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Medicina e Chirurgia

Tutto quello che c'è da sapere sulla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università dell'Aquila

di Redazione Studenti 11 ottobre 2007
Per parlare seriamente dei temi specifici legati alla Facoltà di Medicina non possiamo prescindere dal fotografare i contorni entro i quali la stessa Facoltà si muove, altrimenti non capiremmo mai perché è stato sempre così difficile lavorare all'interno di questa Facoltà in modo puntuale ed incisivo.
Innanzitutto la Facoltà è una delle poche che sfuggono al controllo diretto del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica, ma che si configura come proiezione congiunta delle esigenze formative culturali e di ricerca classiche, queste sì legate al Murst, e delle esigenze sanitarie legate al Ministero della Sanità. Dunque già dal punto di vista legislativo le condizioni di lavoro appaiono più ardue rispetto ad altre Facoltà.

Se scendiamo di livello ecco che sul corpo docenti pesa come un macigno questa bipolarità che porta gli studenti a trovarsi di fronte delle triple figure: docenti universitari con compiti didattici, di orientamento e di tutorato, ricercatori e medici a tutti gli effetti. Dunque quando si entra in tema di conflittualità con il corpo docenti bisogna aver ben chiaro che non solo ci si scontra con la lobby degli ordinari, ma soprattutto con l'Ordine dei Medici.

E' proprio qui a Medicina che sono ben visibili i più classici esempi di "baroni", così come noi li intendiamo.
Fatta questa ulteriore precisazione, scendiamo ancora di un livello e arriviamo agli studenti, partendo, beninteso, dal dramma iniziale del numero chiuso. Anche qui è inutile girarci intorno troppo, è proprio l'atipicità della collocazione della Facoltà di Medicina che rende difficile intaccare il sistema del numero chiuso.

Lo strapotere dell'Ordine dei Medici, che non vuole nuovi ingressi nel settore perché saturo, impedisce agli studenti di compiere la libera scelta all'inizio e mette gli stessi subito di fronte ad una realtà durissima, quella della competizione sfrenata, legata troppo spesso più alle conoscenze personali che alla conoscenza scientifica. L'inizio delle difficoltà di lavoro a difesa dei diritti degli studenti, è proprio la selezione iniziale. Ogni studente è subito messo di fronte all'obbligo di "ubbidienza", se si vuole entrare bisogna accettare e sottostare alle regole della selezione, non serve reclamare contro la lesione del diritto allo studio e alla scelta del proprio futuro, sarebbe un'inutile perdita di tempo.

Chiarito questo, dunque chiarito quale ruolo ha, psicologicamente, il test d'ingresso sulle menti degli studenti, diventa più chiaro capire perché è così difficile convincere uno studente di Medicina a protestare, a chiedere la tutela dei propri diritti: a subire il futuro medico fa troppo presto il callo.

Nella stessa ottica è da vedere l'obbligo di frequenza, scardinare questo significa scardinare l'idea che lo studente subisce il sapere come bambino da svezzare, dunque significa ridare dignità di uomo e coscienza dei diritti allo studente stesso. Bisogna notare come questa concezione, proprio perché vincente dal punto di vista dei poteri dei docenti, è infatti presa da esempio dalle altre Facoltà che tendono ad uniformarsi all'obbligo di frequenza.

Nell'insieme del ritmo frenetico della vita dello studente di Medicina, con lezioni in continuazione, orari impossibili, firme da raccogliere, tirocini etc… diventa più semplice che lo studente, di fronte alle ingiustizie, dica "meglio studiare come i pazzi adesso e uscire presto" piuttosto che rivendicare la sua dignità di studente, di cittadino e di futuro medico, dunque di risorsa fondamentale per il nostro Mondo (visto che se è vero che in Italia i medici sono troppi, nel mondo appaiono essere non solo pochi, ma pochissimi).

Concludiamo con alcune osservazioni sulla rappresentanza presente a L'Aquila. Non ci pare di esagerare nell'affermare che negli ultimi 4 anni si possono contare sulle dita di una mano i rappresentanti che hanno davvero combattuto per la difesa dei diritti degli studenti, senza paura e senza troppa sete di potere. Non si tratta di una mera polemica tra liste. Ognuno si è trovato di fronte la situazione di cui sopra, dunque lo spazio di lavoro non è mai stato ampio.

Certo è che, se la gran parte dei rappresentanti a quello stato di cose si è adeguato, alcuni, hanno invece combattuto battaglie a volte rivelatesi anche vincenti. Non pensiamo che la nostra associazione possa, dall'oggi al domani, ribaltare il tutto e divenire decisiva per ridare centralità agli studenti, ma certamente, l'esperienza di altre città e della rappresentanza durante la presidenza Gaudio, ci consigliano di mettere al centro delle polemiche non semplicemente uno o due studenti, facilmente ricattabili in un contesto come quello di Medicina, ma un'associazione, oltretutto nazionale, più libera di muoversi e meno controllabile.

>> Medicina e Chirurgia - II parte >>
>> III parte >>
>> IV parte >>

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