L'Enciclopedia delle scienze filosofiche di Hegel

L'opera filosofica, pubblicata nel 1817, rappresenta la più compiuta esposizione del pensiero del filosofo ed è considerata un vero e proprio compendio per analizzare le sue idee

di Barbara Leone 1 luglio 2010
Nel 1916, quando insegnava al ginnasio di Norinberga, Hegel viene chiamato dall'Università di Heidelberg per la cattedra di filosofia. E proprio ad Heidelberg tiene il corso sull'opera “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”, che viene considerata la più compiuta esposizione del suo pensiero. L'opera è stata pubblicata per la prima volta nel nel 1817 e successivamente nel 1827 e nel 1830 con nuove edizioni ampliate. L'opera era considerata all'epoca un vero e proprio compendio, che gli insegnanti universitari potevano consigliare ai propri studenti per lo studio. L'opera analizza l'intero sistema di pensiero hegeliano, che parte dal concetto che la totalità della realtà deve essere intesa come ragione assoluta ed infinita.

enciclopedia_scienze_filosoL’individuo e l’universale
L’individuo viene plasmato dalla realtà storico-sociale e non viceversa. La realtà storico-sociale, lo Stato, è superiore all’individuo e lo sostanzia. È una conclusione che toglie ogni margine di libertà al singolo ed ogni sua possibilità di incidere sulla storia, che, invece, è un destino che si compie da solo. L’individuo è condannato a non raggiungere l’universalità, semmai l’universalità si può particolareggiare. Al massimo l’artista o il filosofo riescono ad abbracciare l’Assoluto.

La logica
Per Aristotele e per gli studiosi moderni la logica è lo studio delle leggi del pensiero. Hegel, parlando di logica, ritiene che sia l’impalcatura logica della realtà. La sua logica è una onto-logica, concreta e sostanziale. Il pensiero separato dalla realtà è, invece, destinato allo scacco e al fallimento in ogni sua iniziativa. Una logica formale è impensabile. La logica è la struttura programmatica o l’impalcatura originaria del mondo. Le categorie sono determinazioni della realtà oltre che del pensiero. La sua logica si divide in logica dell’essere, dell’essenza e del concetto. Il concetto più povero ed astratto è il concetto di essere, che essendo il più povero si identifica con il nulla, ovvero con il suo contrario. Afferma questo in virtù dell’impostazione triadica della dialettica secondo la quale le contraddizioni sono intimamente connesse e non possono mai andare disgiunte. Il divenire è la sintesi di essere e nulla, il passaggio dall’uno all’altro. L’essere ed il nulla come pura e vuota astrazione sono l’opposto dell’essere determinato, gli enti, che sono tali in virtù della qualità, della quantità e della misura, che lo specificano. Per ottenere la scansione triadica sostiene che la sintesi di qualità e quantità è la misura, che determina la quantità della qualità. Taluni lo hanno interpretato nel senso che la quantità può determinare cambiamenti di qualità. Tutte queste categorie considerano l’essere nel suo isolamento. Si passa all’essenza quando l’essere riconosce le sue determinazioni ed acquisisce una coscienza autonoma. Si considera “lo scriba dell’essere”, colui attraverso il quale l’essere si rivela. Determinato e arricchito dalla riflessione su di sé l’essere diventa concetto. Il significato di “concetto” è “concepito”. È in primo luogo concetto soggettivo, poi oggettivo, infine idea, che per Hegel è l’universale puro ed assoluto. Ogni cosa è sillogismo perché ogni cosa è razionale. Il concetto come oggettività costituisce le categorie fondamentali della natura: meccanismo, chimismo e teleologia.

La filosofia dello spirito
Si presenta attraverso una tripartizione: spirito soggettivo, oggettivo e assoluto. Lo spirito soggettivo è quello nell’ambito individuale, studiato, secondo la tripartizione, da fenomenologia e psicologia. Il diritto astratto, la moralità e l’eticità sono gli aspetti che caratterizzano lo spirito oggettivo. L’originalità di Hegel qui risiede nel suo tentativo di passare da una morale del dovere ad una morale del costume, inteso come comportamento spontaneo e volontario. A Hegel interessa la dimensione, che ritiene autentica, dell’eticità. Alla morale del dovere si deroga, non così all’eticità, che diviene abitudine razionale della vita individuale e sociale. Hegel ritiene che la morale del dovere divenga etica del costume quando le regole ed il bene si realizzano in istituzioni (famiglia, società, stato). Qualifica come astratto il diritto perché il codice civile e penale sono solo parole, regole astratte, che si concretizzano solo mediante dei mezzi e delle concezioni o la volontà. La moralità è la sfera della volontà soggettiva e della pratica soggettiva. Nella moralità vi sono sempre una distanza ed uno iato tra la soggettività ed il bene.

