I Promessi Sposi: genesi, trama, personaggi e riassunti

Ecco tutto quello che devi sapere sulla nascita de I Promessi Sposi: leggi i riassunti e i nostri approfondimenti

di Barbara Leone 17 gennaio 2014
Con "I Promessi Sposi" Manzoni realizza una felice sintesi tra storia ed invenzione, mantenendosi fedele agli studi effettuati sull'epoca trattata e riservando all'invenzione soltanto la creazione dei personaggi. La vicenda è ambientata nel Seicento in quanto questo secolo rappresenta il periodo più cupo della storia italiana e contribuisce perciò a fornire una visione pessimistica. Manzoni concepisce un'opera i cui protagonisti sono gli umili, la massa da sempre trascurata dalla storia, e l'intento principale dell'autore è quello di usare la letteratura per far luce su quei fatti che la storia ha lasciato in ombra. Tra il 1821 ed il 1823 realizza la prima stesura del romanzo, che ha come titolo "Fermo e Lucia". E' un racconto diverso, sotto molti aspetti, da quello della stesura successiva, realizzata tra il 1823 ed il 1827 e pubblicata con il titolo "I Promessi Sposi".


I PROMESSI SPOSI: IL RIASSUNTO CAPITOLO PER CAPITOLO


Riassunto de I promessi sposiLa seconda redazione è caratterizzata da una più armonica proporzione tra le parti, con l'eliminazione di lunghe digressioni, soprattutto storiche. I personaggi, oltre ad assumere un diverso nome (Fermo Spolino diventa Renzo Tramaglino, filatore di seta; Lucia Zarella diventa Lucia Mondella; fra Galdino, il cappuccino che protegge i fidanzati, assume il nome di padre Cristoforo; il Conte del Sagrato riceve la misteriosa denominazione dell'Innominato; Marianna De Leyva diventa l'anonima Monaca di Monza), mostrano una nuova e diversa psicologia: la figura dell'Innominato è approfondita e resa più spirituale, don Abbondio da figura umoristica si completa assumendo aspetti più umani e complessi.

I PERSONAGGI DEI PROMESSI SPOSI

Solo don Rodrigo rimane immutato, anzi, risulta peggiore. Sembra che Manzoni voglia fare di lui l'incarnazione del male del secolo. Nel Fermo e Lucia, infatti, egli è scosso da una vera passione per la ragazza e vive una tremenda crisi di gelosia nei confronti di Fermo. La sua persecuzione nasce da un sentimento che potrebbe, se non giustificarla, renderla umanamente comprensibile. Nella redazione successiva, invece, gli ostacoli che frappone alle nozze nascono da una futile scommessa stipulata con il cugino Attilio, superficiale e prepotente come lui.



Tra il 1827 ed il 1840 Manzoni sottopone il romanzo ad un lungo lavoro di rifacimento del linguaggio utilizzato precedentemente, cercando di renderlo più omogeneo e compatto ed assumendo come modello la lingua d'uso dei "ben parlanti fiorentini". Nel 1842 si arriva alla pubblicazione definitiva del romanzo. L'autore è da tempo interessato alla questione della lingua e vuole fare del suo romanzo un'opera italiana e non lombarda. Manzoni esprime quasi ovunque il suo disagio nel constatare l'eccessivo divario esistente tra la lingua parlata (di carattere regionale e dialettale) e la lingua scritta. I soggiorni a Firenze per la messa a punto linguistica del romanzo lo convincono che la lingua nazionale deve essere il fiorentino parlato dalle classi colte. Ed è proprio questa lingua che utilizza per la sua opera.




Trama del romanzo

Il romanzo inizia con la descrizione di Don Abbondio mentre passeggia per le stradine di Lecco recitando il breviario e ammirando il paesaggio. Arrivato ad una biforcazione del sentiero, egli trova due bravi che lo attendono e gli intimano di non celebrare il matrimonio fra due paesani, Renzo e Lucia, oppure ne avrebbe pagato le conseguenze da Don Rodrigo, un signorotto del paese. Tornato alla parrocchia, Don Abbondio confessa tutto a Perpetua, che giura di non dire niente a nessuno. Nei giorni successivi, però, mentre sta parlando con Renzo, la serva si lascia sfuggire troppi particolari sulla faccenda e così il giovane scopre la storia del ricatto e la racconta alla promessa sposa Lucia e a sua madre, Agnese. In un primo momento, Renzo decide di rivolgersi al dottor Azzecca-Garbugli, col risultato di venire cacciato dal suo ufficio. Lucia, allora, chiede l’aiuto di Fra Cristoforo. Il buon religioso si reca al castello di Don Rodrigo per convincerlo a mettere fine a questa bravata.

