Primo capitolo dei Promessi Sposi, riassunto e commento

Il primo capitolo del romanzo di Manzoni è un classico del ritorno sui banchi. Non farti cogliere impreparato e studia con Studenti.it

di 17 gennaio 2014
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi…” Manzoni apre la sua opera con una delle descrizioni più famose della letteratura italiana invitando i lettori a scoprire i luoghi della narrazione quasi come atterrando dall’alto. La narrazione comincia infatti con la vista dello sconfinato lago di Como per poi arrivare nei territori limitrofi e, infine, al borgo in cui si ambienterà la sua storia. Solo allora fanno la loro comparsa gli abitanti del luogo sottomessi agli spagnoli, la cui dominazione ingiusta è descritta con parole dall’accento ironico.

I PROMESSI SPOSI: IL RIASSUNTO CAPITOLO PER CAPITOLO


promessiSono due registri stilistici diversi: il paesaggio è accarezzato, l’uomo, di contro, quasi pungolato dalle parole di un Manzoni ben più ironico. A questo secondo spirito dello scrittore appartiene anche l’entrata in scena di Don Abbondio: “Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra”. La penna ne immortala subito il fare spensierato, pacifico e semplice in una descrizione introduttiva che serve non solo a creare empatia con lo stato d’animo del personaggio, ma anche a rendere più efficace il colpo di scena creato dall’entrata in scena dei bravi che interrompono la sua passeggiata per informarlo che Don Rodrigo è intenzionato a impedire il matrimonio tra Renzo e Lucia che lui avrebbe dovuto celebrare.

RIASSUNTO DEL PRIMO CAPITOLO DE I PROMESSI SPOSI


Proprio grazie ai bravi Manzoni ha la possibilità di connotare il suo racconto come effettivamente accaduto una volta in più. Egli, infatti, che ha già fatto riferimento al manoscritto, non solo fornisce una descrizione realistica e dettagliata dell’abbigliamento dei bravi ma cita diverse bolle dell’epoca che ne testimoniano l’esistenza. “Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica. Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci autentici, che potranno darne una bastante de’ suoi caratteri principali, degli sforzi fatti per ispegnerla, e della sua dura e rigogliosa vitalità.”

LA FIGURA DI DON ABBONDIO



Concluso il passaggio dedicato alle minacce l’atmosfera torna gradualemente ad essere quella precedente, il tono muta e, seppur con una distaccata ironia, comincia di nuovo a rispecchiare l’umore del povero curato (“Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone…” o, ancora  "Il nostro Abbondio non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”) che mesto e spaventato si accinge a rientrare in casa. Il tempo della fine della passeggiata è quello che serve all’autore per dare un’ultima stoccata alla società dell’epoca (“L’uomo che vuole offendere, o che teme, ogni momento, d’essere offeso, cerca naturalmente alleati e compagni. Quindi era, in que’ tempi, portata al massimo punto la tendenza degl’individui a tenersi collegati in classi, a formarne delle nuove, e a procurare ognuno la maggior potenza di quella a cui apparteneva”) per poi lasciare che la sfumatura politica abbandoni le sue pagine.

TRAMA E ANALISI DEI PERSONAGGI DE I PROMESSI SPOSI

Un altro personaggio è infatti pronto ad entrare in scena: Perpetua, la fidata domestica di Don Abbondio così mirabilmente descritta con dolcezza e acume: “serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e comandare, secondo l’occasione, tollerare a tempo il brontolìo e le fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie, che divenivan di giorno in giorno più frequenti, da che aveva passata l’età sinodale dei quaranta, rimanendo celibe, per aver rifiutati tutti i partiti che le si erano offerti, come diceva lei, o per non aver mai trovato un cane che la volesse, come dicevan le sue amiche”.

VITA E OPERE DI ALESSANDRO MANZONI

Il rapporto dei due è subito ben chiaro. Rappresentate del clero privo di nobiltà d’animo l’uno e del popolo minuto l’altra, sono protagonisti di un dialogo dalle sfumature comiche in cui il curato racconterà, suo malgrado, le sue avventure alla domestica ponendo così le basi per uno degli eventi fondamentali per lo svolgimento della storia: il momento in cui Perpetua svela a Renzo la verità su ciò che ostacola il suo matrimonio.

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