Manzoni: biografia di uno dei maggiori scrittori italiani

Alessandro Manzoni è considerato uno degli scrittori più importanti della letteratura: ecco tutti gli avvenimenti più importanti della sua lunga vita

di Barbara Leone 7 settembre 2012
Alessandro Manzoni, uno dei più grandi scrittori della letteratura europea dal Medioevo in poi, è nato a Milano il 7 marzo 1785 dal conte Pietro Manzoni, un benestante proprietario terriero originario di Barzio in Valsassina, e da Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria. Quando Giulia ha sposato Pietro Manzoni aveva 20 anni e lui 46. Si trattava di un matrimonio combinato, al quale la giovane ha acconsentito malvolentieri e che ha subito con insofferenza. Quando è nato Alessandro, i pettegoli hanno attribuito la paternità del bambino a Giovanni, il più giovane e avvenente dei conti Verri. Pietro Manzoni, però, ha riconosciuto il figlio e lo ha affidato a una balia, dal carattere dolce e allegro, che abitava alla cascina Costa, tra Malgrate e Mozzate, nei dintorni di Lecco.

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alessandro_manzoniIl matrimonio di convenienza tra i coniugi Manzoni è durato poco: sin dai primi mesi, costretta a vivere con un marito più vecchio di lei, insieme a 7 cognate nubili e ad un cognato canonico, Giulia si è dimostrata insofferente a un'atmosfera buia e retrograda ed ha iniziato a frequentare la casa dei Verri, dove si è innamorata di Giovanni. Con la nascita del bambino la situazione in casa Manzoni è diventata sempre più fredda, tanto che nel 1791 Giulia ha chiesto ed ottenuto la separazione legale, ratificata dal tribunale nel febbraio 1792. Alessandro secondo la legge è rimasto con il padre. A sei anni è entrato nel collegio dei padri Somaschi, prima a Merate e poi, nel 1796, a Lugano. Qui ha conosciuto padre Carlo Felice Soave, un uomo rigido ma di grande prestigio e dirittura morale, l'unico tra i suoi insegnanti che ha sempre ricordato con stima.

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Due anni dopo è entrato nel collegio dei Nobili, gestito dai Barnabiti, a Milano: dieci anni durante i quali ha ricevuto una buona educazione classica. Dalla scuola, però, è uscito esasperato e ribelle, forse anche amareggiato dalla sua situazione familiare, ma gratificato da alcune amicizie che sarebbero durate tutta la vita, come quella con Ermes Visconti. I genitori si interessavano poco di lui: dal 1792 Giulia Beccaria aveva conosciuto il nobile e ricco Carlo Imbonati, col quale si era stabilita prima a Londra e poi a Parigi, finché nel 1805 il nobile è morto improvvisamente lasciandola erede di una cospicua fortuna.

L'adolescente Manzoni è stato in pratica abbandonato dalla madre
ed ha avuto scarsi contatti umani con il padre, che in lui vedeva l'immagine del suo fallimento matrimoniale e di una donna che non era stato capace di amare e conquistare. L'adolescenza di Alessandro è trascorsa quindi senza quegli affetti familiari indispensabili per creare quel vero equilibrio tra vita interiore e vita sociale che è alla base di una vita felice. Nel 1798 Alessandro è tornato nel collegio Longone dei Padri Barnabiti a Milano, che nel frattempo era diventata la capitale della Repubblica Cisalpina, dopo il Trattato di Campoformio. Nel 1801 ha completato gli studi ed è tornato in famiglia nel palazzo di via san Damiano, alternando i soggiorni nella villa estiva al Caleotto, presso Lecco. Allo stesso anno risale la sua prima opera importante, il poemetto di stampo classicheggiante, secondo gusti montiani, Del trionfo della libertà, frutto anche della sua insofferenza al metodo educativo di Barnabiti e Somaschi, del suo distacco dal cattolicesimo e dell'entusiastico avvicinamento agli ideali illuministici e ai valori della Rivoluzione Francese, portati a Milano dall'armata napoleonica.

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Alessandro, nella casa del conte Manzoni, respirava un'atmosfera malinconica
, accresciuta dalla tetraggine delle 7 zie nubili, una delle quali ex monaca, e dello zio monsignore. Amava il teatro, andava a giocare al Ridotto della Scala, ha conosciuto il poeta Vincenzo Monti che gli sembrava un'immagine autorevole da imitare ed ammirava le idee diffuse da Napoleone in tutta Europa. La vocazione poetica di Manzoni si è manifestata con un sonetto autobiografico, Autoritratto, che riecheggiava lo stile di Vittorio Alfieri. Da poco uscito di collegio, respirando l'aria ricca di ideali illuministici della capitale lombarda, il giovane Manzoni ha scritto il suo primo poemetto in quattro canti, intitolato Del trionfo della libertà (1801), in cui, imitando il suo "maestro" Vincenzo Monti, e anche Dante, condannava ogni forma di tirannide.

