Spiegazione della Libido, Freud e le sue teorie su questa espressione psichica dell'energia sessuale

I METODI CLINICI

- Introduzione - Il metodo del colloquio clinico - Il metodo psicoanalitico

Il metodo psicoanalitico

Argomenti trattati:
Cenni sul fondatore - Studi sull’isteria - Il metodo delle "libere associazioni" - L’inconscio - I "punti di vista" psichici: le "topiche" freudiane - La "libido" - Il significato e la funzione del sogno - Eros e Thanatos - La psicopatologia della vita quotidiana: gli atti mancati - Il motto di spirito - Il significato dei sintomi - Transfert e controtransfert: significati e funzioni - La psicoanalisi come metodo scientifico: conclusioni


La "libido "

L’indagine sui contenuti fantasmatici dell’ Es, condusse Freud alla formulazione di una dottrina generale delle pulsioni, in cui la "libido" (ovvero, l’espressione psichica dell’energia sessuale) si esprime percorrendo quelle zone erogene, ognuna delle quali rappresenta una fase della sua evoluzione.
Per Freud. non esiste un’unica pulsione sessuale, ma la sessualità è un insieme di pulsioni parziali che partono da diverse zone corporee e che hanno mete diverse: ogni pulsione ha infatti una fonte (una parte del corpo, una "zona erogena", connessa sempre a una funzione vitale), una meta (la scarica della tensione sessuale) e un oggetto (un oggetto appropriato a procurare il soddisfacimento).
Le analisi sulla "libido" sono contenute nello scritto "Tre saggi sulla teoria della sessualità".
Due sono i punti fondamentali:
- l’originale interpretazione della "perversione" come attività sessuale che sia volta non alla procreazione, bensì alla ricerca del piacere fine a se stesso;
- la demolizione del preconcetto che la sessualità appartenga solo all’età adulta: anzi F. definisce il bambino come un "essere perverso polimorfo" (perverso in base a quanto detto sopra, polimorfo perché ricerca il piacere con varie parti del suo corpo).

In questa concezione, la "libido" subisce un’evoluzione in varie fasi nell’individuo, collegandosi come detto ad altre funzioni vitali e localizzandosi in determinate "zone erogene":

a "fase orale" (primo anno e mezzo circa di vita): questa fase è caratterizzata, da una parte, dall’attività della suzione, fonte di piacere, e dall’altra, dall’introiezione, cioè dall’impossessamento dell’oggetto attraverso l’introduzione orale. Incorporando gli oggetti, il bambino si unisce e s’identifica con essi.

b "fase anale" (fino a 3 anni): in questa fase, l’ano (o meglio il controllo dello sfintere anale, nella ritenzione e nell’espulsione delle feci) viene ad essere la localizzazione più importante dei desideri e delle gratificazioni sessuali.

c "fase fallica" (dai 3 e i 6 anni): in questa fase, l’unico organo conosciuto sia dal maschio che dalla femmina è il fallo, che crea tra i due sessi l’opposizione: presenza del fallo e assenza del fallo.
c1) E’ in questa fase, poi, che F. colloca la nascita di quel fondamentale evento psichico che è il "complesso epidico", cioè quell’insieme (=complesso) di sentimenti amorosi e ostili che il bambino sperimenta nei confronti dei genitori: più specificamente, nella sua forma "positiva", desiderio della morte del rivale del proprio sesso, associato al desiderio sessuale per l’individuo di sesso opposto (si rammenti il mito di Edipo, che uccide il padre Laio e sposa la madre Giocasta, del tutto inconsapevolmente). La scoperta dell’Edipo è preparata dall’abbandono della "teoria della seduzione infantile" (cui F. era giunto a causa dell’insistenza ch’egli riscontrava nel racconto dei suoi pazienti di episodi di seduzione infantile, ad opera prevalentemente del padre o di un fratello maggiore): l’Edipo è infatti non un trauma reale (la seduzione infantile), ma il "fantasma" di una seduzione.
c2) Accanto e connesso al complesso epidico, vi è il "complesso di castrazione", che assume un diverso significato e provoca differenti conseguenze nei due sessi. Per il bambino, la castrazione, che rappresenta una punizione da parte del padre nei confronti delle sue attività sessuali e del suo desiderio epidico di possedere la madre, si trasforma in angoscia di castrazione, che, allontanando il bambino dall’oggetto materno, segna la fine del complesso epidico, l’imminente formazione del Super-io e l’entrata nella fase di latenza. Nella bambina, il complesso di castrazione induce a pensare l’assenza del pene come un disonore di cui è responsabile la madre; questa fantasia genera un sentimento di invidia nei confronti di quest’organo che la bambina cerca di compensare desiderando il pene del padre e volgendo, dipoi, la propria sessualità verso la ricettività.

d "fase di latenza" (dai 6 agli 11 anni): questa fase è caratterizzata da un (apparente) assopimento degl’interessi sessuali.

e "fase genitale" (dagli 11 anni in poi): fa la sua comparsa nell’età dello sviluppo, con la piena maturazione e differenziazione degli organi sessuali.

Lo sviluppo della "libido" può svolgersi naturalmente, o subire degli arresti per l’interferenza della "fissazione" o della "regressione", che rispettivamente bloccano (persistendo in una data fase) lo sviluppo psichico o lo riportano a fasi precedenti, con conseguente formazione di sintomi nevrotici.