TEMA DI ATTUALITA' (I° parte)

Di Redazione Studenti.

1° prova maturità 2004: lo svolgimento della traccia della Tipologia D tema di attualità


Tipologia D

Il principio di legalità
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Il principio di Legalità rappresenta oggi come non mai la massima garanzia di libertà, tale principio impone infatti a tutti il pieno rispetto della legge, che è il vero "strumento del popolo", la cui fonte può stabilire o modificare, direttamente od indirettamente, i diritti fondamentali dei cittadini e le regole di convivenza e di comportamento. Beccaria diceva "le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti ed isolati si uniscono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall'incertezza di conservarla". Il principio di Legalità è fortemente radicato nel nostro ordinamento giuridico: si afferma che tutti sono uguali di fronte alla legge. La salvaguardia dal potere dispotico è data dalla divisione dei poteri, il rigore della legge, l'autonomia di chi è deputato a farla rispettare, il suo vincolo al quale anch'egli è subordinato. Dalla Magna Charta strappata dai baroni inglesi a Giovanni Senza Terra nel 1215 alla Rivoluzione Francese, passando per le riflessioni di Montesquieu e Rousseau, la storia si configura come un percorso verso la conquista della Legge, a cui tutti i titolari dei diversi poteri devono rispetto e verso il bilanciamento di questi poteri, l'autoregolazione, addirittura ancor prima e più della rivendicazione del suffraggio universale. L'affievolirsi, più volte e da più parti denunciato, del principio di legalità a livello internazionale - anche se, a sua volta, contrastato, ma non in toto, dalla crescita della democrazia, reclama la messa-a-fuoco di una ripresa/rilancio dell'idea stessa di legalità, di una sua riconferma e ridefinizione, sottolineandone - in particolare - il suo "statuto" di disagio, di bisogno collettivo e multidimensionale. Parliamo di bisogno proprio per evidenziare il suo connotato di cemento o di fattore-base di ogni convivenza sociale, di ogni organizzazione collettiva. Senza legalità non c'è società, non c'è stato, non c'è - perfino comunità, nel tempo, in particolare, delle società avanzate (tecnologicamente e democraticamente), nelle quali il principio aureo della/delle libertà non può trovare il proprio contrappeso o il proprio alter ego che nella legalità, nel vincolo della legge condivisa, in quanto prodotta dalla "volontà generale". Un bisogno, si diceva, che è insieme politico, sociale e civile. Politico, perché la legalità è il contrassegno-chiave del patto sociale moderno, perché la legge è l'atto concreto della volontà generale e la materia stessa dello Stato. Si tratta di rilanciare la Legge come motore del politico, dell'economico e del sociale ed è un rilancio sia teorico (che sbarri la strada a ogni legittimazione o giustificazione del non-legale) sia pratico-organizzativo (che dia corpo a politiche internazionali contro l'illegalità e i suoi poteri, muovendo da istituzioni ad hoc, dall'ONU alla NATO e oltre: fino alla DEA, fino al Tribunale per i diritti umani, etc.. e alle agenzie formative pubbliche e private). Ed è - questo - un primo bisogno decisivo, per restituire visibilità e incisività e pregnanza al principio-legalità. Ancora,è un bisogno sociale: è la stessa società civile che, a più riprese, se pure con molte ambiguità, rilancia questo bisogno, lo rende "palpabile", lo pone come urgente. Si tratta - in realtà - di una serie di bisogni: di sicurezza, di non-sopraffazione di non co-abitazione (forzata) con le varie forme di criminalità. E qui il nemico sono le mafie (macro o micro che siano) che attraversano la società con effetti disastrosi di scollamento e di deriva rispetto alla legalità, ma anche la stessa corruzione che continua ad attraversare le società avanzate e, dall'ombra in cui agisce (spesso), le contamina con i suoi veleni, sottili ma mortali, di illegalità.Un bisogno, infine, civile: è il modello di convivenza civile che qui viene chiamato in causa; si vuole una convivenza non attraversata dalla paura e dal sospetto; si vuole uno stare - insieme del corpo sociale basato piuttosto sulla solidarietà e sul dialogo, sul rispetto e sulla "parità"; si guarda non certamente ad alcuna utopia, bensì al riconoscimento e al rispetto delle regole, alla Legge. Ma la legalità è oggi offesa nella realtà, "qui custodiet custodes" resta un problema inquietantemente e urgentemente aperto.
