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Lavoro e formazione: sicuro che il tuo percorso sia coerente?

Poche persone sanno, sin da giovani, cosa vogliono fare della propria vita - cosa studiare, che lavoro fare da grandi...- eppure avere le idee chiare è estremamente importante per realizzare un percorso formativo e professionale lineare che faccia capire alle aziende cosa sa fare il candidato che hanno davanti

di Marta Ferrucci 20 luglio 2006

Si parla molto di quanto sia difficile anche per un laureato trovare un'occupazione, di quale sia il modo migliore per proporsi alle aziende, di cosa valutino queste nei giovani che si candidano presso di loro: La coerenza nella formazione e nel lavoro è un'altro elemento molto apprezzato.

Un laureato in Filosofia, con master in comunicazione, stage in ufficio stampa e relative esperienze nel settore sarà considerato una persona specializzata in comunicazione e pertanto valida per ricoprire posizioni presso uffici stampa o impieghi analoghi.

Se, invece, un laureato in Giurisprudenza alla fine del percorso universitario decide che questo non è ciò che fa per lui e si specializza in marketing per poi cambiare idea ancora e rivolgersi ad organizzazioni umanitarie non governative, apparirà volubile, con le idee poco chiare e probabilmente anche inaffidabile nel senso che le aziende danno a questa parola. Queste, infatti, cercano persone che possano appassionarsi al lavoro e che rimangano a lungo in azienda perchè assumere una persona significa investire su di essa tempo, soldi e risorse. Un giovane assunto, infatti, impara a lavorare e si specializza fino a diventare un professionista nel settore in cui opera. Ma se questo se ne va dopo poco tempo l'azienda è come se avesse investito male dei soldi perchè ha preso una persona inesperta, le ha insegnato a lavorare e, quando questa ha cominciato a produrre, è andata via.

Come detto precedentemente sono poche le persone che possono dire di aver avuto formazione ed esperienze professionali tutte sulla stessa linea. Tuttavia, anche se il nostro percorso è tutt'altro che coerente, possiamo provare ad esporlo nel modo migliore possibile, a seconda dell'azienda a cui ci rivolgiamo e a seconda del lavoro per il quale ci si candida.

Vi faccio un esempio: la mia amica Laura vorrebbe fare la giornalista ma attualmente si occupa di amministrazione. Contemporaneamente, però, ha avuto la costanza di collaborare con testate giornalistiche e, pur continuando a lavorare nel campo delle risorse umane, è diventata pubblicista. Ogni volta che si candida per una posizione nel settore della comunicazione cita la sua formazione universitaria umanistica e poi solo l'esperienza da pubblicista. Quando si candida per posizioni lavorative nell'amministrazione di una società cita sinteticamente la sua laurea umanistica e le esperienze nel settore amministrativo.
In sintesi, riesce a sembrare preparata e professionale in due settori molto diversi fra loro semplicemente facendo dei curriculum ad hoc a seconda delle occasioni. Se ne avesse solo uno con tutte le informazioni professionali avrebbe un pout pourri dall'aria incoerente che alle aziende potrebbe sembrare poco convincente.
Anche se può sembrare noioso preparare ogni volta un curriculum diverso sappiate che questa politica alla fine ripaga. E' importante valutare bene per cosa ci si sta candidando mettendo in risalto le qualità e le esperienze che ci valorizzano attraverso una presentazione mirata.

Le situazioni non sono poi tutte uguali: esistono lauree come giurisprudenza o medicina che sono molto professionalizzanti cioè, il laureato che esce da quelle facoltà si dirigerà -verosimilmente- verso professioni rispettivamente nel campo della legge e della medicina. Sarebbe difficile, soprattutto per il medico, rivendersi la laurea in altri settorii. Le cose cambiano per un laureato in scienze politiche, una facoltà che prepara a "tutto e a niente" per la gran varieta di sbocchi che offre ma che d'altra parte, non essendo più di tanto "professionalizzante", non crea delle strade obbligate.

Le eccezioni esisteranno sempre ma, in generale, si può dire che quando -professionalmente parlando- si imbocca una strada diventa difficile cambiare radicalmente. Ma difficile non significa impossibile.


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