L'esordio poetico risale al 1802: Francesco Lomonaco, storico e saggista esule da Napoli dopo la fallita rivoluzione del 1799, ha inserito il sonetto manzoniano "Per la vita di Dante" in apertura delle sue Vite degli eccellenti italiani. In questi anni, incoraggiato dai consensi e dall'amicizia di poeti come Ugo Foscolo ed Ermes Visconti, ha scritto l'ode "Qual su le Cinzie cime" (1802), in cui si sente l'influsso della poesia di Parini e di Foscolo; l'idillio "Adda" (1803), una sorta di invito a Monti perché sia suo ospite nella villa paterna del Caleotto, sul lago di Como; e i quattro "Sermoni", in cui, alla maniera di Orazio, ha elaborato una satira sferzante contro il malcostume del tempo.

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A diciott'anni, nel 1803, Alessandro Manzoni era già noto ai più grandi intellettuali del tempo, a cui ha chiesto giudizi e valutazioni sulla sua produzione. Ha sottoposto le poesie a Monti, che aveva per lui parole lusinghiere. E' diventato amico di Vincenzo Cuoco, esule a Milano come Lomonaco, dal quale ha ricevuto lo stimolo a conoscere il pensiero di Giambattista Vico e grazie al quale si è entusiasmato per la ricerca storica. In quegli anni si è insinuata in lui l'idea della storia come analisi delle condizioni di un popolo e come insieme degli avvenimenti in cui è protagonista la massa.

Quando la madre lo ha chiamato a Parigi, nel 1805, ha lasciato la Lombardia con entusiasmo, anche se considerava Milano una città stimolante e affascinante dopo aver vissuto per tanto tempo in collegio. Non si sa che cosa abbia indotto Giulia a richiedere la presenza del figlio: forse il timore della solitudine o forse il bisogno di liberarsi dai sensi di colpa per averlo abbandonato. Manzoni ha chiesto i soldi al padre per raggiungere Parigi e mentre si accingeva a partire ha ricevuto la notizia della morte del compagno della madre. Nel settembre 2005 ha raggiunto Parigi e più che una madre ha conosciuto una donna afflitta per la recente perdita. E' così nato lentamente ma con una certa fermezza un affetto che in qualche modo l'ha ripagato del mancato amore degli anni trascorsi ed è iniziato uno dei momenti più costruttivi della sua formazione intellettuale.

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Per la madre ha scritto il carme "In morte di Carlo Imbonati" (1806), in cui immaginava il defunto apparirgli in sogno per suggerirgli il corretto comportamento dell'uomo d'onore. Manzoni condannava la cultura disimpegnata o, peggio, utilizzata per motivi economici, abbassata a merce in vendita. Negli anni trascorsi a Parigi, fino al 1810, Manzoni ha avuto la possibilità di allargare il proprio orizzonte culturale con amicizie decisive per la sua formazione artistica e letteraria. Ha frequentato il salotto di Sophie Grouchy, vedova del filosofo Condorcet, morto suicida negli anni della Rivoluzione Francese, prima ad Auteuil e poi a Meulan, in una dolce casa di campagna detta la Maisonnette. Ha poi conosciuto quello che sarebbe stato un grande amico di tutta la vita, Claude Fauriel, il filologo che insieme a Madame de Staël ha promosso la cultura romantica in Francia. Fauriel lo ha introdotto nel gruppo degli Ideologi, intellettuali che si opponevano al regime napoleonico, perché aveva soffocato le libertà propugnate durante la rivoluzione del 1789.

Sotto la guida di questi intellettuali, Manzoni si è aperto a una prospettiva letteraria europea e da qui è nato quell'atteggiamento mentale che lo avrebbe indotto a ricostruire con molto scrupolo storiografico l'ambientazione delle opere tragiche e del romanzo storico. In questi mesi Alessandro ha letto le opere di grandi moralisti e filosofi del Seicento, come Jacques Bossuet e Blaise Pascal, ma si è appassionato anche alla lettura di Voltaire e ha iniziato ad avvicinarsi alle idee romantiche, attraverso il pensiero del tedesco August Wilhelm Schlegel. Nel 1807 con la pubblicazione del poemetto "Urania" sulla funzione civilizzatrice della poesia, sembrava ripiegare sulle posizioni del classicismo, accettando gli schemi fissati da Monti e dalla tradizione letteraria. Ma il classicismo e la mitologia erano più nella forma esteriore che nell'intimo significato. Il poemetto rappresenta l'opera civilizzatrice e consolatrice dell'arte, in cui le Muse e le Grazie inviate in terra da Giove, costituiscono un simbolo, quasi cristiano, delle virtù che fanno corona a Dio, ma è stato ben presto sconfessato da Manzoni.

