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Lavoro

Fuga dall'Italia. I giovani laureati cercano fortuna in U.K., Francia, Spagna e U.S.A.

Parta chi può. Sembra essere questo il moto di tanti laureati italiani che decidono di andare a cercare fortuna all'estero, spesso trovandola. E' un'emigrazione d'élite che toglie all'Italia molti talenti che non hanno nessuna voglia di tornare in patria. Ecco i dati dell'ultimo rapporto della Fondazione Migrantes

a cura di Marta redatto martedì 23.12.2008

L'emigrazione italiana è ancora oggi un fenomeno vivo, reso ancor più dinamico dall'attuale congiuntura economica che sta vivendo il paese: sono circa 4 milioni gli italiani residenti attualmente all'estero - oltre la metà è di età inferiore ai 35 anni- e la massima concentrazione si riscontra in Germania e Argentina. E' quanto emerge dal terzo rapporto 2008 della Fondazione Migrantes - organismo della Conferenza episcopale italiana (Cei) -, elaborato in collaborazione con Aire e presentato a Roma lo scorso settembre.

Più della metà degli italiani all’estero (54%, pari a circa 2.013.000 persone) è costituita da giovani al di sotto dei 35 anni. Di questi, 3 su 10 sono minorenni (606.000, circa un sesto dell’intera popolazione italiana che vive oltreconfine), oltre 2 su 5 hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni (quasi 860.000) e più di un quarto (27%, pari a circa 547.000 individui) appartiene alla fascia d’età più avanzata, quella compresa tra i 25 e i 34 anni.

Nella fascia tra i 25 ed i 35 anni si riscontra una "emigrazione d'élite", la fuga all'estero cioè di migliaia di laureati, che riescono a trovare oltre confine un lavoro qualificato e ben retribuitoLa maggior parte di questi giovani è concentrata in Europa (1,2 milioni, pari al 60,6% del totale, all’incirca 3 su 5), un continente non solo più vicino ma anche più affine culturalmente: è qui che i giovani studiosi, i lavoratori e i professionisti trovano maggiori opportunità di formazione e di avviamento occupazionale, grazie anche al supporto di specifici programmi di ricerca e di scambio in ambito comunitario. Ci si dirige prevalentemente verso il Regno Unito (19,2%), la Francia (12,6%), la Spagna (11,4%) e gli USA (9,8%).

Diminuiscono, con il trascorrere del tempo, le possibilità di un rientro, sia per le donne che per gli uomini: a cinque anni dalla laurea sono 52 su 100 i laureati occupati all'estero che considerano molto improbabile un ritorno nel Bel Paese.

Le lauree più ricorrenti tra quanti lavorano all’estero sono, come avviene in Italia, quelle del ramo letterario, linguistico, ingegneristico ed economico-statistico: invece, la laurea in giurisprudenza è maggiormente finalizzata alle esigenze del contesto italiano. Le percentuali di coloro che espatriano con titoli del ramo scientifico e tecnologico sono nettamente superiori a quelle che si riscontrano nel gruppo umanistico, anche se, in assoluto, il loro numero è piuttosto contenuto
Fonti: Fondazione Migrantes, Almalaurea

STORIE DI GIOVANI ITALIANI ALL'ESTERO


francesco guarracino
 > Francesco, cuoco a Leeds, in Inghilterra



 > Francesca, ricercatrice all'Universitat de Valencia


luca rebeggiani
 > Luca Rebeggiani, docente all'Università di Hannover da quando aveva 24 anni


multilingue
> Silvia, traduttrice a Zurigo, in Svizzera


madrid
> Francesca Serena, inpiegata nel settore della comunicazione a Madrid, in Spagna


computer
> Enrico, ingegnere del software a Vienna, in Austria


guatemala
> Gabriele, consulente finanziario e insegnante di italiano in Guatemala


ok boy
> Nicola, coordinatore delle vendite tra Germania ed Austria


big ben
> Luca, supervisore del residence degli studenti a Londra



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Commenti
(5)

