TEATRO
La prima figura di rilievo nelle vicende del teatro greco fu quella, tra storia e leggenda, di Tespi, attore, drammaturgo, regista e impresario venuto ad Atene dall'Icaria nel sec. VI a. C., per tradizione l'inventore della tragedia. Sull'origine di questo genere la discussione è tuttora aperta: l'antecedente immediato era il ditirambo, componimento poetico corale collegato al culto di Dioniso, ma le radici più profonde si collocavano verosimilmente nelle cerimonie magico-religiose legate alla vita dei campi e alla vita degli uomini, nel culto degli eroi e in riti esoterici sotto l'egida dello stesso Dioniso o di Demetra. Tespi unì al coro del ditirambo un vero e proprio intreccio, staccò dal coro un personaggio (
hypocrites) che con esso si pose in dialogo, modificò la maschera costruendola non più con cortecce d'albero ma con stucchi e stracci.
Nel 535 a. C. Pisistrato stabilì che, in occasione delle annuali Dionisie, alle manifestazioni sportive, religiose e musicali si affiancasse una gara fra tre poeti drammatici, scelti da un apposito funzionario, ognuno dei quali avrebbe dovuto presentare tre tragedie e un dramma satiresco. La città pagava l'autore, il coro e gli attori solisti (due e poi tre, sempre uomini, che potevano interpretare nel corso di un'opera più personaggi), mentre alle altre spese provvedeva un ricco cittadino, il corego.
Il poeta aveva anche il compito di scrivere le musiche, istruire il coro e gli attori, ideare la coreografia e assumere, insomma, la responsabilità totale dello spettacolo.
Alla fine una giuria stabiliva una graduatoria fra i tre contendenti assegnando i rispettivi premi. Assistevano alla recita almeno 1600 spettatori, in origine ammessi gratuitamente, poi dietro pagamento di una piccola somma. Dal 422 a. C. la competizione tra autori comici avvenne invece durante le Lenee, altra festa in onore di Dioniso.
All'origine della commedia, il secondo dei due generi teatrali fondamentali, furono probabilmente riti grotteschi, danze licenziose e beffe di villaggio. La sua prima forma (commedia attica antica) fu strutturalmente assai simile a quella della moderna rivista: una mescolanza di scenette d'attualità, di feroci allusioni personali, di episodi scurrili, cui si aggiunsero, nel caso di Aristofane, brani di straordinario lirismo. Soltanto verso la fine del sec. IV a. C. (commedia attica nuova) il genere assunse carattere di vicenda coerente, con personaggi standardizzati.
Commedie e tragedie erano presentate nei teatri, la cui forma – passata da un semplice spiazzo in terra battuta a un insieme di strutture lignee e quindi di pietra – si conosce soltanto nell'ultima conclusiva versione attraverso rovine monumentali non anteriori al sec. IV a. C., collocate ai piedi di una collina, incavata in modo da accogliere le gradinate per il pubblico, e comprendenti anche un'orchestra destinata al coro e ai danzatori e una
skené, specie di baracca di legno che in origine serviva agli attori soltanto per cambiarsi e che divenne poi un elemento scenografico (sebbene non vi fosse una vera e propria scenografia ma si facesse uso di macchine per effetti speciali).
L'attore tragico, per rendersi meglio visibile agli spettatori, spesso seduti a distanza di alcune decine di metri, portava una grossa maschera, modellata a grandi linee secondo i tratti che si confacevano al carattere del personaggio rappresentato, e i coturni, cioè scarpe dalla suola molto spessa, che lo rendevano non solo più visibile, ma anche fisicamente più imponente, come si conveniva al dio o all'eroe che era chiamato a impersonare.
Indossava inoltre elaborati e pesanti costumi, che intralciavano la sua mobilità, tanto che probabilmente comunicazione ed espressione erano affidate soprattutto al gesto e alla voce, quest'ultima in una sorta di nenia monodica accompagnata dalla musica. All'attore protagonista erano concessi vari privilegi: poteva vincere un premio speciale in occasione dei vari concorsi, era esente dal servizio militare ed era autorizzato a partecipare ad agoni drammatici anche in altre città (un successo ad Atene gli assicurava prestigio e onori).
Diverso era l'aspetto dell'attore comico: la sua maschera era grottesca, il suo costume caratterizzato dalla presenza di un enorme fallo, residuo forse di remoti riti dionisiaci, la sua recitazione ricca di gesti scurrili e di trovate esteriori. Quando poi le condizioni di Atene mutarono e alla libertà della commedia attica antica si sostituirono le commedie di Menandro e degli altri autori "nuovi", cambiò anche, ma non si sa come, lo stile di recitazione, mentre il carattere realistico dei testi impose scene più costruite e un diverso rapporto fisico tra attore e pubblico.
L'epoca d'oro del teatro greco era però finita: l'età ellenistica vide soltanto una grande diffusione di edifici teatrali sul modello ellenico in vari centri del Vicino e del Medio Oriente, riprese e sistemazioni, anche filologiche, dei capolavori del sec. V e spettacoli nei quali contavano soprattutto l'attore e la scenografia. Nacque in compenso il mimo. Poi la G. divenne provincia degli imperi romano, bizantino e ottomano.