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Plutarco: lingua e stile della sua produzione letteraria

Nato a Cheronea, in Beozia intorno al 45-50 d.C. Plutarco acquistò la cittadinanza romana con il nome di Mestrio grazie all'amicizia con personaggi influenti dell'aristocrazia senatoria. Della sua produzione ci sono state tramandate 227 opere, tra cui le famose "Vite parallele"

di Redazione Studenti 9 aprile 2008
Biografia di PlutarcoPlutarco nacque a Cheronea, in Beozia, da una famiglia agiata intorno al 45-50 d.C. Le notizie che possediamo sulla sua vita sono scarse e si ricavano in parte dai suoi stessi scritti, in parte da alcuni dati del lessico Suda e di alcuni eruditi di età posteriore.
Verso i vent’anni partì ad Atene per studiare all’Accademia platonica, da lì poi compì numerosi viaggi visitando Sparta, Alessandria e forse l’Asia. Al tempo di Vespasiano lo troviamo a Roma, dove si trattenne per un certo periodo studiando il latino e dedicandosi all’insegnamento della filosofia.

Grazie all’amicizia con personaggi influenti dell’aristocrazia senatoria Plutarco acquista la cittadinanza romana con il nome di Mestrio, riceve da Traiano, in seguito, la dignità consolare e poi da Adriano il titolo di suo legatus in Grecia. Di queste onorificenze però Plutarco non fa accenno nelle sue opere, ma ricorda con orgoglio che fu insignito a Cheronea della carica di arconte eponimo e soprattutto che ebbe un’importante carica sacerdotale a Delfi.

La sua vita fu assorbita per intero dall’amore spassionato per la sua patria, per il servizio sacerdotale a Delfi, per gli studi e gli affetti familiari. Morì nel 149 d.C.

Plutarco precedette di poco più di una generazione la Seconda Sofistica, al quale l’accomuna un certo eclettismo filosofico e una profonda conoscenza della cultura e della retorica di età classica. Suo punto di riferimento rimase Platone, e fu aspramente critico nei confronti della filosofia storica ed epicurea.
Della produzione di Plutarco ci è stato tramandato un elenco di 227 opere, il cosiddetto “Catalogo di Lampria”. Tale abbondante e copiosa produzione testimonia la vastità degli interessi dell’autore: dalla biografia, alle scienze naturali, alla morale alla pedagogia, dalla religione alla critica letteraria e altro ancora.
Delle opere elencate ce ne sono giunte poco meno della metà, 126, ovvero 50 biografie di uomini illustri del mondo greco e romano, 80 Operette morali o Moralia, non tutte complete, una decina di opere apocrife.

Vita e opere di PlutarcoLe Vite plutarchee avevano il duplice scopo di sostenere la politica filoellenica dell’impero da un lato, e di creare una galleria di tipi etici, affine a quella ideata da Aristotele e da Teeofrasto dall’altro. Le biografia di Plutarco sono ricostruzione incomplete da un punto di vista storico poiché l’autore vuole mettere in risalto l’ethos dei personaggi descritti.
Nel ritrarre la vita dei personaggi delle due civiltà Plutarco evita di costruire immagini troppo virtuose o totalmente viziose, convinto che il bene e il male siano entrambi caratteristiche dell’uomo;  suoi eroi rifuggono dalla meschinità e dalla viltà, si distaccano dalla massa degli uomini mediocri e nell’azione testimoniano la nobiltà del cuore ponendosi in questo senso come esempio di morale.
I Moralia, titolo inventato dall’erudito Massimo Planude, sono opere che spaziano su argomenti differenti e sono stati divisi in base al loro argomento in : Opere di filosofia,opere di ispirazione religiosa e oper di erudizione.

La lingua di Plutarco è un attico moderato con i caratteri tipici della koine.
Plutarco è un narratore dalla frase scorrevole e avvincente che non rifugge dal pathos : le sue pagine sprigionano un forte senso drammatico che prendono il lettore e lo stupiscono con colpi di scena.

Tra le caratteristiche dello stile plutarcheo ricordiamo:
- le citazioni esplicite dei poeti e l’uso del loro lessico (Omero, Esiodo, Pindaro, Eschilo, Sofocle): per esempio il verbo theoklytèo, “invocare gli dei” usato per la prima volta da Euripide, è ricorrente spesso in Plutarco e poi diverrà d’uso tra gli autori cristiani;
- le metafore attinte dagli ambiti della natura
(l’amore morde come una belva), del teatro e del rito sacrificale;
- l’evidente avversione per lo iato, che molto spesso crea degli iperbati che rendono impegnativa la frase;
- periodi molto lontani dai loro soggetti;
- tra l’articolo e il sostantivo si trovano a volte intere proposizioni;
- frequente ricorso a verbi composti al posto di quelli semplici;
- tendenza all’uso di espressioni generiche e di termini astratti al posto dei più prevedibili concreti;
- largo impiego di costrutti participiali;
- Uso frequenti di participi, infiniti e aggettivi neutri sostantivi;
- Ampio uso di accusativi assoluti.

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Commenti

... sabato, 31 maggio 2008

....

CrEdo proprio che sia molto utile x capire lo stile incasinatissimo di Plutarco!!!xdxd

n° 1
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