PieLeon giovedì, 25 giugno 2009

Aria nuova meno voglia di aria di casa mia

Per forza in Italia , il lavoro che puoi trovare senza non poche difficoltà e :
Nella Pubblica Sicurezza ...nel 1986 per diventare CC.AUS. 1/11 ( 123° corso all. CC. appuntato Leone Carmana m.v.m. )
personale esperienza , nel 1989 Scuola allievi CC. Campobasso , mio fratello 1/156 .
Veline , letterine , ereditiere , ballerine sui generis , oppure Soldati F.V.P. con destinazioni Iraq,Afghanistan ed a
rischio tumori a causa della prolungata permanenza in zone ad alta presenza di residui bellici il cui componente principale è l'uranio arricchito , indispensabile per penetrare le corazze più resistenti.
L'industria italiana si lamenta con il Governo chiedendo sempre più risorse economiche od agevolazioni ma non per mantenere le sue maestranze in Italia ma per continuare a produrre beni all'estero da reimportare e vendere in Italia , Italia sempre più vecchia e sempre meno "occupata" e quindi in grado di comperare.
Il divario tra le classi sociali in Italia è sempre più enorme , la classe cuscinetto , la borghesia , volano da sempre dell'economia , non esiste più , il proletariato è sempre più a rischio e la "prole" sempre meno numerosa ma chi se la sente al giorno d'oggi di fare ancora figli ????
L'unico pensiero di viale dell'Astronomia è quello di mettere mano a riforme strutturali , pagare meno gli stipendi , meno liquidazione , possibilmente nessun c.c.n.l. ( contratto colletivo nazionale di lavoro ) niente minimo sindacale , niente limite d'orario di lavoro ( meglio se no prendere una famiglia di cinesi,lavorano anche quindici ore al giorno , roba da fine ottocento ) niente straordinari , niente cassa malattia e neanche ferie retribuite , niente pensioni ( meglio proporre al lavoratore con il salario da fame di provvedere lui stesso a tal scopo....come ???? fatti suoi !!) NIENTE DI NIENTE ,
MEGLIO SE IL PRESTATORE D'OPERA SI PRESTI GRATUITAMENTE , AL MASSIMO GLI SI RILASCI UN ATTESTATO DI FREQUENZA AD UNO DEI TANTI "STAGES" CHE NON RIMBORSANO NEANCHE L'ABBONAMENTO DEL TRENMO O DEI MEZZI METROPOLITANI.
Vergognatevi !!!!!
Im-prenditori e di che ???? Forse prenditori , cioè e consentitemelo con una licenza poetica , prenditori coloro che prendono ma Gesù non diceva "dare per avere" e "bussate e vi sarà aperto" ???????
La classe operaia ed impiegatizia deve tornare a bussare ed il Sindacato , tornare ad essere Sindacato , scegliendo i propri rappresentanti tra coloro che hanno i calli alle mani ed al cervello , via chi in Pirelli , non ha mai lavorato ed è andato in pensione con il grado di dirigente come quello di Marco Tronchetti Provera ......via ricominciamo da zero od al massimo da tre come diceva @#?*%$si nell'omonimo film , pochi ma buoni .
PieLeon

n° 5
unoqualsiasi martedì, 28 aprile 2009

Per forza!

Per forza la gente se ne va...
QUi gli stipendi sono ridicoli, il potere d'acquisto risicato, il lavoro precario...
Se si ha la possibilità di farlo meglio andarsene al volo, specialmente se si ha un diploma di laurea scientifico/medicina.
COn una laurea in medicina già migrando in Trentino si volta pagina...
A rimentterci sono i laureati in materie umanistiche/giurisprudenza che trovano oggetive difficoltà nello spendersi all'estero.
Qui studiano tutti(come?), siamo tutti laureati (110 e lode a gogò) e ...tutti precari, come è ovvio che sia.
Cosa c'è ancora di nuovo/incomprensibile/strano?

n° 4
futuro opaco mercoledì, 29 aprile 2009

Re: Per forza!

di strano c'è - che c'è gente in Italia che crede ancora di poter cambiare le cose!!

mercoledì, 29 aprile 2009

Re: Per forza!

