Luigi Pirandello: vita, opere ed idee

Di Barbara Leone.

Luigi Pirandello ha espresso nelle sue opere un umorismo tragico ed un pessimismo cupo: la vita è una pagliacciata alla quale si può sfuggire solo con la scrittura

Luigi Pirandello è nato nel 1867 in Sicilia da una famiglia molto ricca. Ha studiato Lettere a Roma e si è laureato in Glottologia a Bonn. Tornato in Italia, ha sposato una donna siciliana, con la quale si è trasferito a Roma, dove, ogni mese, riceveva un assegno dal padre, che gli permetteva di continuare a dedicarsi alla scrittura. Nel 1903 l’allagamento della miniera del padre ha causato una grave crisi finanziaria familiare e questo avvenimento ha cambiato la vita di Pirandello, costretto a dover lavorare per sopravvivere. Nel 1919 la moglie è stata mandata in un manicomio perché diventata pazza. Influenzato da questi avvenimenti, ai quali si aggiunse lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la partenza di uno dei figli per il fronte, in Pirandello si è sviluppata l’idea di una vita caratterizzata dalla tragicità.

Nelle opere pirandelliane, per questo, è evidente un umorismo tragico che si può definire sarcasmo, ed un pessimismo molto più cupo. Pirandello stesso ha definito la vita come una grande “pupazzata”, cioè una pagliacciata alla quale si può sfuggire solo tramite la scrittura. Per un periodo della sua vita ha viaggiato con una compagnia teatrale nella quale c'era una giovane e bella attrice con cui ha vissuto per breve tempo un amore platonico. Nel 1924 si è iscritto al Partito Fascista, anche se non era assolutamente fascista. E' stato infatti accusato di svolgere azioni anti-fasciste.

In seguito a tutte le sue disavventure, Pirandello ha scritto “Il fu Mattia Pascal”, che è stato pubblicato a puntate sul giornale “Nuova antologia”. Ha pubblicato poi molte novelle, raccolte successivamente in “Novelle per un anno”. Fra le sue opere principali si ricordano: “Suo marito”, “Si gira”, “I vecchi e i giovani” ed “Enrico IV”. Nel 1893 ha scritto “L’Esclusa”: storia, ambientata in Sicilia, di una donna accusata ingiustamente di adulterio, che viene cacciata di casa dal marito e che sarà riammessa solo dopo essersi resa effettivamente colpevole. Da questo romanzo emerge il suo principio di catalogazione sociale: ognuno riceve dalla società almeno un’etichetta che non le si addice.

Una raccolta importante è “Maschere nude”. Nel 1927 ha pubblicato “Uno, nessuno, centomila”: per una critica fatta al suo naso, il protagonista riflette ossessivamente sulla realtà e decide di "non essere", cioè di annullare la propria identità e di fuggire dal carcere delle forme, come fanno le piante. Per tutti i suoi scritti gli è stato conferito il premio Nobel, alla consegna del quale però è successo un fatto molto insolito: mentre il premio gli veniva assegnato e i giornalisti lo intervistavano, Pirandello ha continuato a scrivere, per 27 volte, alla macchina da scrivere “pupazzate”. Questo gesto sta a significare che da un lato ricercava molto la notorietà ma dall’altro la considerava una pagliacciata.

Pirandello è stato notevolmente influenzato da Bergson, in particolare dal suo “Saggio sul riso”, nel quale il filosofo espone la propria idea riguardo all’ironia, considerata come un distacco rispetto al coinvolgimento emotivo e rispetto alla realtà che si affronta. Pirandello ha scritto così un proprio saggio nel quale ha esposto la differenza fra il comico e il tragico, servendosi di un esempio: si ipotizza che un uomo veda una signora anziana vestita in modo non consono alla propria età. All’uomo istintivo verrà da ridere (lato comico), se però l’uomo incominciasse a domandarsi sul perché la donna è vestita in tale modo, stabilendo in un certo senso un’empatia con lei, questo gli impedirà di ridere di lei e lo porterà quasi a provarne pietà (lato tragico). In tutti i testi umoristici di Pirandello il tragico e il comico vengono mescolati. Il tratto caratterizzante dell’umorismo è il sentimento del contrario: l’avvertimento del contrario è il comico, ma se interviene la riflessione, dall’avvertimento del contrario si passa al sentimento del contrario, cioè all’atteggiamento umoristico.

