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Giovani nullafacenti, è record a Napoli e Catania

In Italia sono 2 milioni i giovani "sfiduciati" che non cercano lavoro, ne' stage e tantomeno investono nella loro formazione. I tassi più alti di "neet" si toccano al sud e in alcune province del centro e del nord

di Marta Ferrucci 14 aprile 2011
I "neet" sono i giovani "Not in Employment, Education and Training" ovvero persone che non lavorano, non studiano e non investono in alcun modo nella loro formazione. Sono persone tra i 15 ed i 29 anni che hanno perso la fiducia nella possibilità di trovare un'occupazione, un esercito di 2 milioni di giovani (il 21% del totale) di cui il 56,5% sono donne.

Secondo l'ultimo bollettino "Monitor", dell'agenzia tecnica Italia Lavoro che ha studiato anche la distribuzione dei "neet" sul territorio, i picchi si toccano a Catania e Napoli, città nelle quali i "nullafacenti" superano il 36%. Seguono pigra_1Catania e Brindisi (36,3%).

Nel Meridione i tassi di "neet" sono superiori a quelli del Centro e del Nord d'Italia dove si passa dal 13,2 del nord-est al 16,1% del centro, a fronte del 30% del sud. Tuttavia anche al centro e al nord ci sono province con tassi molto alti, fuori dalla media regionale: a Terni, Latina, Ascoli Piceno, Frosinone, Massa Carrara ma anche Rieti, Livorno, Chieti, Imperia e Gorizia.
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Commenti

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pierino porcospino sabato, 30 aprile 2011

ma sbagliano proprio?

Sia chiaro, questo è un discorso paradossale, appunto da Pierino. Ma siamo sicuri che chi rimane a casa mantenuto dalla famiglia sbagli proprio, per lo meno confrontato con chi va a svolgere un lavoro sottopagato? Faccio un esempio, ispirato a persone che conosco. Tizio, laureato e specializzato in corso col massimo dei voti, va a fare uno stage per una banca. Nominalmente, all'ufficio legale; di fatto, otto ore al giorno ad archiviare fascicoli, per 500 € al mese. Pertanto, la sua famiglia sta regalando alla banca gli altri 500 € che sono la differenza fra il compenso percepito e il minimo decoroso per un lavoro del genere (non sto pretendendo lo stipendio di Marchionne, vedete bene).
Caio, pure laureato e specializzato come Tizio, non fa nulla e aspetta tempi migliori. Il denaro del suo mantenimento, per poco o tanto che sia, per lo meno, la famiglia lo regala a lui... E non mi si dica che bisogna fare gavetta, ecc ecc. Se si accetta di lavorare gratis o quasi, è improbabile che i datori di lavoro, che giustamente non sono enti di beneficienza, ma devono chiudere un bilancio in attivo, si mettano di punto in bianco a pagarti di più.

n° 10
Doct martedì, 26 aprile 2011

Lavoro al sud? WHAT'S?

Ma se ne vadano a cagare, con questi sondaggi del piffero. Ma dico, se lo sono fatto un giro da queste parti? Qui a Catania non ti assumono se hai più di 22 anni, perchè cercano ragazzini proprio allo scopo di sottopagarti, in nero e se non ti sta bene non lavori. LA vita costa pure qua, ma gli stipendi sono miserabili, una commessa prende 300 euro al mese, se ha il contratto, fanno un part time, ma ti fanno lavorare per full time, compreso we, se lavori full time ti pagano 400 al mese, e senza contratto. Concorsi non ce ne sono, aziende "serie" assumono figli e nipoti e amici, non c'è un tubo...Anche i laureati devono andare via da qui...ma finiamola, è l'Italia che non offre niente. Ci sono i figli di papà non c'è dubbio, ma ormai non è più la regola.

n° 9
tri-mama giovedì, 21 aprile 2011

Non solo al sud...