Egli cerca di far ragionare il prepotente, ma Don Rodrigo non è disposto ad ascoltare i consigli del frate e lo caccia in malo modo dal castello. Intanto Agnese elabora un piano per far sposare la figlia con il suo promesso: sarebbe bastato che gli sposi si fossero presentati davanti al curato con due testimoni e avessero recitato davanti a lui le frasi di rito, per diventare marito e moglie a tutti gli effetti. Purtroppo anche questo piano fallisce. Lucia, Renzo ed Agnese decidono quindi di fuggire da Lecco: Renzo si dirige a Milano mentre Lucia e sua madre chiedono ospitalità al convento di Monza, sotto la protezione della Signora.

Don Rodrigo, intanto, attende con ansia il ritorno degli uomini che aveva mandato per rapire Lucia, la notte stessa dell’irruzione nella casa di Don Abbondio, ma questi lo informano della fuga dei due promessi. Il tiranno riesce a ritrovare le tracce dei due fuggiaschi e li fa cercare dai suoi bravi. A Milano Renzo cerca aiuto nel convento di Padre Bonaventura, ma, non essendoci il prete, decide di visitare la città. Così si ritrova in mezzo a una rivolta popolare contro un forno, nella quale i cittadini protestano per l'aumento del costo del pane. Prende parte alla rivolta e il forno in poco tempo viene completamente saccheggiato. I cittadini tentano anche un attacco al palazzo del Vicario di Provvigione, ma interviene Ferrer, vice procuratore di Milano, che riesce a domare la rivolta.
 
Alla fine della giornata, Renzo, discutendo assieme ad altre persone, parla troppo animosamente della faccenda del pane e un poliziotto lo sente, lo porta in una osteria dove lo fa ubriacare e gli fa confessare il proprio nome. La mattina dopo viene arrestato, ma riesce a fuggire grazie all’aiuto della gente che il giorno prima aveva partecipato alla rivolta dei forni. Renzo, dopo quest'episodio e sapendo di essere ricercato, decide di lasciare Milano e di dirigersi a Bergamo, dove risiede suo cugino Bortolo. Il cammino è arduo e difficile: Renzo teme di essersi perso, è impaurito, si ferma e non sa se proseguire il suo cammino o arrestarsi e ritornare sui suoi passi, quando sente il rumore dell’Adda. Sceglie così di trascorrere la notte in un vecchio capanno che aveva intravisto poco lontano dalla riva del fiume. Il mattino seguente chiede ad un pescatore di aiutarlo ad attraversare il fiume con la sua barca e prosegue il suo cammino verso Bergamo.

Don Rodrigo ormai ha perso le tracce di Renzo e Lucia è protetta all’interno del convento di Monza. Così chiede aiuto all’Innominato, un signorotto della zona di Bergamo, molto più potente e malvagio di Don Rodrigo, per riuscire a rapirla e portarla al suo castello. Egli si mette subito all'opera e riesce a rapire la fanciulla con l’aiuto della monaca di Monza. L'Innominato si pente dell'azione riprovevole da lui stesso compiuta: in cuor suo sente il desiderio di cambiare, vorrebbe tanto diventare un uomo migliore. Quando il Cardinale Borromeo sopraggiunge in città il "pentito" si reca da lui per chiedergli di venir perdonato per i peccati mortali che ha commesso. Il Cardinale ordina ad una donna e a Don Abbondio di dirigersi con l'Innominato al suo castello e di restituire alla ragazza la sua legittima libertà. Don Abbondio appare molto titubante: ha paura di venire coinvolto e di cacciarsi in qualche spiacevole situazione e teme che l'Innominato non si sia realmente convertito e che possa fargli fare una brutta fine. La giovane, invece, viene trasferita in un luogo sicuro e Don Abbondio, lungo la strada del ritorno, incontra la madre di Lucia e la informa riguardo alle sorti della figlia. 

