Ebbene sì, la sola laurea in giurisprudenza, se vuoi fare l'avvocato, a nulla vale. Deve essere seguita da due anni (4 semestri consecutivi) di pratica forense fatta presso uno studio legele con determinati requisiti. E fin qui nulla di strano, è opinione diffusa nel settore, che tutto ciò sia più che normale!Il vero problema è tutto il sistema che non va. se si potesse introdurre una legge che preveda l'obbligo degli avvocati di assumere i praticanti o avvocati alle proprie dipendenze cambierebbe tutto. Io sono avvocato da 4 anni, non ho un cliente mio ma collaboro con un avvocato di cui non posso lamentarmi perchè qualcosina mi paga. ma a conti fatti io guadagno un terzo di quello che guadagnerebbe una segretaria pur facendo il doppio lavoroo: segretaria e avvocato. Ma per l'avvocato questo è un vantaggio perchè paga una persona qualificata meno di una segretaria. In più quando ho parotrito l'anno scorso sono stata a casa un po' e non ho percepito nulla per tutti quei mesi, anzi ho rischiato di non torvare più la scrivania al mio ritorno. Ma è possibile tutto questo?a conti fatti per lo stato io sono una libera professionista, ma nella realtà io sono una dipendente ma non ho le stesse garanzie di una dipendente!un mattina il mio dominus potrebbe svegliarsi e dirmi che non ha più bisogne di me....è assurdo!sono sempre più amareggiata e vi dico la verità, mi sto guardando in giro per cercare un lavoro come commessa e cancellarmi dall'albo perchè è più quello che devo pagare tra iscrizione all'albo, cassa forense, corsi per la formazione ecc. di querllo che guadagno. in più devo venire a lavorare anche se sono ammalata oppure ho il bambino a casa ammalato. questo è sfruttamento allo stato puro ed è colpa dello stato che lo permette perchè gli fa comodo
tutto vero.... c'è anche di peggio però! Io sono laureata da due anni. dall'età di 4 anni sognavo di essere un avvocato, un avvocato penalista, uno di quelli che aiuta la giustizia a vivere. sono figlia di una casalinga ed un artigiano e quando mio padre, deluso dalla mia scelta universitaria, mi disse che sarei stata una fallita sfruttata pensai che voleva solo ferirmi. ho sempre realizzato i miei obiettivi con il massimo dei voti, all'università guadagnavo ogni anno la borsa di studio e lavoravo per pagarmi gli sfizi e non chiedere ai miei. la laurea è stata una soddisfazione immensa ma mai come il primo giorno in cui ho messo piede in un tribunale penale, per un processo di criminalità organizzata, davanti a giudici di corte d'assise e con un pm della dda. ero arrivata in quel posto pregando un noto professionista di prendermi a studio, portata da lui da conoscenze comuni: se avessi capito che stavo cercando la raccomandazione per rovinarmi la vita, mi sarei gurdata bene dal farlo. tant'è....quel primo giorno di tribunale mi prospettava una carriera interessante, stimolante, ricca di cose da imparare. certo ricca anche di errori, strafalcioni, sgridate, ma ricca di soddisfazioni...sono bastate poche settimane per capire che sarebbe stato altro. Dopo un primo periodo di levatacce per gli adempimenti in tribunale, orari assurdi per tenere lo studio aperto e accogliere i clienti che a tutte le ore si presentavano (mattina prestissimo, ora di pranzo, la sera alle 22), mentre il mio dominus con tutta calma si viveva la vita, passando le sue mattinate a letto a dormire fino alle 11 per poi farsi vedere in tribunale a ora di pranzo, quando lui entrava ed io uscivo per andare ad aprire lo studio, il suo impegno in politica ha trasformato i ritmi e molte altre cose. prima fra tutte ci siamo trasferiti con lo studio: ho fatto il trasloco perchè io ero la più giovane, l'ultima ruota del carro e ci siamo spostati, badate bene, dietro casa del dominus dove ad aspettarmi ogni pomeriggio trovavo i figli poco meno che adolescenti di lui. Gli facevo fare i compiti, li portavo a calcio e li andavo a ritirare, gli facevo fare la doccia, li accompagnavo alle feste di compleanno degli amici: me li crescevo e intanto non vedevo più i clienti, non leggevo più le carte di studio, non scrivevo, non studiavo. solo la mattina la mia ttività tra le cancellerie del tribunale rimaneva fissa: di mattina segretaria-praticante, di pomeriggio baby sitter e dopo scuola a go go. il tutto attenzione non pagato: ma che dico pagare, io non ho ricevuto mai e dico mai un euro di benzina, di parcheggio, anzi...quando anticipavo per i diritti di cancelleria spesso non ho riottenuto quello che avevo anticipato, altre volte lo riavevo dopo aver chiesto per giorni e giorni quella miseria. finiti i miei due anni di pratica, ho lasciato lo studio sentendomi anche dire che se non avevo imparato da lui era stato perchè non avevo abbastanza spirito di iniziativa e poi che lui non aveva mai avuto tempo per insegnarmi, correggermi. dall'esperienza sono uscita amareggiata ma sento ancora dentro il brivido che ho provato entrando in quell'aula di tribunale. ora sto studiando per l'esame a dicembre e quel sogno non l'ho scordato, forse l'ho ridimensionato: mi ha tolto molta vita!!!! Credo che l'Italia meriterebbe che noi tutti, giovani, generazione del domani, andassimo via a rendere migliore uno stato straniero così quando questo mondo "adulto" e "professionale" si accorgerà di non avere più un futuro, perchè lui stesso l'ha sacrificato, potremo dire veramente che GIUSTIZIA è FATTA!