Mi dispiace dire che il fenomeno esiste anche al nord, come conseguenza della crisi delle grandi industrie dilatata a macchia d'olio alle citta` che su queste fondavano la loro economia. E` ovvio che, nel disastro totale, si ricollocano prima i padri di famiglia (e ci mancherebbe solo!), le persone qualificate che hanno perso il lavoro per i rovesci delle loro aziende. E` altrettanto ovvio che i potenziali datori di lavoro, in un momento simile, hanno ampia liberta` di scelta, visto il numero di candidati tra cui selezionare i nuovi dipendenti, cosi` possono pretendere un laureato anche per operare in un cal center.
E` meno ovvio il fatto che i mezzi messi in atto per favorire l'occupazione giovanile, soprattutto per le persone meno qualificate, vengono distorti clamorosamente, a favore degli imprenditori meno onesti. Facciamo un esempio: laddove un artigiano per bene dichiara con candore di non potersi permettere un apprendista, che costa caro in termini di contribuzione e rischia di farlo penalizzare dagli studi di settore (hai un dipendente, sei piu` ricco di quello che ci racconti...) e si ammazza di lavoro da solo, capita di incontrare annunci come: "idraulico assume APPRENDISTA, eta` inferiore a 29 anni, CON ALMENO CINQUE ANNI DI ESPERIENZA". Ora, lo dice la parola, "apprendista" e` chi apprende, cioe` va formato; ma di che formazione ha bisogno un idraulico dopo 5 anni di lavoro? Diciamolo chiaro, voglio un ragazzo che mi sbrighi il lavoro, tenga la testa bassa ma mi costi niente...
Le cose non vanno meglio nel campo della solidarieta`. Quando i neet sono anche casi sociali, fior di organizzazioni caritatevoli si fanno avanti. Fanno cadere dal'alto i loro servigi, erogati da belle persone che si riempiono la bocca con parole come "lavorare nel sociale", poi... li scaricano a qualche altro centro, un corso, uno stage, con piccolissimi finanziamenti che forse danno a chi sta in famiglia la paghetta per le sigarette o la birreria, ma non risolvono il problema di chi invece non ha nessuno alle spalle. Finiti i quali, dopo che i benefici datori di lavoro in stage hanno fruito dell'opera del malcapitato caso sociale (gratis, perche` la paghetta viene erogata dall'ente benefico), con una motivazione di solito pretestuosa scaricano il soggetto, lasciandolo da capo, ma piu` frustrato, sospettato di fannullonismo e ignavia pervicace, quando, semplicemente, le cosiddette opportunita` erano tali solo per chi ha avuto manodopera gratuita. E quanti ci campano! Tutti, meno che chi andrebbe aiutato.
Stendiamo un velo pietoso (ma vorrei scrivere penoso) sui servizi sociali, che, avendo coperte corte, a parte dare lavoro ai propri addetti (e qui ritorniamo alle anime belle che lavorano nel sociale) considerano solo i casi estremi, per cui un giovane senza famiglia, ma ne` minorenne, ne` drogato ne` minorato, ha alcun diritto ad una qualsiasi forma di aiuto. A meno che non lavori, beninteso: ma se il lavoro non c'e`, nessuno muove un dito.
Coraggio ragazzi, ha da passa' 'a nuttata...

n° 8
Angela mercoledì, 20 aprile 2011

Bastaaaaa

Ma quali nullafacenti? Laureata con 2 master e con uno stage senza rimborso perchè non si parla di questo? Amici e amiche nella stessa situazione che cercano ma al massimo ti offrono uno stage di 2 mesi senza prospettive e ti senti pure dire "A Napoli se vuoi lavorare così funziona". Il lavoro presuppone un pagamento questo è sfruttamento. Questi articoli mi fanno girare le p....

n° 7
Luca mercoledì, 20 aprile 2011

rispetto

L'articolo merita un 10 ma il titolo uno 0... "giovani nullafacenti"...ma per favore,anche questi media un minimo di contegno e rispetto.

n° 6
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