Lo Zibaldone

Lo Zibaldone A cura di Redazione Studenti.

Lo Zibaldone di Leopardi: analisi, struttura e spiegazione del diario del pensiero poetico e filosofico del poeta recanatese

1Che cos'è lo Zibaldone

Statua di Leopardi posta nella piazza di Recanati che prende il suo nome
Statua di Leopardi posta nella piazza di Recanati che prende il suo nome — Fonte: ansa

La stesura dello Zibaldone di pensieri impegna in modo più o meno continuo Giacomo Leopardi per una quindicina d’anni, dal 1817, quando Giacomo aveva appena diciotto anni, al 1832: si tratta una raccolta di dimensioni monumentali, che conta 4526 pagine manoscritte, nelle quali Leopardi riversa un’impressionate varietà di considerazioni e pensieri relativi a questioni filologico-erudite, linguistiche, letterarie, filosofiche; vi si trovano però anche abbozzi poetici, pagine saggistiche, note psicologiche e autobiografiche. 

Meglio di qualsiasi altra opera leopardiana, dunque, lo Zibaldone di Leopardi riesce a restituirci un’immagine della vastità degli interessi del suo autore, fornendoci inoltre una grande quantità di informazioni relative alla sua vita e attività.   

L’opera assume il titolo attuale a partire dal 1827, anno in cui Leopardi comincia a stendere un indice tematico e analitico.   

2Un diario intellettuale

Ritratto di Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi — Fonte: ansa

Solo nel 1820, quando lo Zibaldone contava ormai più di un centinaio di pagine, Leopardi comincia ad apporre alle annotazioni la data della loro composizione: l’opera assume così il carattere di un vero e proprio diario intellettuale. È nel corso degli anni Venti, infatti, che l’attività dell’autore si fa più intensa: Leopardi raccoglie i materiali in un monumentale manoscritto di 4526 pagine, dotato di diversi indici. Ogni singola riflessione è numerata progressivamente.

Attraverso un fitto sistema di rimandi interni (fondati sulla numerazione progressiva delle note), Leopardi mette in comunicazione riflessioni anche molto lontane, riprendendo, per completarli o correggerli, ragionamenti avviati in precedenza. Anche per questo lo Zibaldone si presenta non come un insieme disordinato e confuso di appunti, bensì come un’opera autonoma, con specifici caratteri distintivi.

La critica ha sottolineato soprattutto la lucidità, l’immediatezza e la vivacità dello stile impiegato da Leopardi per compilare le proprie note, qualità che ne fanno uno strumento flessibile, capace di adattarsi alla vivacità, complessità e raffinatezza del pensiero di Leopardi

3I temi dello Zibaldone

Lo Zibaldone è l’opera che meglio rappresenta il carattere enciclopedico della riflessione leopardiana, e ciò rende di fatto molto limitante qualsiasi tentativo di sintesi o ricapitolazione.

Guardando però al contenuto più strettamente filosofico della raccolta è possibile enucleare alcuni temi fondanti, che caratterizzano l’intera produzione leopardiana (e, in particolar modo, i Canti e le Operette morali):       

  • la questione del rapporto tra uomo e natura
  • la riflessione sul piacere
  • la teoria della poesia

3.1Il rapporto tra uomo e natura

Disegno raffigurante Giacomo Leopardi
Disegno raffigurante Giacomo Leopardi — Fonte: istock

Le idee di Leopardi sul rapporto fra uomo e natura conoscono un’evoluzione per certi versi spettacolare, che coinvolge, a un certo punto, il disegno del mondo, con il passaggio dalla contrapposizione tra una natura benefica e generosa e una ragione malefica, a una concezione assolutamente negativa dell’esistenza.

In quest’ultima fase, la natura assume l’immagine di una madre assassina che crea per distruggere, al solo scopo di perpetuare il circolo materiale di riproduzione.

Dallo Zibaldone, p. 14:

La ragione è nemica d’ogni grandezza: la ragione è nemica della natura: la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande quanto più sarà dominato dalla ragione: che pochi possono esser grandi (e nelle arti e nella poesia forse nessuno) se non sono dominati dalle illusioni.

Dallo Zibaldone, p. 34:

La ragione è nemica della natura, non già quella ragione primitiva di cui si serve l’uomo nello stato naturale, e di cui partecipano gli altri animali, parimente liberi, e perciò necessariamente capaci di conoscere. Questa l’ha posta nell’uomo la stessa natura, e nella natura non si trovano contraddizioni. Nemico della natura è quell’uso della ragione che non è naturale, quell’uso eccessivo ch’è proprio solamente dell’uomo, e dell’uomo corrotto: nemico della natura, perciò appunto che non è naturale, né proprio dell’uomo primitivo.

3.2La riflessione sul piacere

Ritratto di Giacomo Leopardi realizzato da Lolli
Ritratto di Giacomo Leopardi realizzato da Lolli — Fonte: ansa

La riflessione sul piacere occupa ugualmente un posto centrale nel pensiero di Leopardi, perché è la chiave della sua psicologia, della sua morale e della sua estetica: l’uomo leopardiano infatti è definito nella sua sete insaziabile di felicità, cioè di piacere, che si manifesta in ogni attività, compresa l’espressione poetica. 

Ma quel desiderio di piacere infinito non può essere soddisfatto da nessun piacere finito, quali sono quelli che offre la vita reale. A causa di ciò l’uomo è condannato a una condizione di angoscia, che Leopardi chiama «noia», caratterizzata dal vuoto esistenziale e dalla perdita di contatto con gli impulsi vitali.

A differenza di quella della natura, la concezione del piacere viene definita una volta per tutte in alcune pagine dello Zibaldone del luglio 1820, e non subisce poi sostanziali variazioni.

Piazza Leopardi a Recanati
Piazza Leopardi a Recanati — Fonte: ansa

Dallo Zibaldone, p. 165

Il sentimento della nullità di tutte le cose, la insufficienza di tutti i piaceri a riempierci l’animo, e la tendenza nostra verso un infinito che non comprendiamo, forse proviene da una cagione semplicissima, e più materiale che spirituale. L’anima umana (e così tutti gli esseri viventi) desidera sempre essenzialmente, e mira unicamente, benché sotto mille aspetti, al piacere, ossia alla felicità, che considerandola bene, è tutt’uno col piacere.

Questo desiderio e questa tendenza non ha limiti, perch’è ingenita o congenita coll’esistenza, e perciò non può aver fine in questo o quel piacere che non può essere infinito, ma solamente termina colla vita. E non ha limiti

  1. né per durata,
  2. né per estensione.

Quindi non ci può essere nessun piacere che uguagli

  1. né la sua durata, perché nessun piacere è eterno,
  2. né la sua estensione,

perché nessun piacere è immenso, ma la natura delle cose porta che tutto esista limitatamente e tutto abbia confini, e sia circoscritto.

3.3La teoria della poesia

La teoria della poesia, altro tema fondamentale dello Zibaldone, è strettamente legata a quelle della natura e del piacere, proprio perché la poesia si situa dalla parte delle illusioni e della natura e, almeno inizialmente, contro la ragione. È vero, ad ogni modo, che le riflessioni sulla poesia sono alimentate soprattutto dagli interessi e dalle competenze filologiche di Leopardi che indaga sulle lingue antiche  e moderne. 

Sfogliando lo Zibaldone, vediamo comporsi, pagina dopo pagina, una specie di ‘vocabolario poetico ragionato’, nel quale sono presentate le parole più adatte alla scrittura in versi e si spiega perché alcune siano da preferire ad altre simili.

La noia è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.

Giacomo Leopardi, Lo Zibaldone