La funzione del linguaggio e i teorici

Di Antonella Massari.

Il linguaggio e le funzioni secondo alcuni teorici. Il comportamentismo all'inizio degli anni '50.

All’inizio degli anni cinquanta la corrente dominante in psicologia era il comportamentismo e diversi autori, in quell’ambito, si occuparono del linguaggio.

S

econdo Skinner, una persona apprende a parlare in modo molto simile a quello con cui apprende ogni altro comportamento: attraverso le sue interazioni con l’ambiente, cioè attraverso rinforzi e punizioni.
Quando i bambini emettono i primi suoni simili a quelli del linguaggio adulto, oppure le prime parole, essi ottengono una grande quantità di rinforzi da parte dei genitori e smettono man mano di utilizzare le espressioni che gli adulti non accettano.
Inoltre il riuscire ad esprimere i propri desideri e bisogni è, di per sé, un forte rinforzo per il bambino. L’esperienza e l’apprendimento hanno un ruolo determinante nell’acquisizione del linguaggio.

Chomsky prende avvio da una critica all’ipotesi comportamentista, perché questa, se spiega l’acquisizione delle singole parole, non

spiega la complessità della condotta linguistica nel suo insieme e soprattutto la produzione di frasi sempre variabili.

La produzione e la comprensione del linguaggio sono determinate da regole grammaticali generative, che consistono in proprietà innate della mente umana.
Chomsky
fa una distinzione tra:

  • “Competence”: l’attitudine a generare e a capire l’insieme infinito di frasi di una lingua
  • “Performance”: l’attitudine a realizzare concretamente le possibilità offerte dalla competenza, ovvero le manifestazioni linguistiche reali del soggetto.
  • E’ evidente che la performance è in buon parte determinata dalla competenza, ma è anche influenzata da parecchi altri fattori extralinguistici, come le limitazioni dovute alla memoria, problemi di attenzione ecc.
    La comparsa del linguaggio è legata alla maturazione di uno specifico meccanismo a base innata. L’epoca di comparsa sarebbe dunque prefissata piuttosto rigidamente nel patrimonio genetico dell’organismo e non dipenderebbe dalla quantità e dal tipo di stimolazione ricevuta dall’ambiente.
    Il limite di questa teoria è di trascurare il contesto linguistico ed extralinguistico (l’interazione sociale, la personalità, le capacità cognitive, la memoria, l’attenzione) in cui le parole o le frasi vengono effettivamente prodotte.

    Per Vygotskij, la funzione del linguaggio, sia nei bambini che negli adulti, è la comunicazione e quindi anche il linguaggio del bambino è sociale.

    Linguaggio e pensiero sono in origine indipendenti, ma poi si integrano in un processo di reciproco influenzamento, e allora il pensiero diventa verbale e il linguaggio razionale, dal momento che il linguaggio non serve solo a verbalizzare ciò che si pensa, bensì esercita una funzione regolatrice sul funzionamento del pensiero e del suo sviluppo.
    Il linguaggio egocentrico segnerebbe una fase, un momento del processo di interiorizzazione del linguaggio, ovvero è il luogo di incontro e di interrelazione dell’originaria funzione comunicativa del linguaggio con quella strumentale del pensiero. Il linguaggio egocentrico testimonia la comparsa di un uso intrapsichico del linguaggio accanto ad un uso sociale e comunicativo. All’inizio il linguaggio assolve solo una funzione sociale, ma progressivamente si sviluppa anche una funzione intrapersonale.
    Il linguaggio viene acquisito attraverso modelli adulti, rapporti sociali, progressivamente il linguaggio viene interiorizzato, si divise in 2 funzioni, da una parte continua a conservare l’interazione–comunicazione con le persone, linguaggio sociale, dall’altra da questa funzione originaria lentamente se ne distacca, diviene interiorizzato e diventa sempre meno dipendente dall’azione in corso, perde il carattere di commento dell’azione attuale e acquisisce la funzione di guida del comportamento e del pensiero.Questo processo di interiorizzazione si verifica dai 3 agli 8 anni.
    Il linguaggio egocentrico è strutturalmente diverso da quello sociale, perché non deve essere esplicito per un interlocutore esterno, è ellittico e ricco di omissioni, aumenta nelle situazioni difficili,quando si presentano ostacoli al corso dell’azione.
    Il linguaggio interiorizzato è una forma di pensiero che si struttura utilizzando le regole della lingua, le parole e i loro significati:è un pensiero verbale al quale il linguaggio conferisce una forma logica, analitica e sequenziale.

    Piaget, in polemica con questa posizione, sostiene che nel linguaggio del bambino non si avverte alcuna esigenza comunicativa e che

    il linguaggio stesso sia originariamente egocentrico. Piaget lo considera una delle componenti di un più generale egocentrismo, che egli ritiene la condizione tipica del bambino allo stadio preoperatorio (2-7 anni).
    Il linguaggio egocentrico consiste in una specie di monologo che il bambino rivolge a se stesso, senza preoccuparsi che gli altri lo comprendano, né che gli rispondano. Il bambino è incapace di vedere le cose dal punto di vista di un altro.
    L’egocentrismo linguistico viene considerato come un prodotto dell’egocentrismo intellettuale e col tempo si atrofizza. Il linguaggio segue l’evoluzione del pensiero ed ha una funzione ausiliariain questo sviluppo. La condizione necessaria per passare dal linguaggio egocentrico a quello socializzato è costituita da un mutamento qualitativo del pensiero, che nasce dall’azione e che si realizza come interiorizzazione di essa nelle operazioni intellettuali.