Le riflessioni che seguono nascono dunque dalla piena convinzione che si debba assolutamente procedere a riconsiderare una situazione – quella dei praticanti e dell’esame – che è del tutto anomala, sotto certi profili incostituzionale ed ai limiti dell’inciviltà. Le ingiustizie e le anomalie sono invero conosciute da tanto tanto tempo. L’anomalia, tutta italiana, di una classe di autentici lavoratori (laureati-qualificati) – i praticanti – i quali, nella maggior parte dei casi, si trovano impegnati 30-40 ore alla sett e per anni su un posto di lavoro, sottopagati (o non pagati affatto) e sfruttati (la CPA disconosce tra l’altro i praticanti senza patrocinio). A questi lavoratori è negato totalmente il rispetto dei ben noti diritti costituzionali di cui agli artt. 36, 37 e 38 Cost. Peraltro questo vale anche per i giovani neo avvocati!! Il sistema è ad un bivio!! Eppure i modelli da prendere a riferimento ci sarebbero. In altri sistemi esistono contratti e retribuzioni minime per gli aspiranti legali. La modestia dei compensi viene tradizionalmente giustificata adducendo che l’avvocato investe nella formazione del praticante, gli insegna il mestiere. Tuttavia, questa giustificazione, posto che il praticante sia adeguatamente assistito nell’apprendimento dell’arte forense e non sia invece relegato a segretario od a tuttofare di studio, può forse reggere nei primi mesi di apprendistato, non già in un periodo così lungo di tempo (minimo tre anni) Con il conseguimento del patrocinio il praticante costituisce poi una presenza sicura nelle udienze bagatellari o contraddistinte da incombenti squisitamente formali. Ma veniamo all’esame. I tempi medi impiegati attualmente dalle commissioni per ciascun candidato (qualche minuto, 10 al max) sono lontanissimi da quelli che sarebbero richiesti da una procedura valutativa seria, approfondita, trasparente e rispettosa dei candidati. A ciò si aggiunga: 1) non vi è possibilità di comprendere le ragioni della valutazione conseguita (gli scritti rimangono intonsi e le motivazioni rimangono nelle teste di chi li corregge); 2) in molti fori le percentuali dei promossi e dei bocciati si ripetono incredibilmente di anno in anno (ma è mai possibile che vi siano sempre le stesse proporzioni?); 3) occorre attendere l’esito degli scritti per quasi oltre sei mesi.Se non si passa lo scritto, si ricomincia nuovamente tutto dall’inizio per la gioia delle case editrici. , E soprattutto si rimane bloccati per un altro anno sfruttati e sottopagati senza futuro!! La preparazione dell’esame orale è davvero una enorme buffonata! è praticamente impossibile sapere tutto e bene (6 materie all’orale!!!), e non vi sono certezze neppure sui programmi d’esame e sui testi di riferimento. Docenti non ci s’inventa e quindi si hanno commissioni composte da persone che non hanno la più pallida idea di come si debba condurre una interrogazione. Questa PRESUNTA selezione non premia in alcun modo ciò che davvero conta per divenire veri professionisti e nemmeno premia i più meritevoli è una lotteria! E la pratica. Che senso ha farsi schiavizzare sostanzialmente gratis negli studi, se poi l’esame richiede una preparazione che può totalmente prescindere dalla pratica? Ora, è davvero una “barzelletta” pensare che questa sottospecie di esame sia giusto o siano sufficienti alcuni blandi correttivi per modificarlo. Fermo restando che la selezione la fa già da tempo il mercato non sarebbe forse più sensato un sistema che valorizzi davvero, sino in fondo, la pratica – magari più breve e con dei corsi obbligatori e uguali per tutti e in conclusione un esame orale sulla deontologia presso l’ordine di appartenenza di ognuno?? L’attuale sistema è una VERGOGNA TUTTA ITALIANA!!!
