Ludovico Ariosto: vita, opere e pensiero

Ludovico Ariosto: vita, opere e pensiero A cura di Silvia Corelli.

Ludovico Ariosto: vita, opere e pensiero dell'autore dell'Orlando Furioso. Accenni alle opere minori del letterato, tra cui Satire e liriche

1La biografia di Ludovico Ariosto

Ritratto di Ludovico Ariosto
Ritratto di Ludovico Ariosto — Fonte: istock

Ludovico Ariosto, autore del più celebre, fantasioso e avvincente poema cavalleresco del nostro Cinquecento - l'Orlando Furioso - ebbe una vita tutt’altro che avventurosa, caratterizzata per lo più da problemi economici e di sussistenza.
Ludovico nasce a Reggio Emilia l’8 settembre del 1474, primo figlio di Niccolò Ariosto, militare al servizio degli Estensi e governatore della stessa città di Reggio Emilia. Il piccolo si trova quindi, fin dalla più tenera età, a respirare il clima della corte estense intorno a cui suo padre opera, passando un’infanzia e una giovinezza spensierate, senza subire direttamente l’influenza dei regnanti. Studia prima giurisprudenza a Ferrara, poi abbandona la facoltà di Legge per passare alle Lettere e comincia a comporre le sue prime poesie

Alla morte del padre però, nel 1497, Ludovico Ariosto sente forti le pressioni economiche, e per mantenere se stesso e la famiglia deve seguire l’esempio paterno e mettersi alle dirette dipendenze della casata d’Este, alternando gli incarichi imposti alle sue produzioni poetiche.

Ritratto del duca Alfonso I d'Este
Ritratto del duca Alfonso I d'Este — Fonte: ansa

Diventa un uomo di corte a tutti gli effetti sotto il cardinale Ippolito d’Este da cui ebbe diversi benefici e per cui svolse numerosi incarichi, forse troppi e troppo impegnativi, ma sempre riuscì a dedicarsi alle lettere e a portare a compimento il suo capolavoro, l’Orlando Furioso. Ludovico Ariosto lamenta spesso i compiti difficili e impegnativi che Ippolito d’Este gli impone, soprattutto quelli che lo portano a Roma per placare le tensioni che insorgevano spesso fra il cardinale Ippolito e papa Giulio II. Quando il cardinale, nel 1517, si reca in Ungheria per reggere un vescovato di cui era titolare, Ludovico si rifiuta di seguirlo: per lui adesso è troppo e non può più sopportare tutti questi incarichi. Fra il cardinale e Ariosto si rompono quindi i legami ma Ludovico resta comunque dipendente della corte estense, anche se con Alfonso I, il duca, i rapporti sono molto più freddi di quanto non succedeva con Ippolito. 

Dal 1522 al 1525 Ludovico Ariosto è governatore della Garfagnana, una nuova regione appena annessa ai domini degli Este, desolata e semiselvaggia, che tenta di reggere con estremo rigore.
Finalmente, dopo questo incarico, può godersi la vita desiderata. Sciolto dagli impegni diplomatici e dalle mansioni pratiche della corte, Ludovico Ariosto si ritira dopo il periodo in Garfagnana, a vita privata, vivendo con la sua donna, Alessandra Benucci, figlia di un ricco mercante, e lavorando alla terza e ultima edizione dell'Orlando Furioso, edita nel 1532. L’anno dopo Ludovico Ariosto muore.

2Ludovico Ariosto: le opere

Ritratto di Ludovico Ariosto
Ritratto di Ludovico Ariosto — Fonte: getty-images

Come abbiamo avuto modo di comprendere dalla biografia di Ludovico Ariosto, il poeta non ebbe il tempo che desiderava per dedicarsi alla scrittura e, quando poteva farlo, il suo primo interesse e polo gravitazionale di tutte le sue fatiche, era l'Orlando Furioso. Esiste tuttavia una produzione minore di Ludovico Ariosto che analizzeremo rapidamente prima di concentrarci sul poema cavalleresco.