La realtà per Pirandello non è univoca, ma ha una molteplicità di aspetti e non può essere conosciuta razionalmente. Anche l’identità personale dell’uomo è molteplice: da qui nasce il concetto della maschera. Nella vita sociale ognuno si presenta agli altri attraverso delle maschere e, nello stesso tempo, anche gli altri, vedendoci ciascuno secondo la propria prospettiva particolare, ci danno determinate forme/maschere. Noi crediamo di essere uno per noi stessi e per gli altri, invece siamo tanti individui diversi. Proprio per questa mancanza di unicità c’è l’annullamento della persona che diventa così nessuno (nichilismo). Nella vita sociale vi è dunque l’inganno della comprensione specifica poiché uno pensa di aver conosciuto totalmente una persona, invece ha conosciuto di essa solo una sua minima parte.

La vita è una rappresentazione: l’uomo vive recitando e assumendo diversi ruoli. L’unica via di salvezza dalla trappola della vita sociale è la fuga nell’irrazionale e nell’immaginazione, perché esse trasportano in un altrove fantastico. Il rifiuto della vita sociale dà luogo nell’opera pirandelliana ad una figura ricorrente ed emblematica: l’eroe straniato, che si esclude dai meccanismi sociali e osserva gli uomini imprigionati dalla trappola con un atteggiamento umoristico. Ogni eroe si rende conto dell’assurdità della vita e cerca ininterrottamente un’identità alternativa all’oppressione delle convenzioni sociali, ma ciò è impossibile.

Nel teatro Pirandello è molto rivoluzionario sia per le tecniche narrative sia per i contenuti. Diversamente da Aristotele, Pirandello smaschera la finzione teatrale affermando che il teatro è una finzione al quadrato dato che simula la vita, la quale è già una finzione. Quattro fasi caratterizzano il lavoro teatrale di Pirandello:
- 1° fase: commedie siciliane. I luoghi sono siciliani e i protagonisti riflettono filosoficamente sulla propria condizione. Tra queste commedie le più importanti sono “Il berretto a sonagli” e “Pensaci Giacomino”;
- 2° fase: commedie borghesi. Le più importanti sono “Il piacere dell’onestà”, “Il gioco delle parti” e “Così è (se vi pare)”. I personaggi qui sono il signor e la signora Ponza e la madre della ragazza, i quali, arrivati in un nuovo paese, destano curiosità per il loro modo di comunicare. Alcuni chiedono i motivi per cui comunicano così e il signor Ponza e la suocera danno risposte completamente diverse. La signora Ponza, che nella versione del marito è morta mentre nella versione della madre è rinchiusa in casa, alla fine apparirà affermando che lei è colei che gli altri credono;
- 3° fase: Pirandello enuncia una trilogia di opere teatrali fondamentali: “Ciascuno a suo modo”, “Questa sera si recita a soggetto” e “Sei personaggi in cerca d’autore”. Qui i personaggi rappresentano i sei personaggi che un autore aveva tenuto incompleti nella sua opera. Essi ora vogliono completarsi e raccontare di sé per essere poi ricordati dalla gente;
- 4° fase: commedie fiabesche. La più importante è “I giganti della montagna”.

Approfondimento di studio

Appunti:

- Biografia, temi e opere di Pirandello;
- Pirandello: le maschere e il teatro.

Tesine:
- Pirandello: vita e opere;
- Luigi Pirandello;
- L'uomo in frantumi di Joyce e Pirandello.

Temi:
- Luigi Pirandello;
- Pirandello e Deledda;
- Pirandello e Joyce.

Podcast:
- Luigi Pirandello;
- Il treno ha fischiato;
- La patente;
- Il gioco delle parti;
- Sei personaggi in cerca d'autore;
- Il berretto a sonagli;
- Enrico IV;
- Il piacere dell'onestà;
- Il fu Mattia Pascal.

Video:
- Luigi Pirandello;
- Il fu Mattia Pascal.