ciao a tutti,premetto di aver letto sia l'articolo sia le 4 pagine di commenti,per evitare di ripetere una domanda già fatta a cui qualcuno ha già risposto. Sono un ragazzo di 19 anni,figlio di due operai,per nulla figlio di papà,mantenuto o quant'altro si possa immaginare. Purtroppo molte volte mia madre mi racconta di suoi clienti (lavora in un negozio di mobili per i cosidetti "benestanti") avvocati che ammettono di sfruttare i praticanti,ovviamente non scendendo nel particolare. Tutto questo perchè anche io ho da sempre ammirato la carriera da giurista e a settembre scorso mi sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Catania. Riconosco che ad oggi le università del sud sono meno prestigose rispetto a quelle del nord,anche se,in passato,quella di Catania era un ottima facoltà.
Insomma sto partendo con gli handicap di non essere un figlio di papà,di studiare in un'università fra le ultime del ranking Italiano e mi chiedo:se la situazione è così difficile,che possibilità potrò avere io,come altri mille miei colleghi nella stessa situazione,di diventare un buon avvocato?quali sarebbero le strade da intraprendere per far si che la mia (eventuale) laurea in giurisprudenza sia realmente premiata,sia dal punto di vista morale che economico?
la mia non vuole essere una dichirazione di vittimismo di fronte alle vostre situazioni ben "peggiori" della mia,ma più che altro voglio cercare di capire che reali possibilità di lavoro ha un laureato in giurisprudenza.
La laurea in giurisprudenza resta ancora oggi,a mio avviso,una buona laurea.Potenzialmente dà molte opportunità ma,mi dispiace accordarmi ai miei colleghi, non nel mondo dell'avvocatura.Almeno non in quella "privata".Ci sono più possibilità forse nell'Avvocatura di Stato,strada che personalmente non ho voluto intraprendere un po' perché non avevo un voto di laurea alto (credo sia richiesto il 110),sia perché non mi piace il settore amministrativo.
Io ho scelto la strada del penale.A dicembre ho fatto per la prima volta l'esame e quando mi chiedono come è andata rispondo sempre che dipenderà tutto dall'umore del commissario che correggerà i miei scritti quel giorno.
E' il sogno di tanti fare l'avvocato penalista.Forse perché tv,giornali e media ci hanno sempre inculcato un'idea distorta e troppo ottimista del penalista,paladino della giustizia e dei deboli.La verità è che è un settore difficile.Lo è per un uomo,figuriamoci per una donna.Non voglio annoiarti con le mille difficoltà etiche,morali e di pregiudizio che mi sono trovata ad affrontare in due anni e mezzo di semi-schiavitù.Ricordo però ancora molto bene le parole di una nota avvocato del mio Foro,con molti anni di esperienza sulle spalle che fra le altre cose fece notare come la pratica,forse tutta ma in particolare quella penale,sia abnegazione.Col senno di poi aveva ragione.
Io farò gli esami di abilitazione a dicembre; confermo tutto quanto detto dai colleghi praticanti o neo-avvocati: la vita da praticanti non è per niente bella, è un inferno. Ho cambiato pure due avvocati perchè nessuno dei due mi ha mai dato neanche un rimborso spese, ma cosa più deludente nessuno dei due mi ha insegnato davvero il mestiere. Si è superato il limite del rispetto di molti diritti; In più l'attuale crisi ha peggiorato ancora di più le cose. Dopo che ho iniziato a fare pratica e ho capito come andavano le cose, per sopravvivere ho iniziato addirittura ad inscenare febbri, raffreddori, malanni sicchè il "mastro" o "dominus" si facesse l'idea che ero uno cagionevole e mi tenesse con lui; il mio obbiettivo sarebbe stato in realtà solo quello di completare il periodo di pratica, farlo certificare dal "mastro", cosi da potermi trovare nelle condizioni formali per poter fare gli esami di abilitazione e non aver più bisogno del dominus. Così ho fatto e alla fine è andata. Adesso a dicembre farò gli esami e non mi faccio più sfruttare da nessuno.
Ciao,
io sono un neo-avvocato e confermo in toto quello che hanno scritto i miei Colleghi.
Il problema non è la laurea in giurisprudenza, con la quale puoi intraprendere varie strade (notaio, magistrato, carriera diplomatica,vari concorsi (quando ce n'erano!)ecc...), ma la professione di avvocato.
Se ti posso consigliare, lasciala perdere e diffida da quei praticanti o giovani avvocati che ti dicono che guadagnano....o sono "figli di..."oppure sono dei gran cazzari.
In bocca al lupo!