Karl Marx: l'avvento del comunismo

Di Redazione Studenti.

Terza parte dello speciale di Studenti.it dedicato al filosofo tedesco, una guida utile per i vostri studi

Le forze produttive, in relazione al progresso tecnologico, si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione (che esprimendo rapporti di proprietà, tendono a voler rimanere statici); ne segue periodicamente una serie di crisi e di conflitti.
Nel capitalismo moderno la fabbrica, pur essendo proprietà di un capitalista o di un gruppo di azionisti, produce, grazie al lavoro comune di operai, tecnici, impiegati, dirigenti ecc., ma se sociale è la produzione della ricchezza, sociale dovrebbe essere anche la distribuzione della stessa : il che significa che il capitalismo porta in sé la base del socialismo.

Ma allora il comunismo è lo sbocco inevitabile della storia perché ogni formazione economica e sociale è un gradino di un processo che porta inevitabilmente al comunismo, inteso come forma di società in cui l’uomo, vincendo l’alienazione, si pone come padrone del proprio destino. "Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti"(L’Ideologia tedesca).

Il carattere dialettico della teoria marxiana e il suo legame con Hegel è evidente. Per entrambi la storia è un processo dominato dalla forza della contraddizione e che mette capo ad un risultato finale inevitabile. Per Marx la dialettica non è spirituale come per Hegel bensì materiale ovvero economico-sociale e consiste nell’inevitabilità del passaggio dalla società capitalistica a quella comunistica. Come e quando avverrà tutto ciò?

Nel Manifesto Marx individua come soggetto della storia la lotta di classe : Marx puntualizza che 1) le classi si definiscono in rapporto alla proprietà o meno dei mezzi di produzione, il che fa sì che in ogni epoca vi siano sempre due classi antagonistiche; 2) la lotta di classe conduce inevitabilmente, attraverso la dittatura del proletariato, alla soppressione delle classi e ad una società senza classi e quindi senza Stato.

Ad un certo punto della storia, vi saranno pochi capitalisti che deterranno tutto il potere, e la maggioranza di proletari sfruttati (cfr. oltre nel paragrafo sulla "economia politica" la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto). I proletari sfruttati prenderannoallora coscienza di classe e saranno in particolare i comunisti, "l’avanguardia cosciente ed organizzata del proletariato", che guideranno la rivoluzione della classe sfruttata.

La rivoluzione proletaria abbatterà le istituzioni dello Stato borghese ed in primo luogo la proprietà privata dei mezzi di produzione. Cancellando la proprietà privata, eliminando la divisione del lavoro e il dominio di una classe sull’altra, vi sarà una nuova epoca nella storia del mondo.
In un primo momento vi sarà la dittatura del proletariato che, a differenza delle altre dittature, sarà la dittatura della maggioranza degli oppressi sulla minoranza degli oppressori. Essa sarà comunque solo una fase di transizione e durerà solo fino all’avvento completo del comunismo e cioè quando non vi sarà più lo Stato: lo Stato, infatti, essendo lo strumento di potere della classe sociale più potente, non avrà più ragione di esservi, poiché non vi sarà più divisione tra le classi e sfruttamento di una sull’altra.

Al fondo del comunismo vi sta forse un ideale di tipo anarchico con la differenza che lo Stato non viene abbattuto subito (come si vorrebbe nell’anarchismo), ma si passerà attraverso il periodo della dittatura proletaria che coincide con il farsi della rivoluzione. Quando infine l’edificazione del socialismo sarà completa, lo Stato farà posto ad un autogoverno dei produttori associati, in cui il dominio sugli uomini sarà sostituito dalla semplice amministrazione delle cose. All’uomo "economico" ossessionato dall’avere, Marx contrappone un uomo onnilaterale e totaleche esercita in modo creativo le sue potenzialità. "Ciascuno secondo le sue capacità; a ciascuno secondo i suoi bisogni" (cfr. Critica del programma di Gotha).

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