
"Eccomi
qua, l’ennesima residente all’estero. Come tanti,
dopo
l’Erasmus ero rimasta affascinata dalla Spagna, come
qualità della vita ma soprattutto come gestione
dell’Università: niente barriere burocratiche,
concorsi puliti, professori sempre disponibili, materiali e tecnologie
(sono biologa) che in Italia semplicemente ci sogniamo.
Ritornata in Italia giusto per fare la tesi e laurearmi, ero rimasta in
contatto con i miei professori spagnoli, loro mi avevano parlato per
primi delle borse di studio e offerte dalla
Generalitat
Valenciana, Universitat de Valencia oppure dal Ministero, per
cui
ho ripreso l’aereo, un volo di sola andata.
Il mio professore, conoscendo il mio percorso di studi e il voto
altissimo con cui mi candidavo, era certo che avrei ottenuto la borsa
di studio.
In meno di un mese, tempo di sbrigare le pratiche e
fare domanda, ecco il primo risultato: passo la prima selezione per la
borsa di studio del Dottorato, mi mancava solo
l’esame di lingua spagnola, il DELE.
Il concorso è stato molto semplice: il mio curriculum, i
miei certificati, le mie conoscenze tecniche, 1 carta di presentazione
mia e 2 da parte dei professori, italiani e spagnoli.
Una
commissione mista, che non conosce i candidati e i professori, valuta
solo il progetto di tesi dottorale, il CV del candidato e il prestigio
dell’Istituto o Dipartimento dove si vuole effettuare la
tesi. Con il DELE ho avuto ufficialmente via libera al
Dottorato. Per ora studio la bibliografia, ma dato che sono nello
stesso Istituto dove durante l’Erasmus avevo fatto ore e ore
di pratica, prima per dovere (il tirocinio italiano, 160 ore) e poi per
piacere (avevo tanto tempo libero!) so già che mi
troverò bene, il progetto che mi hanno assegnato mi piace.
Valencia la conosco benissimo ormai, vivo nello stesso quartiere
dell’Erasmus, esco con gli stessi amici e ne ho trovati
altri, continuo a fare sport nello stesso gruppo di dove ero prima.
Ogni tanto sento i miei amici italiani,
io non ce
l’ho proprio fatta a rimanere in Italia, anche se
mi manca l’Università Politecnica delle Marche.
Là però
non avevo garanzie lavorative,
tutto era già deciso e io non ero compresa. Non
potevo permettermi di lavorare gratis in Dipartimento perché
ero fuori sede e la città e i ritmi di lavoro rendevano
impossibile riuscire a trovare un lavoretto per mantenersi.
Qua in Spagna la borsa di studio iniziale non è
altissima, sui 1000 euro al primo anno e il rimborso spese di
immatricolazione, la borsa è comunque destinata a salire per
contratto fino a 1500 euro al mese nei prossimi 2 anni.
Esistono poi altre convenzioni che permettono ad un dottorando di
ricevere borse di studio integrative e borse di collaborazione, ovvero
prestare servizio anche in altri Dipartimenti dove hanno bisogno di
manodopera esperta (sempre previo concorso, ma meno complicato del
precedente) per qualche mese e poter guadagnare altri 600 euro al mese.
Io infatti, proprio perché per adesso leggo e basta,
ho
una borsa di collaborazione presso la Facoltà di Medicina
dell’Universitat de Valencia, in cui collaboro
nello studio degli effetti dei farmaci antiretrovirali.
L’unica cosa che mi disturba un po’ è la
sperimentazione in vivo sui topi, non avevo mai visto il sacrificio di
un topo.
I professori qua hanno bisticciato per me, perché
facessi domanda di borsa di studio in ognuno dei loro gruppi:
per mettere pace, faccio il dottorato da una parte e la collaborazione
dall’altra!
Tornare in Italia? Mi piacerebbe, là
c’è la famiglia, il fidanzato, gli amici,
ho già sperimentato cosa vuol dire vivere fuori di casa, ma
adesso è tutto un altro vivere rispetto
all’Erasmus.
Questa è una scelta
più radicale, quasi definitiva, ma io non dispero,
una volta finito il Dottorato, di tornare
all’Università di Modena o di Ancona, per fare il
post-doc.
Non smetterò mai di ringraziare i miei professori
italiani e che mal se ne dica, finché non distruggeranno
completamente l’università italiana, nel campo
scientifico siamo preparati in maniera eccellente: basti
pensare che in Spagna, i ragazzi si laureano senza tesi, quindi mancano
della formazione più importante per un laureato in materie
scientifiche, ovvero la forma mentis del ricercatore, della gestione di
un laboratorio e di una linea di ricerca. Sono tutte cose che qua
imparano durante il Master o il Dottorato. Ciò che mi ha
aiutata a raggiungere questo traguardo qua è stato proprio
questo, quell’anno di laboratorio matto e disperatissimo in
Italia (oltre a mesi e mesi di pratiche qua e là) i cui
risultati sono sulle riviste scientifiche più importanti (
Nature
e
Molecular Ecology).
Andare all’estero non è una passeggiata,
io dico sempre che mi sento quasi cacciata dall’Italia,
veramente! Almeno sono quella che è rimasta più
vicina,
ho ex compagni di corso ora divisi tra Australia e
Stati Uniti, ma io preferisco stare sul Mediterraneo!"
Un saluto
Francesca