Si parla molto di quanto sia difficile anche per un laureato trovare un'occupazione, di quale sia il modo migliore per proporsi alle aziende, di cosa valutino queste nei giovani che si candidano presso di loro: La coerenza nella formazione e nel lavoro è un'altro elemento molto apprezzato.
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Vi faccio un esempio: la mia amica Laura vorrebbe fare la giornalista ma attualmente si occupa di amministrazione. Contemporaneamente, però, ha avuto la costanza di collaborare con testate giornalistiche e, pur continuando a lavorare nel campo delle risorse umane, è diventata pubblicista. Ogni volta che si candida per una posizione nel settore della comunicazione cita la sua formazione universitaria umanistica e poi solo l'esperienza da pubblicista. Quando si candida per posizioni lavorative nell'amministrazione di una società cita sinteticamente la sua laurea umanistica e le esperienze nel settore amministrativo.
In sintesi, riesce a sembrare preparata e professionale in due settori molto diversi fra loro semplicemente facendo dei curriculum ad hoc a seconda delle occasioni. Se ne avesse solo uno con tutte le informazioni professionali avrebbe un pout pourri dall'aria incoerente che alle aziende potrebbe sembrare poco convincente.
Anche se può sembrare noioso preparare ogni volta un curriculum diverso sappiate che questa politica alla fine ripaga. E' importante valutare bene per cosa ci si sta candidando mettendo in risalto le qualità e le esperienze che ci valorizzano attraverso una presentazione mirata.
Le situazioni non sono poi tutte uguali: esistono lauree come giurisprudenza o medicina che sono molto professionalizzanti cioè, il laureato che esce da quelle facoltà si dirigerà -verosimilmente- verso professioni rispettivamente nel campo della legge e della medicina. Sarebbe difficile, soprattutto per il medico, rivendersi la laurea in altri settorii. Le cose cambiano per un laureato in scienze politiche, una facoltà che prepara a "tutto e a niente" per la gran varieta di sbocchi che offre ma che d'altra parte, non essendo più di tanto "professionalizzante", non crea delle strade obbligate.
Le eccezioni esisteranno sempre ma, in generale, si può dire che quando -professionalmente parlando- si imbocca una strada diventa difficile cambiare radicalmente. Ma difficile non significa impossibile.
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