Plutarco
nacque a Cheronea, in Beozia, da una famiglia agiata intorno al 45-50
d.C. Le notizie che possediamo sulla sua vita sono scarse e
si ricavano in parte dai suoi stessi scritti, in parte da alcuni dati
del lessico Suda e di alcuni eruditi di età posteriore.
Verso i vent’anni partì ad Atene per
studiare all’Accademia platonica, da lì
poi compì numerosi viaggi visitando
Sparta,
Alessandria e forse l’
Asia.
Al tempo di Vespasiano lo troviamo a Roma, dove si trattenne
per un certo periodo studiando il latino e dedicandosi
all’insegnamento della filosofia.
Grazie all’amicizia con personaggi influenti
dell’aristocrazia senatoria Plutarco
acquista la
cittadinanza romana con il nome di Mestrio, riceve da
Traiano,
in seguito, la dignità consolare e poi da
Adriano
il titolo di suo
legatus in Grecia. Di queste
onorificenze però Plutarco non fa accenno nelle sue opere,
ma
ricorda con orgoglio che fu insignito a Cheronea della
carica di arconte eponimo e soprattutto che ebbe
un’importante carica sacerdotale a Delfi.
La sua vita fu assorbita per intero dall’amore spassionato
per la sua patria, per il servizio sacerdotale a Delfi, per gli studi e
gli affetti familiari.
Morì nel 149 d.C.
Plutarco precedette di poco più di una generazione
la Seconda Sofistica, al quale l’accomuna un certo
eclettismo filosofico e una profonda conoscenza della cultura e della
retorica di età classica. Suo punto di riferimento rimase
Platone, e fu aspramente critico nei confronti della filosofia storica
ed epicurea.
Della produzione di Plutarco
ci è stato tramandato
un elenco di 227 opere, il cosiddetto
“Catalogo
di Lampria”. Tale abbondante e copiosa produzione
testimonia la vastità degli interessi dell’autore:
dalla biografia, alle scienze naturali, alla morale alla pedagogia,
dalla religione alla critica letteraria e altro ancora.
Delle opere elencate ce ne sono giunte poco meno della
metà, 126, ovvero 50 biografie di uomini illustri del mondo
greco e romano, 80 Operette morali o Moralia, non tutte complete, una
decina di opere apocrife.

Le
Vite
plutarchee avevano il duplice scopo di sostenere la politica
filoellenica dell’impero da un lato, e di creare una galleria
di tipi etici, affine a quella ideata da
Aristotele
e da
Teeofrasto dall’altro. Le biografia
di Plutarco sono ricostruzione incomplete da un punto di vista storico
poiché
l’autore vuole mettere in risalto
l’ethos dei personaggi descritti.
Nel ritrarre la vita dei personaggi delle due civiltà
Plutarco evita di costruire
immagini troppo virtuose o
totalmente viziose, convinto che il bene e il male siano
entrambi caratteristiche dell’uomo; suoi eroi
rifuggono dalla meschinità e dalla viltà, si
distaccano dalla massa degli uomini mediocri e nell’azione
testimoniano la nobiltà del cuore ponendosi in questo senso
come esempio di morale.
I
Moralia, titolo inventato dall’erudito
Massimo Planude, sono opere che spaziano su argomenti differenti e sono
stati divisi in base al loro argomento in : Opere di filosofia,opere di
ispirazione religiosa e oper di erudizione.
La lingua di Plutarco è un attico moderato con i
caratteri tipici della koine.
Plutarco è un narratore dalla frase scorrevole e avvincente
che non rifugge dal pathos : le sue pagine sprigionano un forte senso
drammatico che prendono il lettore e lo stupiscono con colpi di scena.
Tra le caratteristiche dello stile plutarcheo ricordiamo:
- le citazioni esplicite dei poeti e l’uso del loro
lessico (Omero, Esiodo, Pindaro, Eschilo, Sofocle): per esempio il
verbo theoklytèo,
“invocare gli dei” usato per la prima volta da
Euripide, è ricorrente spesso in Plutarco e poi
diverrà d’uso tra gli autori cristiani;
- le metafore attinte dagli ambiti della natura
(l’amore morde come una belva), del teatro e del rito
sacrificale;
- l’evidente avversione per lo iato, che molto spesso crea
degli iperbati che rendono impegnativa la frase;
- periodi molto lontani dai loro soggetti;
- tra l’articolo e il sostantivo si trovano a volte intere
proposizioni;
- frequente ricorso a verbi composti al posto di quelli semplici;
- tendenza all’uso di espressioni generiche e di termini
astratti al posto dei più prevedibili concreti;
- largo impiego di costrutti participiali;
- Uso frequenti di participi, infiniti e aggettivi neutri sostantivi;
- Ampio uso di accusativi assoluti.
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CrEdo proprio che sia molto utile x capire lo stile incasinatissimo di Plutarco!!!xdxd