La pedagogia nelle lezioni di Immanuel Kant

Di Barbara Leone.

Kant ha insegnato pedagogia tra il 1776 ed il 1787 dimostrando che l'educazione dovesse nascere da un giusto equilibrio tra libertà ed autorità, La sua riflessione partiva da alcuni testi di pedagogia, dai quali poi si è distaccato per proporre la sua concezione con numerosi riferimenti a Rousseau e a Locke. La pedagogia di Kant era prganizzata in diversi momenti. L'educazione è considerata come un'esigenza primaria dell’uomo. Il cammino verso la realizzazione piena dell'umanità prosegue di generazione in generazione

Kant ha insegnato pedagogia tra il 1776 e il 1787. La sua riflessione partiva da alcuni testi di pedagogia, dai quali poi si è distaccato per proporre la sua concezione con numerosi riferimenti a Rousseau e a Locke. La pedagogia di Kant era prganizzata in diversi momenti: l’Introduzione, dedicata ai problemi di pedagogia generale; l’Educazione fisica o naturale, dedicata alla dimensione strettamente fisica e anche a quella intellettuale; l'Educazione pratica o morale, dedicata all'abilità, alla sagacia e alla moralità.

L'educazione è considerata come un'esigenza primaria dell’uomo. L'uomo infatti è quello che è proprio grazie all'educazione. Questo cammino verso la realizzazione piena dell'umanità prosegue di generazione in generazione. Attraverso l'educazione si può arrivare a sviluppare le potenzialità umane e le conoscenze. Secondo Kant nella natura dell’uomo risiede un’animalità istintuale che deve essere disciplinata dall’esterno per poi essere sottomessa alla ragione. Gli istinti devono essere sottomessi dalla disciplina, che ha così un compito negativo; mentre l’istruzione deve servire per insegnare a pensare e raggiungere i propri scopi ed in quest'ottica assume un compito positivo. Accortezza e moralità si possono sviluppare grazie alla formazione pratica.

Autorità e libertà

Il processo educativo si fonda sulla libertà, che però non può essere lasciata a se stessa nella dimensione istintuale. Per questo è indispensabile che alla dimensione naturale subentri la guida esterna dell’educatore. Quest'ultimo potrà insegnare al giovane la disciplina, in modo che pian piano il giovane possa arrivare a sviluppare una disciplina morale interiore autonoma. L’influsso del pensiero di Rousseau spinge Kant a voler lasciare il massimo della libertà possibile per il giovane, essendo consapevole che l'autonomia futura del giovane dipenderà dall'imposizione dell'obbedienza. Questo rapporto tra libertà da un lato ed obbedienza dall'altro può portare a due diversi tipi di sottomissione, positiva o negativa. Il diverso grado di sottomissione dipende infatti dal fatto se deriva da una obbedienza meccanica di un individuo incapace di giudizio o dall’inibizione della riflessione e della libertà di giudizio da parte di chi ne è capace.

Educazione e società

Kant ritiene che un nuovo piano educativo potrebbe essere ostacolato da un lato da chi detiene il potere e considera i sudditi come strumenti per i propri fini, dall'altro dai genitori che si preoccupano solo che i loro figli abbiano successo. Quindi l'educazione dovrebbe essere un compito affidato soltanto ad esperti che siano in grado di dar luogo a progressi educativi corretti. L'azione educativa deve quindi provenire dagli sforzi congiunti di persone illuminate e competenti, che siano interessate al bene universale e al miglioramento dello stato futuro dell’umanità. Il cambiamento del sistema educativo può determinare una rivoluzione di impostazione, rivolta in primo luogo a formare maestri in grado di operare in modo libero e creativo.

I luoghi dell'educazione: tra pubblico e privato

Per Kant la scuola pubblica detiene il compito principale dell’istruzione, mentre la disciplina e la formazione morale devono essere affrontati in ambito privato e domestico. L'educazione domestica però ha un limite: spesso è svolta da persone che a loro volta non sono state bene educate e tendono a contrastare il compito affidato al precettore. Per questo Kant ritiene che l'ideale sarebbe poter contare su una scuola pubblica in grado di assolvere anche i compiti educativi di formazione morale.

L’educazione fisica o naturale: il corpo libero e allenato

La seconda sezione della Pedagogia di Kant è dedicata all’educazione fisica: una educazione naturale che trascende la dimensione corporea. Seguendo il pensiero di Locke e Rousseau, Kant riprende anche il tema dell’educazione corporea in senso stretto. Lo sviluppo intellettuale infatti prevede anche uno sviluppo delle disposizioni naturali. Viene quindi data importanza anche alla libertà di movimento e ad un moderato indurimento fisico. Kant approva il rifiuto dell’abitudine, però sottolinea l’importanza dell’esercizio fisico tramite giochi e attività finalizzate a criteri di utilità. All'inizio quindi l’educazione corporea risulterà negativa, ma poi potrà diventare positiva, cioè non togliere impedimenti, ma aggiungere attività.

L’educazione naturale dell'anima: dal gioco al lavoro

L’educazione naturale non riguarda solo la cura del corpo, ma anche quella dell'anima.
L’educazione naturale dell’anima si distingue dall’educazione morale perché forma la natura interna dell’uomo, che riguarda le facoltà intellettuali e la ragione. Questa educazione può svolgersi in forma libera, attraverso il gioco, oppure in forma scolastica, attraverso l'obbligo. L’educazione che viene svolta soltanto attraverso il gioco produce effetti negativi, perché sviluppa l’ozio. Per questo l'educazione scolastica è indispensabile, in quanto deve insegnare ad alternare ore di attività obbligatoria ad ore di attività ricreativa e formare la disposizione al lavoro adulto.