2.1Le opere minori

Ludovico Ariosto, fin da giovane, ha composto svariate liriche, cioè componimenti poetici incentrati sulla resa di sentimenti ed emozioni individuali del poeta che si immedesima direttamente nei versi per dare sfogo ai moti del suo animo. Queste liriche si dividono in due gruppi: molte sono in latino, un gruppo meno sostanzioso è in volgare. Senza addentrarci nell’analisi di queste opere uno è il dato importante che va tenuto in gran considerazione quando si pensa alla produzione lirica di Ludovico Ariosto. Le sue poesie si inseriscono in quella tendenza poetica che era il petrarchismo, appena riportato alla ribalta da Pietro Bembo, amico di Ariosto, e pioniere della riforma linguistica cinquecentesca. Questo significa che Ludovico Ariosto si inserisce nel pieno clima del dibattito linguistico del suo tempo sposando quella che sarà l’idea vincente: utilizzare Petrarca, e in particolare il Canzoniere, come un modello di stile nella stesura di ogni nuovo componimento lirico. Ludovico Ariosto integra però l’esempio di Petrarca con l’esempio degli antichi autori latini, dando come risultato delle poesie classicheggianti, pregne di un linguaggio aulico e ricercato, in piena armonia con le tendente Umanistiche che proprio ai classici facevano puntuale riferimento. 

Altro gruppo di componimenti minori ma di maggiore interesse sono poi le Satire, composte fra il 1517 e il 1525, modellate sulla satira classica di Orazio e molto apprezzate sia dagli studiosi che dai contemporanei di Ariosto. Le Satire sono scritte infatti in un periodo in cui in Italia è vivo il dibattito sul sistema dei generi letterari: si cercano cioè modelli, classici o contemporanei, a cui rifarsi per comporre opere, di volta in parte, appartenenti ad un determinato genere. Ludovico Ariosto diventa con questi componimenti un modello per la stesura delle satire successive.
Quando parliamo di Satire di Ludovico Ariosto parliamo di sette componimenti di natura autobiografica in cui l’autore immagina di dialogare, polemizzando, con esponenti della sua cerchia sociale e culturale. Scrive ai suoi fratelli, immaginando con loro appunto uno scambio di idee, scrive a Pietro Bembo e al segretario del duca Alfonso I d’Este per cui, come abbiamo visto, Ludovico Ariosto di trovò a lavorare. I temi più scottanti e divertenti di queste satire sono quello del matrimonio, della vita ecclesiastica dei suoi contemporanei, della stanchezza per i troppi lavori che gli Este commissionavano ad Ariosto. 

2.2Il capolavoro di Ludovico Ariosto: l'Orlando Furioso

I nomi dei personaggi e le storie raccontate da Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso fanno parte della nostra più antica cultura, riguardano le nostre stesse radici e uniscono un punto e l’altro della Penisola. Orlando e Rinaldo, i paladini di Carlo Magno, sono i personaggi dei pupi siciliani, si trovano i loro nomi nelle chiese, nei dipinti, nelle favole che ci racconta i nostri nonni, e anche in svariati luoghi italiani (Capo d’Orlando ad esempio). Ariosto mette in questo poema tutta la tradizione italiana e francese precedente creando un’opera immortale.

Ludovico Ariosto lavorò per decenni all’Orlando Furioso. Comincia a comporlo nel 1503, e lo pubblica per la prima volta nel 1516 a Ferrara. Ci saranno poi due successive revisioni e riedizioni, una nel 1521 e la definitiva nel 1532.  La versione definitiva, quella che oggi troviamo in ogni libreria e che studiamo a scuola, è quella del 1532 e consta di quarantasei canti in ottava rima e, a differenza delle prime due edizioni pensate per la corte estense e per un pubblico padano, questa edizione elimina i tratti linguistici locali per appoggiare la riforma linguistica di Bembo che prediligeva l’uso del fiorentino trecentesco come lingua letteraria.
Ludovico Ariosto comincia a comporre la sua opera partendo da un precedente poema cavalleresco lasciato incompiuto, l’Orlando Innamorato, di un altro autore ferrarese, Matteo Maria Boiardo. Il poema di Boiardo terminava con la fuga di Angelica (bellissima principessa del Catai) dal campo cristiano di Carlo Magno, che è impegnato in una guerra contro i saraceni che minacciano Parigi. I più valorosi paladini cristiani, Orlando e Rinaldo, si contendono l’amore di Angelica e abbandonano l’esercito per seguire la ragazza e riportarla indietro. Anche Ruggero, cavaliere musulmano, è stato rapito da uno stregone e Bradamante, la guerriera cristiana innamorata di lui, lascia anche lei in campo per cercare il suo amato. Dall’amore di Ruggero e Bradamante nasceranno gli antenati degli Estensi: il poema di Ariosto serve anche per celebrare i suoi signori attribuendogli nei natali illustri. 