In quegli anni ha accompagnato la madre tre volte in Italia: a Torino nel 1806, a Genova nel febbraio 1807 per conoscere Luigina Visconti nell'ambito di una combinazione matrimoniale che non si realizzerà, e nel settembre dello stesso anno a Milano, dopo il fallimento di una nuova combinazione matrimoniale con la giovane figlia dell'amico Destutt de Tracy. Sulle rive del lago di Como, sotto la guida della madre, ha conosciuto Enrichetta Blondel, figlia di banchieri ginevrini stabilitisi in Italia. E questa volta la combinazione matrimoniale ha avuto successo, così la sedicenne Enrichetta Blondel è entrata nella vita di Manzoni per lasciare una traccia importante. I due si sono sposati con rito civile nel Municipio di Milano il 6 febbraio 1808 e la sera stessa le nozze sono state benedette con rito evangelico nella casa della sposa che praticava la religione calvinista. Il padre di Enrichetta, Francesco Luigi Blondel, era un ricco imprenditore ginevrino, che possedeva filande lungo l'Adda e iniziava, proprio in quegli anni, l'attività di banchiere a Milano.

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Nel giugno del 1808 la famiglia di Manzoni è ripartita per Parigi, dove è nata la primogenita, Giulia Claudia, nel dicembre 1809, che nell'agosto dell'anno seguente è stata battezzata nella chiesa giansenista di Meulan con rito cattolico, così come prevedeva il contratto matrimoniale. A Parigi la frequentazione con il sacerdote Eustachio Degola ha portato la moglie ad abiurare il calvinismo e Manzoni e riavvicinarsi alla pratica religiosa cattolica. Dopo la conversione si è dedicato alla realizzazione di cinque Inni Sacri (La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione e La Pentecoste) e di un trattato, Osservazioni sulla morale cattolica.

Nel 1818 ha messo in vendita i possedimenti che aveva a Lecco, compresa la villa dove aveva trascorso l'infanzia e l'adolescenza, intenzionato a trasferirsi definitivamente in Francia. Nel 1819 è stato ospite a Parigi per più di un mese, insieme a tutta la famiglia, di Sophie de Condorcet ed ha avuto modo di frequentare lo storico Augustin Thierry e il filosofo Victor Cousin. Sempre nel 1819 ha pubblicato la sua prima tragedia, Il Conte di Carmagnola, che ha suscitato una forte polemica, in quanto non seguiva gli schemi classici. Alla morte di Napoleone nel 1821 ha composto la lirica "Il cinque maggio". Intanto ha iniziato a prendere forma il romanzo "Fermo e Lucia", che è stato completato nel 1822 e che sarebbe poi diventato, con una serie di cambiamenti, "I promessi sposi".

Nel 1822 ha pubblicato la sua seconda tragedia
, Adelchi, dedicata al rovesciamento da parte di Carlo Magno della dominazione longobarda in Italia. Nel 1827 Manzoni, per occuparsi della stesura finale del romanzo, si è trasferito a Firenze, per entrare in contatto con la lingua fiorentina delle persone colte, che considerava come l'unica lingua dell'Italia unita. L'11 dicembre 1827 è entrato nell'Accademia della Crusca ed ha poi rielaborato il romanzo utilizzando l'italiano nella forma fiorentina colta.

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Nel 1833 ha perso la moglie ed in seguito molti figli, tra cui la primogenita Giulia. Il 2 gennaio 1837 ha sposato Teresa Borri, vedova del conte Decio Stampa, che è morta prima di lui. Nel 1860 è stato nominato senatore nel Primo Parlamento dell'Italia Unita. Incarico con il quale ha votato nel 1864 a favore dello spostamento della capitale da Torino a Firenze. Come presidente della commissione parlamentare sulla lingua, ha scritto nel 1868 un breve trattato sulla lingua italiana, "Dell'unità della lingua italiana e dei mezzi per diffonderla".

Manzoni è rimasto lucidissimo sino alla morte, avvenuta alle diciotto del 22 maggio 1873, dopo una penosa agonia e quasi un mese dopo la morte del figlio Pietro. La sua decadenza era iniziata nel gennaio precedente, quando, uscendo dalla chiesa di San Fedele, a Milano, era caduto battendo la testa. I suoi funerali sono stati un momento solenne a cui ha partecipato tutta Milano. Il corteo funebre, attraverso corso Vittorio Emanuele, è giunto fino al Cimitero Monumentale e, l'anno seguente, nel primo anniversario della morte, Giuseppe Verdi gli ha dedicato la sua Messa di Requiem.
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