L’educazione intellettuale: ragione e metodo socratico

Kant propone un tipo di educazione intellettuale in cui le facoltà inferiori (sensibilità, immaginazione, memoria, attenzione) sono sviluppate in funzione della capacità di giudizio razionale. Per questo ritiene che le capacità della mente infantile debbano essere addestrate attraverso contenuti concreti tratti dalle lingue, dalle scienze e dalla storia, per preparare un corretto uso della ragione. Kant rifiuta quinti qualsiasi forma di pedanteria: la memoria è strumento e non fine, le conoscenze devono essere legate all’utile e al concreto. In questo modo però viene penalizzata l’autonomia di alcune caratteristiche infantili come l’immaginazione, rinforzata solo come strumento al servizio della capacità razionale. Kant ritiene che sia necessario proibire la lettura di romanzi ai ragazzi perché indeboliscono la memoria e favoriscono la distrazione, mentre un fanciullo deve restare concentrato sullo sviluppo della capacità di giudizio. Questo obiettivo si raggiunge attraverso il metodo socratico, teso a far emergere con il dialogo le capacità logiche e astrattive per cogliere le regole nei casi particolari e riportare i casi particolari sotto il dominio dell’universale. L'aspetto più importante di percorso è la ragione, intesa come capacità di cogliere i principi. La ragione del fanciullo non è ancora una ragione speculativa, ma è soprattutto una ragione concreta, legata alle cause di ciò che accade. In questa dimensione "il miglior mezzo per comprendere è il fare".

Dalla disciplina alla moralità

L’educazione naturale riguarda anche la disciplina, intesa come limitazione della libertà tesa a produrre le disposizioni di cui il ragazzo si servirà per obbedire alle proprie massime morali. Secondo Kant se si vuole formare la moralità non si deve punire: la moralità infatti è un aspetto talmente alto che non deve essere paragonata alla disciplina. La socievolezza, la sincerità, l’obbedienza e il senso del dovere devono essere suscitati nel rapporto con il maestro. Le trasgressioni alla sincerità e soprattutto all’obbedienza potranno essere contenute con castighi fisici e morali. I castighi non devono essere inflitti in modo iroso, ma in modo da rendere l’allievo consapevole del loro significato correttivo. Allo stesso modo i premi non devono essere utilizzati perché spingono ad agire per puro interesse invece che per dovere.

L’educazione prativa e il dovere morale

L’educazione fisica è considerata come un aspetto che accomuna l’uomo agli animali. Quello che differenzia l'uomo dagli animali è invece la capacità di porsi una legge morale. L’educazione pratica riguarda l’agire dell’uomo e comprende l’abilità, la prudenza e la moralità. La prima deve diventare una maniera di pensare; la seconda la capacità di servirsi dell’abilità; e la terza il dominio delle passioni realizzato dal carattere. Il carattere di un giovane si può formare attraverso un esercizio costante del dovere verso se stessi e verso gli altri. Kant associa quindi la moralità all’obbedienza, cioè ad una legge morale che comanda di agire in senso universale ed è libera da fini particolari e da moventi esterni. Kant pensa che per sua natura l’uomo non sia né buono né cattivo. Può diventare moralmente buono grazie alla virtù (padronanza di se). Si deve uscire dallo stato di natura evitando l’insorgenza di vizi indotti dalla società, accettando i giusti principi e una avversione interiore verso tutto ciò che è moralmente spregevole. Il timore della propria coscienza dovrà sostituire il timore di Dio o degli uomini come determinante dell’azione.

Catechismo del diritto ed educazione religiosa


Kant ritiene ci sia una mancanza di un catechismo del diritto con cui presentare i diritti e i doveri dell’uomo. Fulcro di questa educazione sarà il rifiuto di principi come la pietà o il merito presso Dio per individuare le azioni buone, in quanto hanno valore solo se compiute per il dovere che le richiede. Il fanciullo deve capire che il vero culto di Dio non è nella preghiera ma nell’obbedienza alla legge morale, altrimenti la religiosità si riduce a puro culto esteriore.

L’educazione sociale e l'esame di coscienza


Secondo Kant è necessario abituare a giudicare se stesso secondo il lume della propria ragione e non in base al confronto con gli altri. Alla base dell'educazione sociale ci sono la dignità dell’uomo e l’uguaglianza. Secondo il programma kantiano devono diventare una acquisizione interiore della coscienza, attraverso la quale identificare tra le massime del proprio agire, l’amore per il prossimo e il bene universale, superando l’egoismo naturale della specie umana.
La pedagogia kantiana è finalizzata al superamento della natura animale per il raggiungimento di una superiore ragione morale che identifica nell’obbedienza al dovere e nell’esame di coscienza la massima espressione dell’autentica umanità e il fine dell’educazione.

La pedagogia kantiana fra tensione etica e adultismo

Alcuni critici hanno visto nelle lezioni kantiane una semplice rielaborazione dell’Emilio, mentre altri vi hanno individuato un percorso teso a legare tra loro etica e pedagogia. Il rigorismo e il formalismo dell’etica kantiana, basata su una condotta modellata dal puro senso del dovere, domina in questa opera ogni altro aspetto di analisi autonoma della condotta e dei bisogni infantili. Il contrasto tra Rousseau e Kant è incentrato sull’incapacità del filosofo tedesco di concepire percorsi educativi a misura di allievo. Kant bandisce l’immaginazione in tutti i suoi aspetti semplicemente creativi; il richiamo alla concezione del lavoro come dovere soffoca la necessità di adattare l’insegnamento alla dimensione ludica dell’esperienza infantile e creativa del bambino e dell’adolescente. La pedagogia di Kant appare quindi come indicazione educativa verso un fine altissimo.