In questo quadro, poi, il caso-italiano è veramente un "caso": esemplare e limite. Qui da noi mafie, corruzione, poteri forti spesso ab-soluti rispetto alla legge hanno creato un "groviglio" di illegalità, una legittimazione strisciante e perfino una quasi-tolleranza. La "questione meridionale" sembra in buona parte riassorbita nella "questione criminale"; l'espansione delle mafie è stata esponenziale, la loro militarizzazione altrettanto; la corruzione è stata capillare, istituzionalizzata, custodita e protetta, e ha invaso buona parte del corpo sociale; la microcriminalità opera senza tregua da Nord a Sud; poi ci sono le altre illegalità, che solo nel confronto con quelle criminali possono apparire "minori", come quelle rispetto al fisco, rispetto alle funzioni-imparziali-del-pubblico-funzionario (dal poliziotto al magistrato), etc. l'Italia sembra proprio un paese senza tessuto civile globale e diffuso, ancora contrassegnato da una società civile e anche da uno stato di carattere pre-modemo (uno stato-"poliziotto", uno stato-re, e non uno stato-garante). La politica stessa legittima l'illegalità in quanto, spesso, la pratica e la conferma ex professo mantenendo posizioni di privilegio - illegale su punti-chiave della vita democratica, come l'informazione (apertamente dai "golpe" tentati alle stragi, passando per la P2, etc.).. Tutto ciò produce una forma mentis che non si oppone, non resiste, non si ribella, piuttosto tollera e legittima. C'è poi l'effetto di quasi-tolleranza che rischia di far saltare il tessuto sociale del paese: tolleranza per omertà, per consenso estorto, per interesse, per continuità varie, ma anche per indifferenza, per rassegnazione, per "noia". è l'effetto più disastroso che provoca un mutamento genetico nella convivenza sociale, dando corpo a "due società" e a "due Italie", in un clima di "guerra civile".Per fortuna c'è anche la parte attiva, sana, motivata, illuminata, eticamente decisa e orientata che deve operare una svolta e un risveglio, puntando sull'"ottimismo, sulla volontà, ma anche sull'adeguatezza delle strategie. Essa intende ricostruire un'idea diffusa di società e di stato. Qui il lavoro è culturale, etico-politico soprattutto e va messo in atto attraverso molte agenzie: dalla scuola alla chiesa, all'associazionismo, all'informazione.. L'impegno deve essere più forte e più capillare, deve in prima linea coinvolgere la scuola, come luogo di tutti e per tutti, valorizzare la sua funzione di formazione alla cittadinanza posta come suo dovere primario, e a una cittadinanza legale e democratica e guidarla nell'organizzazione di queste attività e nelle stesse finalità che stanno oltre la trasmissione dei saperi a cui la scuola si è sempre più nettamente delegata.
Anche le mentalità, anche le culture vanno cambiate, "a cominciare dal bambino", sostenendolo poi nella sua crescita con una rete di iniziative e di agenzie civili, ma affiancate dallo stato. Creare una cultura della legalità è il primo obiettivo della scuola, sia lavorando nel curricolo e per vie extra-curricolari. Dando vita a un "universo di valori" che nel binomio libertà/legalità trovano il proprio volano (democrazia, dialogo, partecipazione, solidarietà, etc.). E qui sono proprio l'insegnamento storico, quello linguistico, quello filosofico (nella scuola superiore) a fungere da promotori e/o coordinatori. Certo è che dalla scuola di base, attraverso lo studio dell'ambiente sociale, attraverso la descrizione del vissuto sociale, passando poi a una riflessione su "diritti e doveri" del cittadino e/o dell'uomo, tale processo deve prendere l'avvio. Le vie extra-curricolari saranno invece quelle del raccordo con la società civile, con le sue agenzie formative e le sue istituzioni, per costituire un complesso di iniziative (dalle mostre al teatro) per creare occasioni per riflettere (e, quindi, interiorizzare) sul principio-legalità. Continua>>