L’eticità: famiglia, società e stato
L’eticità si articola in tre momenti: la famiglia, la società civile e lo stato. Il passaggio da famiglia a società è dato da una dinamica legata alla crescita dell’individuo. La famiglia si articola in matrimonio, patrimonio ed educazione dei figli. La società civile si identifica con la sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa del vivere insieme. Il suo spazio è quello in cui si producono e compongono i conflitti sociali, poiché al suo interno si muovono sempre opposti interessi. “La società civile è il campo di battaglia dell’interesse privato di tutti contro tutti”. La società civile è il momento antitetico della realtà, è ancorata alla realtà concreta da alcune norme. Si articola in sistema dei bisogni, amministrazione della giustizia, politica e corporazioni, quali momenti in cui si concretizza un principio. Così prende corpo la divisione in classi sociali. Nel sistema hegeliano le corporazioni sono quelle dei mestieri che attuano una sorta di unità tra la volontà del singolo e quella della categoria cui egli appartiene. Le corporazioni prefigurano il momento dell’universalità statale, fungendo da punto di raccordo tra società civile e stato. Alcune intuizioni hegeliane saranno poi molto apprezzate da Marx e dai marxisti.

Lo stato è il momento culminante dell’eticità nella sua dimensione concreta ed effettiva. Lo stato è la dimensione macroscopica in cui un popolo esprime consapevolmente il proprio ethos. Gli antichi romani nel concepire lo stato concepivano se stessi e vi vedevano un riflesso della propria identità. Lo stato è la sostanza etica consapevole di sé, la riunione del principio della famiglia e della società civile. Questa concezione dello stato si distacca da quella liberale di Kant, Locke e Humboldt, che erano volte a garantire i diritti e la libertà di ciascuno. La concezione di Hegel comporta una confusione di stato e società civile e si differenzia anche dal modello democratico della sovranità popolare. È  uno stato monolitico che intende il popolo come un’unità e non ammette le minoranze, sicché rischia di degenerare in tirannia della maggioranza. Il popolo al di fuori dello stato è soltanto una moltitudine informe. La sovranità dello Stato deriva dallo stato stesso: lo stato non è fondato sugli individui ma sulla stessa idea di stato, secondo una concezione un poco platonica che si accosta a quella leniniana di partito. Il leader è una punta di diamante che guida la base in modo aristocratico, secondo una visione agli antipodi del modello rappresentativo. Questa ottica organicistica si oppone al modello contrattualistico del vivere associato.

Lo stato hegeliano è assolutamente sovrano, ma non dispotico, perché deve operare solo mediante le leggi: si configura come uno stato di diritto fondato sul rispetto delle leggi. Ritiene che la costituzione non sia un’elucubrazione a tavolino ma scaturisca necessariamente dalla volontà collettiva, sotto la pressione degli eventi storici. I popoli senza stato non entrano nella storia, sono solo “moltitudini informi”. Lo stato non si fonda sugli individui, ma gli individui sullo stato. Ciò comporta il rifiuto della impostazione contrattualistica (Rousseau) e del giusnaturalismo. Hegel condivide, però, con il giusnaturalismo la tesi del primato della legge. In definitiva la concezione hegeliana è quella dello stato di diritto, ovvero fondato sulle leggi. La costituzione scaturisce collettivamente e necessariamente dal momento storico, non da una elaborazione teorica arbitrariamente avviata. Una costituzione è soltanto una svolta nello spirito in un momento obbligato della storia e della cultura. Se si vuole imporre una costituzione ad un popolo inevitabilmente si fallisce.

Hegel ha il merito di aver trattato in modo interessante la filosofia della storia. Il potere legislativo ha la facoltà di determinare e stabilire l’universale. Ritiene che i ceti politici abbiano sempre dei limiti perché legati ad un qualche interesse particolare. E a questo proposito esprime la sua diffidenza riguardo le democrazie, in modi vicini a quelli di Platone. La logica è l’esposizione dei pensieri di Dio, che è il logos del mondo. Si parla di “statolatria” di Hegel ed alcuni studiosi hanno cercato di difenderlo da questa accusa: Dio non si identifica con lo stato ma con lo Spirito Assoluto (che consta di arte, religione e filosofia), ma per Hegel lo Spirito Assoluto è reale nello stato. Quando Hegel si sofferma sul diritto dello stato giustifica la guerra, in modo inaccettabile: “come il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, così la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione”.
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