Come si diventa un mediatore culturale

Il mediatore culturale è un ponte tra culture differenti; non è soltanto un interprete che traduce da una lingua ad un'altra, ma esercita una vera e propria funzione di orientamento nei confronti degli immigrati. Ecco i consigli per intraprendere questa strada

di andrea maggiolo 2 gennaio 2015

COME DIVENTARE MEDIATORE CULTURALE - Il mediatore culturale o "interculturale" è un professionista della comunicazione interpersonale e anche un ponte tra civiltà diverse.

Tra le competenze richieste ad un buon mediatore culturale c'è ovviamente la conoscenza della cultura e della lingua dei paesi stranieri.

I paesi europei, tra cui l'Italia, sono sempre più interessati a mantenere stretti rapporti con i Paesi dell'altra sponda del Mediterraneo, per lo più di lingua araba, o dell'Europa dell'est. Tuttavia siamo spesso impreparati ad affrontare i problemi reali, quotidiani, legati al tema dell'immigrazione.

 

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Molti ospedali, tribunali, scuole e questure non hanno mediatori culturali e linguistici che svolgano il ruolo di tramite tra docenti e allievi, tra medici e pazienti e tra giudici e imputati.

Un mediatore di solito ha un'esperienza di vita significativa in un altro Paese, come l'esserci nato o aver sposato una persona che ci proviene, ma non è un requisito vincolante.

In una fase storica in cui l'intolleranza verso gli stranieri è in crescita e viene spesso usata come puro mezzo politico, imparare una lingua come l'arabo può essere, oltre ad un atto di intelligenza, anche un'opportunità per trovare un lavoro.

 

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L'arabo, ad esempio, è diventato la seconda lingua più parlata dell'Europa Occidentale. Ci sono due "livelli" di arabo: da una parte la lingua colta, comune a tutto il mondo arabo, usata nelle occasioni ufficiali (stampa, discorsi pubblici, cinema), dall'altra i dialetti, le lingue neoarabe, diversissime tra loro, usate nella vita di tutti i giorni (tunisino, algerino, ecc.).

Possiamo quindi capire il motivo per cui non è semplice trovare in Occidente veri esperti, con un'adeguata formazione, in grado di tradurre conversazioni in uno o più dialetti arabi. Lo stesso discorso può essere tranquillamente esteso allo studio della lingue est europee o dell'estremo oriente.

 

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Il mediatore linguistico culturale non è soltanto un interprete che traduce da una lingua ad un'altra, ma esercita una vera e propria funzione di orientamento culturale nei confronti degli immigrati. Deve avere un'ottima conoscenza della lingua italiana e di almeno una delle lingue delle minoranze etniche maggiormente presenti nel territorio in cui si trova a operare, possiede una conoscenza approfondita del settore di competenza, che potrà essere giuridico, educativo, sanitario o amministrativo.

Il principale compito del mediatore che lavora in strutture comunali è quello di conoscere alla perfezione i servizi che la città offre: casa, lavoro, servizi sociali, sanitari, avvocati, difensori d'ufficio, magistrati, questura, scuola. Offrirà inoltre consulenze a singoli utenti o gruppi di immigrati, per aiutarli ad integrarsi nella vita del Paese in cui hanno deciso di vivere.

 

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LA FORMAZIONE - Non c'è un percorso univoco per diventare mediatore culturale. La via più semplice è, con il diploma di scuola media superiore, seguire un corso di specializzazione organizzato dagli enti locali o dalla regione (quasi sempre gratuito) che rilasciano una qualifica di mediatore culturale. In Piemonte ad esempio la Regione ne organizza sin dal 1993.

Per una preparazione più specifica le lauree più indicate sono Scienze sociali, Scienze dell'Educazione o Psicologia con indirizzo o specializzazione in educazione professionale.

In molte università italiane ci sono dei corsi di laurea in "Mediazione linguistica e culturale", spesso organizzati come percorso interfacoltà tra le facoltà di lettere e scienze politiche. Tuttavia per iniziare davvero un percorso lavorativo la via più diretta, come abbiamo visto, è quella di imparare una lingua straniera.

Non c'è ancora una normativa precisa per la figura del mediatore, e le norme sul contratto di lavoro sono interpretabili in modi differenti. Detto in poche parole, spesso il mediatore culturale è un precario.

 

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MEDIATORE CULTURALE: DOVE LAVORA - I mediatori hanno la possibilità di trovare un posto di lavoro in strutture pubbliche e nel settore no profit, che offrono servizi per immigrati, nonché in servizi pubblici generali, presso uffici stranieri delle principali città, ma anche nelle scuole per favorire l'integrazione dei bambini immigrati, nei servizi sanitari, nei commissariati di polizia, nei tribunali, nelle carceri, negli uffici pubblici e anche nei sindacati e nelle associazioni di categoria.

E' un mestiere in continuo mutamento, quello del mediatore culturale; è un mestiere sempre vivo.

 

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