Intanto la situazione di Renzo è più complicata rispetto a quella della sua amata: tutti gli danno la caccia e lui si nasconde presso il cugino Bortolo sotto falsa identità. Inizia a scrivere a Lucia: la giovane gli risponde che si deve rassegnare, poiché ha fatto voto di castità mentre era prigioniera nel palazzo dell’Innominato. Nel frattempo, la situazione in Europa sta precipitando a causa della guerra: iniziano ad arrivare le truppe tedesche in Italia, scendono nella penisola anche i Lanzichenecchi e si diffondono carestie. Agnese e Perpetua, scortate dal loro curato, partono alla volta del castello dell'Innominato, dove ricevono ospitalità fino al termine della guerra. Al loro ritorno troveranno tutto a soqquadro.

Dopo la carestia e la guerra, una nuova piaga si abbatte su Milano: la peste. I monatti, le persone che avevano il compito di portare gli appestati al Lazzaretto o alle fosse comuni, hanno preso il possesso dell'intera città. Tra le vittime della peste c’è anche Don Rodrigo che, dopo aver scorto un bubbone sul corpo, manda a chiamare un famoso chirurgo che si preoccupa della guarigione dei malati senza denunciarli alle autorità Sanitarie, ma viene tradito dal Griso, il suo bravo più fedele, e al posto del dottore sopraggiungono i monatti che lo portano al Lazzaretto. Renzo decide di ritornare al suo paese e per le strade incontra Don Abbondio, che lo incita a fuggire poiché è ricercato dalla polizia: Renzo così cerca ricovero da un suo amico.

I giorni successivi egli osserva ogni carro di appestati che incontra, cercando il corpo di Lucia, ma non lo trova. Finalmente giunge alla casa di donna Prassede e scopre così che Lucia si trova al Lazzaretto. In questo luogo ha occasione di incontrare anche Fra Cristoforo e Don Rodrigo in punto di morte. In seguito incontra anche Lucia, ma ella è sempre intenzionata a tenere fede al suo voto. Il ragazzo non si rassegna e chiede a Fra Cristoforo di intervenire: così il frate scioglie Lucia dal suo voto. Passa del tempo: Lucia e Renzo riescono ad unirsi in matrimonio e ad avere dei figli. Inoltre Renzo decide di entrare in società con l'amico Bortolo comprando un filatoio.





I PERSONAGGI DEI PROMESSI SPOSI

Ideologia del romanzo

L'ideologia del romanzo è rappresentata dall'atteggiamento della classe dominante nei confronti del popolo e del ruolo assegnato al popolo stesso. I personaggi del popolo sono gli umili che vengono descritti secondo una chiara impostazione cattolica: sono portatori di una serie di valori quali laboriosità, onestà, altruismo, purezza morale e fede cristiana. A questi personaggi si contrappongono i potenti corrotti, superbi e meschini, pur con la chiara eccezione di fra Cristoforo che invece si schiera, nonostante la sua origine, a difesa dei bisognosi. Manzoni è convinto dell'incapacità della massa di creare con le proprie forze un sistema sociale che garantisca benessere e giustizia ed è critico nei confronti delle insurrezioni popolari. Per evitare questi gesti violenti e provocatori è necessaria la presenza di una guida paterna e illuminata di cui il cardinal Federigo è l'esempio più insigne. La vicenda del protagonista è la storia dell'educazione di un popolano. All'inizio Renzo è convinto che il povero non debba rassegnarsi di fronte all'oppressione. Le esperienze lo inducono a rinunciare ad ogni velleità di azione e ad abbandonarsi interamente alla volontà di Dio. Il modello di popolo è Lucia: è innocente, buona, cristiana, laboriosissima, ha orrore della violenza, attende umile e rassegnata l'aiuto del Signore e svolge, per tutto il romanzo, un'azione correttrice su quell'esemplare imperfetto che è Renzo. Al termine della storia Renzo proclama la sua volontà di non mettersi più nei tumulti, di non predicare in piazza, dopo che è entrato nel tranquillo paradiso domestico assicuratogli da Lucia. Ma al paradiso domestico si unisce anche una promozione sociale: Renzo si è trasformato in un piccolo imprenditore. Renzo ora coincide perfettamente con l'immagine esemplare del "popolo" cara a Manzoni: ha rinunciato all'azione, rimettendosi alla volontà del Signore e può godere della felicità domestica e di una modesta agiatezza.

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