> di strano c'è - che c'è gente in Italia che crede
> ancora di poter cambiare le cose!!
>
>

CIAO MASCHERA !!!!!!!!

Gianni venerdì, 30 gennaio 2009

fare fortuna... non credo proprio, basta con le vi

Il fare fortuna all'estero è davvero patetico, quest'articolo spinge le persone che non conoscono la vita all'estero a sceglierla come via di fuga dalla realtà italiana, indubbiamente all'estero si guadagna di più rispetto all'Italia, ma non bisogna dimenticare che anche il costo della vita in paesi come il Regno Unito o gli USA è maggiore.
Personalmente ci sono stato sia in Erasmus che per viaggi personali all'estero, ed ho trovato che si guadagna relativamente di più perchè il costo dell'affitto viene diviso tra più coinquilini e spesso non si ha l'auto.
Una permanenza all'estero può essere utile per apprendere le lingue straniere, dato che l'istruzione italiana è pessima in questo, tuttavia, in questo periodo nel mondo, penso che il detto "tutto il mondo è paese" non sia mai stato più adatto.
Per far fortuna all'estero oggi bisogna avere delle serie competenze da mettere in campo, in quanto ormai gli stipendi a livello europeo sono allineati, penso che noi giovani dovremmo farci sentire di più invece che fare le valigie e scappare miseramente, mandando a quel paese chi offre stage o contratti da terzo mondo, poichè nessuno ormai crede che la politica o l'italiano medio sessantenne possa risolvere i nostri problemi.

n° 3
Pino domenica, 14 giugno 2009

Re: fare fortuna... non credo proprio, basta con l

Lavoro a Parigi da 1 anno e mezzo. A parita' di qualifiche guadagno piu' del doppio che in Italia, pago meno tasse ed ho piu' servizi... molto patetico direi !!!

Marco mercoledì, 8 aprile 2009

Re: fare fortuna... non credo proprio, basta con l

Io invece trovo patetico te... sei stato in Erasmus e ti permetti di parlare generalizzando. E' ovvio che bisogna avere serie competenze da mettere in campo. Ma se in Italia pur avendo serie competenze sei tenuto in panchina, mentre invece all'estero ti viene data la possibilita' di farle valere, cosa sceglie di fare una persona intelligente che ha anche un po' di palle?
Io in Inghilterra guadagno piu' del doppio di quanto guadagnavo in Italia e seppur Londra sia cara, posso permettermi di vivere senza condividere la casa con nessuno (a parte le mie ragazze quando decido di ospitarle), di fare la mia vita di cene e serate out in una delle citta' piu' affascinanti del mondo e a fine mese ho sempre dei soldi avanzati da mettere da parte.
Restaci tu a marcire nella mediocrita'.

Fabio mercoledì, 28 gennaio 2009

Emigare...

Tante volte è più facile scappare che affrontare i problemi... Purtroppo ci so trova di fronte a gente con un po di amore per la propria terra... Poi ci si crede perché va tutto allo sfascio... Chi può abbandona il paese e chi resta è completamente disinteressato e continua a vivere cm zombi in questa societa...

n° 2
Riccardo mercoledì, 28 gennaio 2009

anacronismo

Come e' possibile definire U.K. Spagna e U.S.A. paesi dove studenti italiani siano facciano "fortuna".

E' bene chiedersi se l'autore sia a conoscenza della corrente recessione economica. Questo articolo non fa altro che evidenziare, in una popolazione studentesca italiana media, una condizione di isolamente socio/culturale rispetto ad "il resto del mondo" .

Tutto questo e' anacronismo.

n° 1
Marco mercoledì, 8 aprile 2009

Re: anacronismo

Vero che la fortuna e' relativa.... magari invece di parlare della "fortuna" degli studenti in UK, Spagna o USA sarebbe meglio parlare della "s@#?*%$" di quelli che in Italia con una laurea in mano non trovano da lavorare?

"Aiutati, che Dio ti aiuta" si diceva una volta...

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