Le città invisibili: analisi e significato del romanzo di Calvino

Le città invisibili: analisi e significato del romanzo di Calvino A cura di Silvia Corelli.

Le città invisibili: trama, analisi e commento del romanzo di Italo Calvino, con tanto di citazioni più belle e recensione dell'opera

1Italo Calvino, l'autore de Le città invisibili

Riassumere la vita di Italo Calvino, l'autore de Le città invisibili, in poche righe è certo facile, come è facile rintracciare i nodi nevralgici della sua esistenza in un qualsiasi manuale di letteratura. Ciò che però è essenziale sapere, oltre i dati che di seguito verranno riportati, è che Calvino, nei manuali, può starci stretto. È stato uno scrittore attento, sereno eppure febbrilmente appassionato di letteratura, di politica, di critica letteraria, di giornalismo, di linguaggio ed è difficile trovare un argomento d’attualità di cui Calvino non si sia in qualche modo interessato.   

Lo scrittore Italo Calcino in un'immagine d'archivio
Lo scrittore Italo Calcino in un'immagine d'archivio — Fonte: ansa

Italo nasce a Cuba nel 1923. I suoi genitori si erano trasferiti lì per questioni lavorative e credevano che non sarebbero tornati in Italia. Per questo, come dirà lo stesso Calvino, scelsero di chiamare il figlio “Italo”: volevano che, da adulto, si ricordasse sempre del suo paese d’origine ma, quando invece dal 1925 si ristabilirono in Italia, Calvino racconta che quel nome cominciò a pesare come un nome nazionalista (fascista quasi).

Partecipa attivamente alla Resistenza - esperienza da cui trae spunto per la stesura del suo primo romanzo, di stampo neorealistaIl sentiero dei nidi di ragno - dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo aver abbandonato momentaneamente gli studi durante il periodo bellico (otterrà comunque in seguito la Laurea in Lettere e Filosofia).         

Inizia la sua militanza nel Partito Comunista Italiano a metà degli anni Quaranta e si interessa attivamente a questioni politiche e sociali continuando a scrivere e lavorare come giornalista e affiancando a questa attività, sempre, quella di romanziere: si dedica in particolare a quello che alcuni studiosi hanno chiamato il periodo “fiabesco” e scrive romanzi noti più o meno a chiunque come Il visconte dimezzato, Il cavaliere inesistente, Il barone rampante (scritti fra il 1952 e il 1959). 

È insieme ad un altro grande nome fra i nostri letterati del secolo scorso, Elio Vittorini, che collabora prima presso la casa editrice Einaudi e poi in una di quelle che sarà fra le riviste più importanti attive nel dibattito politico e sociale del dopoguerra, «Il Menabò», che lo impegnò dal 1959 al 1967.   

Italo Calvino, Premio Bagutta 1959
Italo Calvino, Premio Bagutta 1959 — Fonte: ansa

Dopo questa prima fase di attivismo politico e di giornalismo affaccendato (siamo ora negli anni Sessanta), Calvino, in seguito ad un periodo in Francia ed in particolare a Parigi, si avvicina agli studi delle teorie della semiotica (lo studio di ogni segno linguistico inteso come portatore di un significato) e dello Strutturalismo il cui rappresentante di spicco è, ad oggi, Roland Barthes. In seguito a questi interessi Calvino comincia a scrivere quelli che sono i romanzi più significativi e rappresentativi della sua curiosa e poliedrica personalità: si apre il periodo dello sperimentalismo, lontano dalla militanza politica e più concentrato su quelle che sono le infinite possibilità che la letteratura e il linguaggio offrono per raccontare il mondo. Il romanzo di cui a breve ci occuperemo, Le città invisibili, rientra proprio in questa fase curiosa e frenetica.

Dal 1980 è a Roma e non ha mai smesso di scrivere come romanziere, saggista e giornalista, offrendo saggi che restano fondamentali. Importante risulta essere ad esempio il suo intervento sull’antilingua e il “burocratese” dove Calvino critica, col suo fare sempre frizzante, il linguaggio sterile, pomposo, e privo di reali significati che sta prendendo il sopravvento nella nostra società invasa dalla burocrazia.
Dopo importanti saggi sulla letteratura italiana viene invitato a discutere le sue ultime idee all’Università statunitense di Harvard ma si ammala improvvisamente e muore la notte del 19 settembre 1985 a Siena.  

2Le città invisibili

Italo Calvino
Italo Calvino — Fonte: ansa

Il romanzo Le città invisibili viene pubblicato nel 1972, nel momento in cui Calvino stava sperimentando, ormai da qualche anno, strutturalismo e semiotica, alcuni studiosi chiamano questo periodo dell’autore il periodo “combinatorio”. La letteratura diventa un gioco, come una costruzione che viene eretta e poi distrutta. Nel 1974 Le città invisibili venne pubblicato anche negli Stati Uniti dove gli venne assegnato il premio Nebula. È stato tradotto e diffuso praticamente in mezzo mondo, si conoscono traduzioni greche, persiane, russe, inglesi e americane, francesi, spagnole, tedesche, ungheresi e l’elenco è ancora lontano dal termine.

