I Malavoglia di Giovanni Verga: trama e analisi

I Malavoglia di Giovanni Verga: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

Analisi de I Malavoglia di Giovanni Verga. Trama, personaggi principali e stile usato dall'autore per il suo romanzo più famoso

1Introduzione a "I Malavoglia"

I Malavoglia è il romanzo più famoso di Giovanni Verga e quello in cui l’autore riesce a esprimere al meglio la poetica del Verismo.
Si tratta del racconto delle sventure di una famiglia di pescatori siciliani negli anni successivi all’Unità d’Italia.      

2Genesi e storia editoriale

I Malavoglia viene pubblicato nel 1881 dall’editore Treves e inizialmente è accolto con freddezza da lettori e critici. Come succede spesso per le grandi opere della letteratura, solo più tardi il romanzo sarà recuperato e valutato positivamente. 

Il romanzo è frutto di un lungo lavoro di progettazione e stesura e rappresenta la prima tappa di quello che doveva essere il Ciclo dei vinti. In questo primo romanzo Verga parte dal livello sociale più basso e descrive la vita del villaggio di pescatori siciliano di Aci Trezza.    

I faraglioni di Aci Trezza in un dipinto di Jacob Philipp Hackert
I faraglioni di Aci Trezza in un dipinto di Jacob Philipp Hackert — Fonte: ansa

Nell’introduzione de I Malavoglia, Verga così descrive i più deboli della società, i cosiddetti “vinti”: “Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. [...] Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.”    

Curioso è constatare come spesso temi e tecniche che poi saranno sviluppati nei romanzi siano già presenti nelle novelle.
Dal punto di vista delle tecniche in questo romanzo Verga ricorre all’impersonalità e al narratore popolare, che già aveva usato ad esempio Rosso Malpelo.           

Dal punto di vista dei temi ci sono invece due novelle in particolare che fungono da modello per I Malavoglia:           

  • Padron ‘Ntoni (1875), una novella non pubblicata, definita da Verga come un «bozzetto marinaresco», in cui inizia a prendere forma la vicenda dei Malavoglia.
  • Fantasticheria (1979), la prima novella di Vita nei campi, in cui Verga ci presenta un mondo siciliano fermo a valori arcaici e ci introduce al mondo di Acitrezza che tornerà ne I Malavoglia, un mondo povero dominato da necessità naturali, fatto di ripetitività e rassegnazione, ma più autentico della vita mondana e cittadina. Al mondo in continua trasformazione si oppongono «quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione». Tuttavia, come vedremo, questo mondo va in pezzi ne I Malavoglia.

3I Malavoglia: la trama

Il romanzo narra la storia della famiglia Toscano, detta malignamente dal popolo “Malavoglia”, una famiglia di pescatori del piccolo paese siciliano di Aci Trezza.   

Padron ‘Ntoni è il capofamiglia e l’unità e l’economia familiare sono garantite dalla casa del nespolo e dal peschereccio, chiamato “La Provvidenza”, ma una serie inarrestabile di disastri colpirà la famiglia.   

Il giovane ‘Ntoni, nipote di Padron ‘Ntoni, deve partire per il militare e la famiglia è costretta ad assumere un lavoratore. A ciò si aggiunge una cattiva annata per la pesca e il bisogno di una dote per Mena, la figlia maggiore, che si deve sposare. 

Padron ‘Ntoni decide allora di tentare la via del commercio, ma la Provvidenza - la barca che serve al sostentamento di tutta la famiglia - naufraga e muore Bastianazzo, figlio di Padron ‘Ntoni e futuro capofamiglia. La nave era carica di lupini comprati a credito dall’usuraio Zio Crocefisso. Questo evento causa la rovina economica dei Malavoglia, che perdono anche la casa del nespolo. 

