Letteratura: Omero e l' Epoca della Lirica

Di Redazione Studenti.

La letteratura greca si apre col suo nome più grande, quello di Omero

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OMERO E L'EPOCA DELLA LIRICA

Omero è a sua volta la conclusione di un grande sviluppo di carmi, che si perdono nei tempi e che cantavano allo stesso modo le gesta di dei e di eroi. Vari cicli epici, tipici di popoli avventurosi e del "medioevo" delle varie civiltà, sono alle origini di questa letteratura. Il loro centro di sviluppo fu la Ionia, paese di vivaci rapporti commerciali e di rapido arricchimento materiale e spirituale.
Di Omero si sa ben poco di sicuro; persino la sua esistenza è molto discussa, così come l'epoca in cui furono redatti i due grandi poemi che gli antichi gli attribuivano: l' Iliade e l' Odissea. Già in età alessandrina si tendeva a considerarli opera di due poeti diversi e la questione ha interessato i critici fino ai giorni nostri. La stesura definitiva del testo, comunque sia, sarebbe avvenuta verso i sec. VIII-VII a. C., e di lì prende le mosse la letteratura greca, già definita nei suoi caratteri: libertà e senso critico, spontaneità, finezza, lirismo e drammaticità, grazie anche all'ausilio di una lingua chiara, armoniosa, duttile, capace di ogni sfumatura. Omero – o chi per lui – cantò lo spirito eroico dei Greci: una loro spedizione in età micenea contro Troia, città fiorente dell'Asia Minore ( Iliade), e il ritorno avventuroso di uno degli eroi, Ulisse, in patria ( Odissea).
Poeta antieroico fu invece Esiodo di Ascra in Beozia (forse metà del sec. VIII a. C.), autore di due poemetti di modesta e sofferta umanità: la Teogonia (sull'origine dell'universo e genealogia degli dei) e Le opere e i giorni (vicende, virtù, vizi e fatiche degli uomini). Intanto, forme di poesia più elaborata, con o per accompagnamento di musica e di danza, servivano ad altre manifestazioni dello spirito greco: le feste, i banchetti, l'esposizione di massime morali e l'espressione di sentimenti collettivi e individuali: sono i canti lirici, monodici o corali, in dialetto ionico (elegia e giambo), eolico (canti d'amore, di guerra, di simposio), dorico (canti corali religiosi e sportivi).
L'età d'oro di questa poesia, cui partecipano tutte le stirpi greche, va dal sec. VII al V a. C. Si segnalano i giambi di Archiloco di Paro, di Semonide e d'Ipponatte; le elegie patriottiche di Callino e Tirteo, quelle gnomiche di Solone, quelle morali di Teognide, quelle amorose di Mimnermo; ma soprattutto i due grandi lirici di Lesbo, Alceo e Saffo, il primo impetuoso nei suoi carmi di lotta politica, la seconda impareggiabile nelle canzoni d'amore; solo si avvicina a essi lo ionico Anacreonte, molle cantore di feste e d'amore.
Nella lirica corale, per le festività, si esprimono i sentimenti o le tradizioni religiose della collettività, soprattutto dei Dori, che avevano più forte il senso della stirpe, della patria, della religione. Dopo le più antiche canzoni per cori femminili di Alcmane (sec. VII-VI) e quelle mitologiche del suo contemporaneo Stesicoro, grandi carmi corali produssero tra il sec. VI e il V Simonide di Ceo (ca. 556-468), Bacchilide, suo nipote (ca. 520-450), e Pindaro di Cinocefale (522/18-438): tutti e tre scrissero soprattutto canzoni in lode dei vincitori delle gare panelleniche (olimpiche, pitiche, istmiche, nemee) in ampie composizioni articolate in strofe e in metri vari.
Anche i primi filosofi della G. espressero in quegli anni le loro idee, soprattutto sulla natura e sulla formazione del mondo: quelli della scuola ionica, tra il sec. VII e il VI (Talete, Anassimandro, Anassimene, Eraclito), e quelli dell'Italia merid. e di Sicilia, nel sec. VI (Senofane, Parmenide, Empedocle).
Accanto all'epica, alla lirica, alla filosofia, il sec. VI vide fiorire un altro genere letterario: la favolistica. Essa trovò in Esopo un personaggio oscillante tra storia e leggenda, un raccoglitore, se non un inventore, di racconti popolareschi, animati da bestie umanizzate che più tardi ispirarono altri poeti, da Fedro a La Fontaine.
L'epoca della lirica chiude l'età arcaica della letteratura greca, il periodo delle invenzioni di grandi generi letterari, rimasti in tutte le posteriori letterature europee, e delle più alte creazioni fantastiche e sentimentali, col piacere del racconto, con la fusione di più arti in una sola espressione umana.