Approfondimenti su Demostene

Esprimere un giudizio sulla personalità e sull'azione politica di Demostene appare, ancora oggi, abbastanza complesso.

di Redazione Studenti 22 marzo 2006
Demostene: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti



Dall'epoca dello studioso Droysen in poi, detrattori a ammiratori si sono battuti per cercare di capire quale fosse realmente la verità storica riguardante uno dei più grandi oratori greci di tutti i tempi.
Nell'antichità, la supremazia di Demostene su tutti gli altri oratori era considerata come un luogo comune; oltre alla sua grande abilità oratoria, però, alcuni studiosi evidenziarono anche degli errori da lui commessi, specialmente dopo la battaglia di Cheronea.
Ad esempio, Demostene, opponendosi in maniera così decisa alla politica espansionistica di Filippo, non considerò obiettivamente uno degli elementi fondamentali della situazione storica del suo tempo, ossia l'unità fra i Greci e i Macedoni; inoltre, lo scandalo della vicenda di Arpalo, in cui l'oratore fu coinvolto, rimane comunque una macchia sull'integrità di Demostene. L'unione delle democrazie, da lui tanto desiderata, aveva uno scopo egoistico, in quanto era considerata da Demostene, come un mezzo mediante il quale Atene poteva mantenere la sua egemonia. Sebbene la storia abbia dato torto a Demostene, tuttavia, questi errori, non consentono di condannare completamente un uomo che ha lottato in favore della libertà, cercando di difendere con le parole e con le azioni i valori in cui crede e tentando in ogni modo di non cedere l'autonomia della sua patria allo straniero.
Per la tradizione classicista antica, la quale riconosceva nella polis e nelle sue istituzioni, il fulcro della civiltà greca, Demostene è stato l'ultimo difensore della libertà e della democrazia greca. Droysen, lo scopritore dell'Ellenismo, nei suoi scritti riguardanti Alessandro Magno e i Diadochi, pubblicati fra il 1833 e il 1848, ha apportato una svolta a questa concezione storica. Egli sostiene che la battaglia di Cheronea abbia rappresentato la fine di una civiltà antica, ossia quella tipicamente greca, caratterizzata dall'istituzione della polis, e l'inizio di una nuova civiltà, ovvero quella ellenistica. Secondo Droysen, la nuova civiltà ellenistica non era un'appendice di quella classica, ma si configurava come una realtà originale e completamente diversa da quella precedente. Quindi, Droysen sostiene che mentre Filippo e Alessandro possono essere ritenuti dei grandi personaggi che sapevano intravedere e precorrere una nuova epoca, Demostene, invece, appare ostinatamente legato a strutture e valori ormai superati nel tempo. Droysen afferma di preferire a Demostene, Isocrate, l'oratore che aveva lodato Filippo ed esaltato il suo spirito panellenico e la spedizione contro la Persia.
I critici moderni valutano Demostene rapportandolo non agli sviluppi della civiltà ellenistica, ma al suo ambiente e alla sua epoca. L'oratore, sia come cittadino greco che come cittadino ateniese, si è reso subito conto della grandezza di Filippo e della pericolosità della sua politica espansionistica. A differenza di Isocrate, che appoggiava l'espansionismo macedone, Demostene non si è mai fatto delle illusioni sulle reali intenzioni di Filippo, in quanto sapeva che il sovrano della Macedonia non avrebbe potuto essere il benefattore dei Greci senza diventare il loro re e senza causare la fine della civiltà delle poleis. Quindi, Demostene considerava la resistenza contro Filippo sia come la condizione necessaria per garantire la sopravvivenza alla civiltà basata sulla struttura della polis, che come un dovere morale nei confronti della tradizione.
La figura di Demostene è stata anche idoleggiata e idealizzata, diventando il simbolo della lotta per la libertà; infatti, a lui si rifanno, attraverso i secoli, alcuni personaggi famosi che inneggiano alla lotta per la libertà. Ad esempio, Cicerone attribuisce il titolo di Filippiche ai suoi discorsi rivolti contro il "tiranno" Antonio; il cardinale e umanista Bessarione, vissuto nel XV secolo d. C., si serve della Prima Olintiaca per convincere gli Europei a intraprendere una crociata contro i Turchi, e Clémenceau, con la sua opera intitolata Démosthène, pubblicata a Parigi nel 1926, cerca di spingere la Francia a reagire alle mire egemoniche dei Tedeschi.
La grande fortuna di Demostene deriva soprattutto dalla continuità e dalla coerenza a cui si ispirano le sue orazioni; hanno un ruolo rilevante anche l'immediatezza e la popolarità dello stile. Le orazioni Demostene/eniche non sono state scritte per essere lette in particolari circoli culturali, ma per essere pronunciate durante le assemblee. Nei discorsi di Demostene, la ricerca della verità, i particolari delle argomentazioni e gli artifici retorici sono elementi che passano in secondo piano; invece, assumono notevole importanza, per screditare gli avversari, gli insulti e le deformazioni caricaturali, per sollecitare il popolo, il rimprovero e l'esortazione.
Il fascino maggiore delle opere di Demostene deriva dall'ombra che getta sulle certezze, l'incombere di un cupo destino; la tyche, che nei primi discorsi appare come l'occasione favorevole che non bisogna lasciarsi sfuggire, successivamente, come accade ad esempio nell'orazione Sulla corona, assume l'aspetto di una divinità che abbandona l'uomo in balia degli eventi, senza intervenire in suo aiuto.
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