Poco dopo il colera uccide la madre. La Provvidenza, che era stata riparata, naufraga di nuovo, i membri della famiglia rimangono senza lavoro e sono costretti ad arrangiarsi con lavoretti poco redditizi. Intanto il giovane ‘Ntoni, partito per il militare, entra in contatto con il mondo esterno. Finito il servizio militare si rifiuta di tornare a casa per dedicarsi al duro lavoro che le difficoltà economiche della famiglia gli imporrebbero. Decide di dedicarsi al contrabbando e a una vita dissipata. Finisce in carcere dopo una rissa con la guardia che aveva tentato di sedurre la sorella Lia. L’altro nipote, Luca, muore durante la battaglia di Lissa del 1866. Lia, dopo l’episodio con la guardia, si sente disonorata e fugge a Catania, dove finisce per lavorare come prostituta. A causa di questo Mena non può più sposarsi.

Il nucleo familiare è completamente distrutto e Padron ‘Ntoni, ormai malato, si avvicina alla morte. Tuttavia, dopo tanti sacrifici, l’ultimo nipote, Alessi, riesce a ricomprare la casa del Nespolo e tenta di ricostruire il nucleo familiare senza però riuscirci: Padron ‘Ntoni muore in ospedale, lontano dalla casa e dalla famiglia mentre il giovane ‘Ntoni, uscito dal carcere, capisce di non poter più esser parte di quella vita e abbandona per sempre il paese natale.   

4Struttura dell'intreccio

I Malavoglia è un romanzo dominato da forze opposte, che si contrappongono. Vedremo ora quali sono queste forze e come esse interagiscono tra di loro.    

Prima di tutto possiamo distinguere nell’intreccio due filoni principali, che presentano due strutture narrative diverse:     

  • Il filone delle vicende di ‘Ntoni, che si dispone secondo una struttura lineare. ‘Ntoni parte per il servizio militare, torna al paese, ma poi riparte definitivamente.
  • Il filone delle vicende della famiglia, che ha una struttura circolare imperfetta. Inizia con la rottura dell’equilibrio preesistente, da cui derivano una serie di sventure, fino a una ricomposizione dell’equilibrio quando Alessi ricompra la casa. Ma non si tratta di un circolo perfetto, perché la situazione di partenza non coincide esattamente con quella di arrivo. L’universo arcaico è stato compromesso ormai dall’irruzione della storia e la ricostruzione del nido familiare è contrastata dalla partenza di ‘Ntoni, lasciandoci con un dubbio sull’effettiva riuscita dell’operazione di Alessi.

Anche il tempo assume nel romanzo due configurazioni differenti, che riflettono il conflitto tra mondo tradizionale e mondo moderno:     

  • Il tempo circolare della natura, fatto di ritmi che si ripetono sempre uguali ogni anno, le stagioni, che scandiscono i lavori dei campi e la pesca. È un tempo che torna sempre su sé stesso, escludendo ogni novità.
  • Il tempo rettilineo della storia, scandito dagli eventi che modificano per sempre il mondo e il destino dei Malavoglia, le morti e le disgrazie che li colpiscono. È un tempo che porta con sé un continuo e irreversibile rinnovamento.

Anche lo spazio raccontato nel romanzo si suddivide in due luoghi differenti in lotta tra di loro:     

  • Spazio interno al villaggio, che per i Malavoglia è conosciuto e rassicurante, caratterizzato da elementi ricorrenti come il rumore del mare e che corrisponde al tempo ciclico.
  • Spazio esterno al villaggio, indeterminato e minaccioso, che invade con i suoi effetti negativi lo spazio del villaggio e corrisponde al tempo lineare della storia.

In entrambi gli spazi domina la lotta per la vita ed entrambi sono sottomessi a forze distruttive e conflitti. All’interno dello spazio chiuso del villaggio si può infatti individuare il conflitto tra gli appartenenti alla famiglia del Malavoglia e gli altri abitanti del paese, che contribuiscono alla rovina della famiglia.      

