Università: ricercatore scrive a Napolitano

Di Valeria Roscioni.

Ricercatori sempre più precari: la legge di Stabilità potrebbe danneggiarli ancora. La lettera di un cervello in fuga

UNIVERSITA’: RICERCATORE SCRIVE A NAPOLITANO. La legge di Stabilità per quel che riguarda l’Università prevede che per i ricercatori il momento dell’assunzione come professore associato venga ulteriormente rimandato. Per questo motivo Cosimo Lacava - trentadue anni, ricercatore che attualmente vive e lavora in Inghilterra, ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente Napolitano indirizzandogli una lettera che ha poi inviato a Repubblica.it. Lui, che ormai si è sistemato e che può scrivere “questa non è una lettera per comunicare ‘quanto sto male’; al contrario, io sto benissimo, mi sento "un privilegiato" perché faccio un lavoro che mi piace, che mi appassiona, lo stipendio che ricevo è giustamente proporzionato al lavoro assegnatomi e le prospettive che ho sono promettenti. Vivo bene e sono felice, vorrei però poter decidere di farlo nel mio e per il mio Paese” ha deciso di sposare la battaglia degli altri perché trova che l’esodo di cervelli a breve si aggraverà crede che questa sia un’ingiustizia.

LEGGE DI STABILITA’: COSA CAMBIA PER I RICERCATORI. Quella di Cosimo contro le novità che verranno introdotte dalla Legge di stabilità, dunque, è una battaglia a viso aperto, senza secondi fini: “Le scrivo questa lettera dopo aver appreso di alcune delle misure che il Governo attuale intende portare avanti riguardo l'Università e la Ricerca. In particolare mi riferisco alla norma prevista dall'art. 28, comma 29 della Legge di Stabilità in discussione in Parlamento in questi giorni. Tale norma intenderebbe cancellare quanto previsto dall'art. 4 del decreto legislativo 49/12, che introduceva un principio sacrosanto: e cioè che si dovesse pensare anche al futuro e non solo al presente della ricerca e della didattica delle università; e che le risorse disponibili dovessero essere equamente distribuite tra le progressioni di carriera (legittime) e le immissioni in ruolo di giovani ricercatori del tipo b (a norma della legge 240/10), l'unica figura con una prospettiva certa e chiara, dopo tre anni di lavoro di ricerca di qualità, certificato dall'ottenimento dell'abilitazione nazionale da professore associato, di poter entrare a far parte dell'organico stabile dell'università. – si legge nella missiva - L'abolizione di quel principio, Presidente, rappresenterebbe una scelta miope e insensata perché non guarderebbe al futuro, ma solo al presente, peggiorando un quadro già compromesso, con il rischio di ridurre il capitale umano futuro della Ricerca Italiana; quel capitale umano che dovrà innovare e confrontarsi con le altre realtà accademiche europee e mondiali; una scelta che darebbe l'avallo a quella politica universitaria incline a premiare chi sia già immesso stabilmente in ruolo. Anche dal punto di vista simbolico, si tratterebbe di un pessimo segnale per i più giovani.

UNIVERSITA’: I TAGLI ALLA RICERCA SONO UNA SCELTA MIOPE. “Le chiederei pertanto – continua Cosimo - sapendo dell'attenzione con cui ha da sempre guardato al sistema universitario e al suo futuro, di fare quanto nelle sue possibilità istituzionali e politiche per scongiurare quella modifica normativa che la Legge di Stabilità vuole introdurre. […] Oggi nell'Università italiana si resiste, Presidente, nulla più: si cerca (e in diversi casi, peraltro si riesce, al prezzo di enormi sacrifici!) strenuamente di fare ricerca di qualità con pochi fondi (e quindi poco personale) e pochi mezzi. […] Non so quantificare con precisione quanto lo Stato abbia speso per la mia formazione: so che il costo per lo Stato della formazione di un dottore di ricerca, dalla scuola primaria fino al conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca, viene stimato in 500.000 euro. Oggi un altro Paese "trae" vantaggio da questo, senza nulla in cambio. E le statistiche di questi ultimi anni, che non le riporto, Presidente, perché immagino le conosca, raccontano di un vero e proprio esodo verso l'estero di tanti, tantissimi giovani come me. Questo non è normale, e vorrei che qualcuno se ne accorgesse.”
Napolitano risponderà?