Illustrazione raffigurante Angelica e Medoro
Illustrazione raffigurante Angelica e Medoro — Fonte: getty-images

Il poema di Ludovico Ariosto si apre quindi su uno scenario già molto divertente: tutti i protagonisti stanno correndo da qualche parte, inseguono qualcuno e fuggono da qualcun altro. Orlando segue Angelica, Angelica scappa da Orlando ma anche dai guerrieri musulmani che vogliono averla, come Sacripante; Rinaldo segue il suo cavallo che è scappato in realtà per condurlo da Angelica, Bradamante cerca disperatamente Ruggero. La trama come intuiamo è articolata, complessa, e segue la tecnica definita dell’entrelacement: ci sono diverse narrazioni che si alternano e si intrecciano una all’altra.
Senza entrare nel dettaglio di tutte queste numerose narrazioni riassumiamo per sommi capi la trama dell'Orlando Furioso.
Angelica è in fuga dall’accampamento cristiano, i più valorosi paladini cristiani di Carlo Magno e i più valorosi paladini musulmani di Agramente, il re africano condottiero dei saraceni, sono innamorati di lei e abbandonano la guerra per cercarla. Angelica però, a causa di un filtro amoroso, si innamora del più misero e insignificante personaggio del poema: Medoro. Orlando, venuto a conoscenza della notizia impazzisce, si spoglia nudo, fugge per i boschi tagliando alberi e tutto quello che trova sul suo cammino. Sarà Agilulfo che, recandosi sulla Luna in sella al cavallo alato, l’ippogrifo, recupera il senno di Orlando per riportarlo sulla terra e far tornare il cavaliere a combattere (e vincere) la guerra contro i saraceni. Bradamante e Ruggero, nonostante i continui ostacoli che si mettono fra loro, riusciranno a coronare il loro amore, sposandosi dopo la conversione al cristianesimo di Ruggero, per dare origine alla casata degli Este. 

A tutti par che quella cosa sia, | che piú ciascun per sé brama e desia.

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso

Per parlare dei temi veicolati dalla trama dell'Orlando Furioso dobbiamo pensare prima di tutto che quest’opera fonde insieme personaggi e narrazioni già contenuti nei romanzi cavallereschi medievali. In queste opere, per lo più francesi ma poi passate anche in Italia (e qui integrate con altri personaggi e vicende originali) attraverso le forme poetiche popolari dei cantari franco-veneti o attraverso versioni in prosa toscane, troviamo due filoni diversi comunemente noti come ciclo bretone e ciclo carolingio: 

  • Nel ciclo bretone (di Bretagna, luogo in cui viveva Artù) i temi fondamentali sono l’amore e la magia. Le vicende coinvolgono i personaggi della corte di re Artù ed è presente mago Merlino.
  • Il ciclo carolingio (da Carlo Magno) coinvolge invece Carlo Magno e i suoi paladini e si occupa esclusivamente di battaglie e della fede cristiana che combatte contro i peccatori saraceni.

Vediamo bene che nell'Orlando Furioso tutti questi elementi si intersecano perfettamente. Abbiamo quindi amore, magia, battaglie e fede, proprio come Ludovico Ariosto ci dice nel proemio, anticipando quelli che saranno gli argomenti del poema: le donne i cavallier, l’arme gli amori/le cortesie, l’audaci imprese io canto (vi racconterò delle donne e dei cavalieri, delle armi, degli amori, delle cortesie e delle loro audaci imprese). Non manca poi anche un certo grado di ironia e di grottesco: Ariosto descrive i paladini e i saraceni a volte come delle caricature, li prende in giro e li mette in ridicolo mostrando come ormai l’ideale cavalleresco esista solamente in storie lontane e inverosimili.
Come abbiamo accennato, poi, esiste anche un filone encomiastico (cioè di lode) nel Furioso. Ariosto fa discendere la casata degli Este dai valorosissimi Ruggero e Bradamante: la famiglia d’Este diventa così l’ereditiera di tutti i valori di cortesia e coraggio di cui è simbolo la coppia.