5L'interruzione della storia

I Malavoglia può essere considerato come la descrizione di una società arcaica rappresentata nel momento del cambiamento. Le sventure che colpiscono i personaggi derivano dall’irruzione della storia e della modernità all’interno del loro mondo immobile e fuori dal tempo.
Questi eventi sono in particolare:      

  • L’Unità d’Italia, che determina la chiamata al servizio militare per ‘Ntoni e Luca. Il primo viene a contatto col mondo e non riesce più a tornare alle sue origini, mentre il secondo muore in battaglia.
  • La Rivoluzione Industriale, i cui effetti inducono i Malavoglia a tentare il commercio di lupini e a indebitarsi con Zio Crocefisso.

Il romanzo rappresenta la fiumana del progresso che travolge i vinti, coloro che non riescono a stare al passo con la storia. Nella storia il mondo tradizionale, rappresentato dai Malavoglia, si oppone alla logica economica moderna, rappresentata dagli altri abitanti del villaggio.   

Il vecchio ‘Ntoni e il giovane ‘Ntoni rappresentano due modi diversi, entrambi destinati alla sconfitta, di confrontarsi con il mutamento:      

  • Il vecchio ‘Ntoni difende i valori antichi e la famiglia, ma tenta la strada del commercio che lo porta alla rovina.
  • Il giovane ‘Ntoni a contatto con il mondo della città perde le proprie radici e non si riconosce più nei valori tradizionali, decidendo alla fine per una partenza senza ritorno.

La vicenda dei Malavoglia assume un carattere mitico, diventa simbolo assoluto e descrive le vicende di tante famiglie dell’epoca e la fine di un mondo che interessò moltissime persone. Tuttavia quello tradizionale non è un mondo idealizzato poiché viene rappresentato in tutti i suoi aspetti negativi. La nostalgia che deriva dalla lettura delle vicende narrate nasce solo dalla distanza, dal nostro trovarci altrove, nel mondo borghese e moderno che ha sostituito quello tradizionale.      

La ferrovia da una parte e i vapori dall'altra. A Trezza non ci si può più vivere, in fede mia!

Giovanni Verga, I Malavoglia

6Lingua e stile de I Malavoglia

Per scrivere questo romanzo Verga ha fatto ricorso a una rigorosa documentazione, raccogliendo informazioni di prima mano sulla vita dei contadini e dei pescatori, sui loro usi, tradizioni, proverbi e modi linguistici. Non si tratta però di una scrittura documentaria o sociale, ma piuttosto di una scrittura che cerca di offrire in modo intenso un’immagine dei valori arcaici.   

Per fare questo Verga utilizza la tecnica dell’impersonalità, che esclude la partecipazione dell’autore. Tuttavia questo non determina che anche il lettore sia escluso. Verga si eclissa dai suoi romanzi, nasconde i propri giudizi e presenta i fatti dal punto di vista popolare affinché il lettore possa giudicare le vicende in modo indipendente e vedendole da dentro.   

Ritratto dello scrittore Giovanni Verga
Ritratto dello scrittore Giovanni Verga — Fonte: ansa

Il narratore popolare del romanzo corrisponde con l’intera comunità di Aci Trezza e ci presenta un punto di vista collettivo. Nel racconto delle vicende non c’è distinzione tra pubblico e privato: tutto è pubblico, oggettivo e presente e il narratore allude spesso a realtà e valori che considera condivisi da tutti.  
Dal punto di vista stilistico Verga usa spesso la ripetizione di formule, nomignoli e proverbi, procedimento tipico dell’epica e della letteratura popolare. Tipico della letteratura popolare è anche l’atteggiamento aggressivo e ironico verso i personaggi che vengono descritti.
Per questo romanzo Verga crea una lingua nuova. Proietta nelle strutture dell’italiano le forme sintattiche, gli elementi colloquiali e la capacità di condensazione del dialetto siciliano. Ne nasce una lingua immediata ed espressionistica, che si dirige verso il plurilinguismo.