Studenti lavoratori, diritti e contratti

Non solo università: sono sempre di più i ragazzi che per avere una propria indipendenza economica scelgono di studiare e lavorare contemporaneamente

di Martina Braganti 14 agosto 2007

I giovani che affiancano allo studio un lavoro per mantenersi agli studi o "arrotondare la paghetta" sono sempre di più, ma a volte si preoccupano poco o nulla degli aspetti contrattuali del loro lavoro. Anche se si è studenti bisogna ricordarsi che, svolgendo un'occupazione, si appartiene alla categoria dei lavoratori a tutti gli effetti. Proprio per questo motivo sarebbe opportuno non accettare lavori in nero che, se da una parte garantiscono guadagni più alti ed immediati, non garantiscono in nessun modo il giovane che lavora (infortuni, maternità, malattia ecc..).


La Suprema Corte di Cassazione con sentenza del 25/10/2005 descrive i diritti dei lavoratori con riferimento al diritto allo studio: allo studente lavoratore dovrà essere data la possibilità di sostenere esami e a tal scopo, il diritto ad ottenere turni di lavoro tali da permettergli la frequenza ai corsi e la conseguente preparazione di esami finali. Il permesso giornaliero per sostenere esami deve essere retribuito ed è per il datore di lavoro, vincolante. Inoltre, lo studente-lavoratore ha diritto a 150 ore di permessi straordinari retribuiti da usarsi in 3 anni (50 l'anno); per usufruirne lo studente dovrà presentare domanda presso l'azienda cui presta lavoro mentre, per certificare la presenza all'esame è sufficiente un attestato in cu sia ben specificata la sede universitaria, giorno ed esito della prova, timbro dell'amministrazione universitaria.

Non tutti i contratti garantiscono però questo trattamento
; i benefici appena descritti non valgono per i contratti a progetto e le collaborazioni occasionali nei quali non è richiesto al lavoratore un obbligo di orari o di presenza in sede.

Vediamo più da vicino le varie tipologie di contratto che si possono sottoscrivere.

Il contratto a progetto
Introdotto dalla riforma Biagi, con decreto legislativo del 2003, aveva tra gli scopi quello di ridimensionare il fenomeno dei Co.co.co (collaborazioni coordinate e continuative). Una delle peculiarità di questo contratto è che il lavoratore può svolgere la propria attività anche per più committenti. Il contratto a progetto può essere prorogato dalle parti quando la proroga si renda necessaria per la realizzazione del progetto medesimo che non si è concluso nei tempi originariamente previsti. Il compenso di un collaboratore non è soggetto al principio di un minimo inderogabile, come per i lavoratori dipendenti, ma deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro eseguito.
Le collaborazioni a progetto possono essere svolte anche con partita Iva individuale ma, anche di fronte alle richieste dei committenti, è bene evitare di aprire una propria partita Iva, sia perché richiede costi di gestione assai elevati, sia perché offre al collaboratore minori tutele.
La gravidanza, la malattia e l'infortunio del collaboratore a progetto non comportano l'estinzione del rapporto contrattuale, che rimane sospeso, senza erogazione del corrispettivo.
In caso di malattia e infortunio la sospensione del rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla scadenza .

Le collaborazioni occasionali
La collaborazione occasionale viene definita come un contratto d'opera tra un lavoratore autonomo e un committente. In base al DLgs 276/2003 non può avere durata superiore a 30 giorni né prevedere un compenso superiore a 5000 euro nel corso dell'anno solare per lo stesso committente; superati i 5000 euro si passa al Contratto a progetto. Il lavoratore occasionale presta la propria attività dietro pagamento di un corrispettivo assoggettato a ritenuta d'acconto del 20% .

Per quanto riguarda il lavoro part-time, sempre la legge Biagi ha introdotto alcune modifiche relative al cosiddetto part-time verticale (l'attività viene svolta full time ma in periodi determinati della settimana) e misto (combinazione part-time orizzontale in cui vi è una riduzione dell'orario normale di lavoro e verticale), aggiungendo una clausola elastica, che prevede un ampliamento delle ore di lavoro. Il lavoro interinale (disciplinato dalla legge 196/97), è stato invece sostituito dall'istituto della somministrazione; si tratta di un tipo di contratto che vede coinvolti tre soggetti: il somministratore, l'utilizzatore ed il lavoratore. Il lavoratore, assunto dal somministratore andrà poi a svolgere la propria opera presso l'utilizzatore.

Chi può svolgere questo tipo di attività?
Non tutte le aziende; ci sono infatti dei requisiti che vengono richiesti alle agenzie che intendono svolgere questo tipo di compito. Tra questi c'è quello del capitale sociale minimo richiesto che deve essere di almeno 600.000€; le agenzie autorizzate si trovano presso un albo del Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali.

Ti è piaciuto questo articolo? Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Seguici su Facebook Seguici su Twitter
Pagina generata il 2016.09.25 alle 05:41:17 sul server IP 10.9.10.107