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Lo stile di Aristotele

Aristotele (348-322 a.C.) nasce a Stagira, un'antica colonia greca nella penisola Calcidica, legata da tempo alla Macedonia: il padre Nicomaco, autore di opere di medicina e di fisica, era medico di Aminta III, re della Macedonia, e poi di suo figlio Filippo. Fu lui a trasmettere ad Aristotele la passione per le ricerche scientifiche

di Redazione Studenti 27 febbraio 2008
Aristotele fu discepolo di Platone, ma rispetto al suo maestro dimostrò sempre un’autonomia ideologica che fin dall’inizio lo portò in polemica con la filosofia del maestro. Alla morte di Platone (347), Aristotele si allontana da Atene e dopo essere stato alla corte di Ermia, signore di Atarneo e a Mitilene, viene chiamato in Macedonia dal re Filippo con l’incarico di provvedere all’educazione del giovane Alessandro, il futuro conquistatore dell’impero persiano. Nel 335 ritorna ad Atene dove apre una propria scuola il Liceo (così chiamata dal luogo in sorse, sacro ad Apollo Licio) e successivamente Peripato (dall’abitudine del maestro di impartire lezioni passeggiando con gli allievo sotto un portico coperto, il peritato). Platone e Aristotele

Il corpus delle opere Aristotele comprendeva circa 200 opere, ma le superstiti sono solo 47. Aristotele distingue tra le sue opere quelle essoteriche, destinate alla diffusione esterna, e quelle esoteriche destinate all’ascolto per l’uso interno alla scuola. Delle opere essoteriche ne è stata tramandata in maniera quasi completa soltanto una, La costituzione degli Ateniesi; tutte le altre arrivate a noi sono opere esoteriche. Alla morte di Aristotele esse passarono in eredità al suo discepolo Teofrasto e da lui tramandate di generazioni in generazione. Furono edite per la prima volta dal filosofo Andronico di Rodi, che le dispose nell’ordine in cui ci sono giunte.

L’indagine aristotelica abbraccia tutti gli aspetti del sapere antico: filosofia, storia politica, fisica, matematica, scienze naturali, astronomia, morale, retorica e poetica.
Lo stile di Aristotele dagli antichi veniva considerato di altissimo livello: tale giudizio, infatti, derivava dalla lettura delle opere essoteriche, molte delle quali in forma dialogica, che, essendo destinate alla pubblicazione, avevano un alto grado di elaborazione formale. La perdita totale di questa parte della produzione aristotelica non ci permette di confermare o dare qualsiasi tipo di valutazione stilistica: l’unica rimasta, la Costituzione degli Ateniesi, appartenente all’ultimo periodo della vita del filosofo, presenta una forma espressiva lineare, scarsamente elaborata, che solo qua e là lascia intravedere i tratti caratteristici della personalità artistica del filosofo.

Gli scritti esoterici, appunti stilati per le lezioni che Aristotele teneva ai suoi discepoli, presentano un grado di elaborazione stilistica e strutturale molto diversa : alcuni parti sembrano semplici appunti, altre vere e proprie lezioni organiche; la concentrazione dei concetti e i salti di passaggi logici presuppongono un’interazione tra allievo e maestro che certamente li rendeva immediatamente comprensibili all’interno del Liceo, ma che al lettore moderno pongono non pochi problemi di interpretazione perché ci si trova a dover intuire pensieri sottointesi.
La lingua di Aristotele è un miscuglio di attico letterario e attico volgare parlato nell’Atene del IV secolo a.c., arricchita dall’introduzione di nuovi vocaboli tecnici atti a chiarire meglio il pensiero: un’anticipazione della koinh , il greco usato da tutti gli scrittore dell’età successiva, il cosiddetto Ellenismo.

Lo stile nelle opere aristoteliche è caratterizzato per lo più da frasi brevi; nella costruzione del periodo predomina il modulo paratattico. Le principali caratteristiche si possono così riassumere:

- frequente ricorso all’ellissi di interi pensieri o parti di essi, o solo del verbo esti;
- tendenza a sostantivare con l’articolo aggettivi e pronomi neutri, ma anche participi, infiniti o intere frasi infinitive o interrogative;
- uso dell’articolo in funzione di pronome;
- propensione a procedere per opposizioni con frequente uso delle correlazioni;
- uso dell’aggettivo neutro concordato con generi diversi;
- largo impiego dell’avverbio oion nelle comparazioni o nelle esemplificazioni.

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1
Commenti

alessiovitz lunedì, 10 marzo 2008

ottimo

davvero soddisfacente,mi ha chiarito molti dubbi

n° 1
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