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Lucia: dopo vari contratti è arrivata la crisi e non mi hanno più rinnovato. E non mi prendono come commessa perché laureata

Lucia è laureata in lingue, ha trovato alcuni lavori che sentiva adatti alla sua preparazione, ma nonostante il suo impegno ha avuto solo contratti a tempo. Fino a quando è arrivata la crisi ed è stata lasciata a casa. Quando ha cercato lavoro come commessa è stata scartata perché laureata.

di gina pavone 29 settembre 2010
«Buon giorno a tutti,
mi chiamo Lucia e scrivo dalla provincia di Milano. Ho 27 anni, una laurea triennale in scienze linguistiche per la comunicazione e l'impresa, un bagaglio di esperienza all'estero che mi hanno portata a raggiungere un ottimo livello
linguistico e una buona visione internazione.

Dopo 6 mesi dalla mia laurea ho trovato il mio primo lavoro in un posto rinomato e molto bello. Mi occupavo dell'ufficio pubbliche relazioni, e poterlo fare in un'azienda solida e importante è un'ottima occasione. Mi ritenevo fortunata per il buon salario mensile e i premi regolarmente elargiti ai dipendenti. Il mio contratto, però, era a tempo determinato e un giorno prima della sua scadenza, quando ingenuamente mi sentivo sicura del mio posto visto che nessuno mi aveva avvertito del mancato rinnovo, mi hanno detto che ero molto brava, ma il mio contratto scadeva e il rapporto di lavoro terminava lì.

Dopo due mesi a casa ho trovato un lavoro attinente al mio curriculum di studi. Un'azienda vicino a casa, dalle parti di di Milano, mi ha offerto un contratto di otto mesi, stipulato però con un'agenzia interinale, ma con la promessa di una possibile assunzione a tempo indeterminato. Un'utopia. Ho lavorato 8 mesi senza grandi problemi. Il lavoro mi piaceva moltissimo e con la colleghe andava tutto bene, tranne con la capo ufficio che si sentiva "minacciata" dalla mia velocità di apprendimento e dal rapporto positivo che avevo con tutti i colleghi.

Allo scadere del contratto con l'agenzia sono stata chiamata in riunione, sentendomi dire cose orribili sul mio conto. Ma nonostante tutto loro mi volevano. Conclusione: mi assumevano  a tempo determinato per sotituzione maternità, solo per comodità aziendale visto che il mio posto lì era assolutamente certo. Massacrata dalla violenza delle parole sentite, ma senza grandi alternative, ho accettato il tempo determinato per l'ennesima volta. Sette mesi. Poi arriva la crisi economica. Arrivano le colleghe con l'interinale. Arriva la cassa intergrazione. Il mio contratto finisce e svanisce la frase "il posto qui è tuo". Mi lasciano a casa perché l'altra ragazza rientrava dopo la maternità, ed essendo assunta, con l'azienda in un periodo di cassa intergrazione, non ci sono possibilità per me.

E poi la beffa: sono laureata e allora nei negozi come commessa non mi prendono! Tra un mobbing e l'altro, illusa e poi disillusa, oggi sono qui a mandare curriculum vitae e a rispondere ad annunci dai quali non ricevo mai nessun contatto. La crisi c'è ed è forte, ma a volte, soprattutto qui al nord, questo è un pretesto per assumere gente pagandola una miseria  inserirla nel corpo dipendenti per un tot di tempo e poi buttarla fuori senza etica né umanità. Ai "grandi" capi interessa solo il fatturato. Non importa se l'ufficio è pieno di gente che si odia e il lavoro potrebbe essere fatto pacificamente da 2/3 persone invece che 10. Tiene stretto il suo posto chi si adegua alla mentalità del gruppo, chi per forza si abbassa alle richieste dei capi, chi è disposto a perdere la sua obiettività pur di arrivare...ma arrivare dove? Sono perdenti già in partenza. Io non mi abbasso alla schifezza che vedo intorno a me. Spero ancora che ci siano aziende serie, dove prevale il merito. Sono stufa di sentire figli di direttori di banca che entrano senza problemi nello stesso gruppo del padre; sono stufa di vedere gente non preparata assumere incarichi di responsabilità solo perchè è raccomandata da uno o dall'altro. È uno schifo e tutti ne stiamo pagando le conseguenze. Sono anni che posticipo cose personali anche importanti, nella speranza di raggiungere una mia stabilità economica. Forse adesso devo smettere di sognare che un giorno anche io avrò il lavoro fisso ed abiturmi a questa continua ricerca infinita, che non porta mai a nulla di definitivo.

Lucia»

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