2.1Trama e struttura

Certo, Le città invisibili non è un testo di fantascienza propriamente detto ma, a seguire il succedersi dei suoi capitoli, non è difficile pensare di trovarsi in un mondo “alieno”. Questa sensazione è resa dall’alterità e dalla diversità sconvolgente che nel romanzo vengono descritte. Marco Polo, l’esploratore veneziano che nel XIII secolo giunse l’estremo oriente attraversando lo sconosciuto mondo delle terre dell’Asia, si trova al cospetto di Kublai Khan, imperatore del regno dei Tartari.
L’imperatore chiede a Marco di raccontargli del suo lungo viaggio e in particolare vuole che gli vengano descritte le città che ha visitato. Marco Polo non si limita ad una descrizione fisica, o esteriore, delle città che incontra (e che nel testo hanno tutte un nome di donna e non il nome reale e storico), ma espone anche un resoconto dettagliato delle città che gli vengono in mente quando vede quelle reali, delle sensazioni e delle emozioni che ogni città, con i suoi profumi, sapori e rumori, suscitano.  

Marco Polo a Venezia, disegno
Marco Polo a Venezia, disegno — Fonte: ansa

Le città invisibili è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali riporta dei paragrafi il cui titolo che può essere ritrovato in qualche altro capitolo del libro. Abbiamo ad esempio il paragrafo “le città e i segni” nel capitolo primo, nel capitolo terzo e quarto. Chi legge può divertirsi a scorrere prima i paragrafi con lo stesso titolo, affrontando quindi una lettura tematica, oppure seguire l’ordine consueto, pagina dopo pagina, finendo col trovarsi davanti un variegato labirinto dove pare che i temi e i soggetti si perdano e si ritrovino in un fantastico groviglio dove il lettore deve ricombinare le parti. Questo fa si che il romanzo non abbia una fine propriamente detta: ogni capitolo, ogni paragrafo, possono essere letti per ultimi e quindi ogni lettore, in base al modo in cui sceglierà di leggere, troverà una fine diversa. Calvino si diverte con i suoi lettori, è un gioco costante leggere i suoi romanzi!

2.2Strutturalismo e semiotica: come sono applicati al testo questi studi?

Questo gioco combinatorio è proprio il frutto delle ricerche di Calvino sullo strutturalismo e sulla semiotica. Se lo strutturalismo mira a “scomporre” il messaggio comunicativo per analizzarne le parti, Calvino scompone la sua narrazione in tanti piccoli tasselli che vanno poi ricollegati fra loro, e che assumono (e qui vediamo l’influenza della semiotica) un senso sia da soli – possiamo tranquillamente leggere un paragrafo senza sentire la narrazione incompleta – oppure insieme al tutto – leggendo cioè tutto il testo insieme e trovando un senso più ampio a quello espresso solo da un singolo paragrafo.
Insomma, Calvino, considerato lo scrittore della leggerezza e della semplicità, non è certo superficiale: riesce a inserire tutto questo groviglio di studi e di significati a partire da una narrazione quasi fiabesca e infantile.   

2.3Temi: il romanzo come un condensato delle idee dell’autore

Leggendo Le città invisibili emergono non solo gli interessi dell’autore per semantica e semiotica che in questo momento sono al centro della sua attenzione; è possibile individuare quei temi che sono il filo conduttore di tutta l’opera di Calvino (pure così eterogenea).     

  • Il caos che caratterizza la realtà: Italo ha sempre avuto un particolare interesse, e una certa ironia, verso la caoticità del mondo. Il reale – possiamo vederlo da noi – è un disordinato insieme di persone, situazioni, problemi che non fanno che spaesare l’individuo. Marco Polo cerca di dare un ordine a questo caotico succedersi di città e scenari diversi cercando di creare un ordine nella sua mente e con la sua fantasia.
  • Il sogno, la fantasia, le capacità dell’immaginario di figurarsi panorami inesistenti in cui nascondersi o in cui trovare un posto è un altro dei temi strutturanti la sua opera. Le città, come abbiamo anticipato, non sono tutte città reali, molte sono città che Polo immagina a partire da quelle che ha concretamente davanti. Ma sono meno importanti? Sono meno vere? Un viaggio nella città della memoria o della fantasia è valido – se non più bello – quanto un viaggio in un luogo reale.
  • Scorrendo le pagine troveremo poi i temi più vari: dalla memoria e dalla fantasia si passa facilmente al tema del tempo e della morte ineluttabile. 

Tutto questo si riporta ancora in quel groviglio spaventoso che è il mondo in cui viviamo ma dalla riflessione su questo mondo e sulle possibilità che abbiamo di viverci dentro e scamparne emerge una delle sentenze più belle che Calvino abbia scritto. Al termine de Le città invisibili, infatti, l'autore ci fornisce un consiglio per affrontare questo mondo tremendo e confusionario, e dice:

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili