Essere precari non è poi così male. Un precario difende la sua condizione

Un precario difende la sua categoria. "Essere precari - ci scrive- non è poi così male (...). precari sono coloro che non valgono, che non piacciono, che non si impegnano seriamente"

di 28 ottobre 2010
"Buongiorno,

ho letto l'articolo sulla precarietà di studenti.it. Sono uno dei cosidetti precari da 5 anni e ci tengo a raccontare la mia esperienza: ho iniziato a lavorare in modo continuativo a 25 anni dopo aver abbandonato l'università ed ora ne ho 30.
Posso garantirle che in base alla mia esperienza il quadro ritratto nell'articolo è tutt'altro che attendibile.
Innanzitutto il problema pensionistico va inquadrato in modo totalmente diverso guardando alla spesa pubblica e soprattutto ad un contesto globale con nuove generazioni di stranieri che pagano contributi all'Inps makemoneycompensando il calo demografico che abbiamo in Italia, perchè la maggior parte dei giovani fanno meno figli di un tempo, amando la vita comoda fino almeno ai 30 anni, se non di più.
Questo mutato contesto sociale animato da stranieri è un punto a favore per le pensioni attuali e future.
Inoltre anche il più spiantato dei precari può permettersi di versare almeno 100 euro al mese per finanziarsi una pensione complementare privata o una qualche forma assicurativa che lo tuteli.

Parlando degli stipendi posso dirle che negli ultimi tre anni ho lavorato in ambito finance in due importanti multinazionali e anche, anche se precario (contratto a tempo determinato), mi porto a casa di base 1250 euro netti che sono pochi per avere il lusso, ma se ben gestiti sono più che sufficienti), oltre ad essere quasi gli stessi soldi che prendono laureati a tempo indeterminato nello stesso ambito da almeno 5 anni (200 - 300 euro in meno)

La realtà è che la precarietà riguarda i soggetti che non valgono (perchè non conducono un lavoro produttivo) o non piacciono (perchè non hanno doti relazionali) o perchè si vendono bene ma poi si rivelano troppo scazzati e quindi non si impegnano seriamente (questo è il mio caso).
Chi riesce a dimostrare valore in modo continuativo nel giro di un anno al massimo viene assunto.

L'unico lato negativo della precarietà è non poter avere un mutuo o un prestito senza ricorrere alla figura del garante, per il resto io, come molti, ho cambiato 4 aziende in 5 anni e sono rimasto fermo in totale al massimo 3 mesi (in 5 anni), quindi economicamente cos'ho perso con la tanto decantata precarietà? 2000 euro in 5 anni se calcoliamo il sussidio di disoccupazione che ho percepito... praticamente poco più di un anno di benzina e niente più.

E' anche questione di curriculum accademico, anche se ormai ne dicono di ogni la laurea o l'abilitazione agli albi servono eccome. Certo non se ti laurei a Palermo o in Calabria, per dirne una (eccetto il ministro Gelmini, ma ovviamente con Berlusconi tutto è sempre un'eccezione).
Lei provi a chiedere a chi si è laureato e specializzato in Bocconi e che poi magari ha fatto un Sda  Bocconi (Mba), se ha avuto un lungo percorso o se nel giro di qualche anno ha visto aprirsi direttamente le porte della dirigenza in contesti multinazionali o comunque un posto fisso e decentemente retribuito (range 1500 - 2000 euro)."

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