Alberto che non vuole credere alla fine del padre; lo stesso atteggiamento si ripete nella sua famiglia che in seguito si costruisce anche sullo stesso Alberto una verità di comodo con la quale si resta attaccati a un filo di speranza (tematica della memoria).

Chaim Rumkowski, il decano del ghetto di Lodz che diventa un vero e proprio dittatore all’interno del ghetto, circondato di adulatori, riverito dai sudditi, complice disprezzato dalle SS, destinato alla stessa fine di tutti gli ebrei, pur essendo come il re dei giudei (tematica della zona grigia).

Daniele, il compagno che ha assistito alla colpa dell’autore: quella di non aver voluto dividere con lui e con gli altri qualche goccia d’acqua (tematica della vergogna)

L’intellettuale ebreo Hans Mayer (rifugiato in Belgio sotto il nome di Jean Amery) che vive la tragedia del Lager più grave ancora per un intellettuale al quale è quasi impossibile imporsi di "non cercare di capire" (tematica dell’intellettuale).

Mala Zimetbaum, la prigioniera interprete che tenta la fuga con un prigioniero politico, ma viene ricatturata e il suo suicidio viene anticipato dalla morte dovuta al fatto che viene calpestata violentemente dai militi delle SS che non accettano di essere stati sfidati da lei( tematica della ribellione e della fuga).

Tra i prigionieri la maggioranza sono i sommersi cioè coloro che, più di tutti, hanno toccato il fondo della sofferenza e della disperazione. Non hanno avuto modo di reagire perché sono stati prima paralizzati e resi incapaci persino di osservare e di capire e poi completamente demoliti. Nessuno di loro può dare testimonianza. Questo possono tentare di farlo solo i salvati, quelli che sono riusciti a sopravvivere.

>> Il messaggio dell'autore >>
<< La fuga e l'ignoranza voluta <<
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