La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: testo e parafrasi

La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: testo e parafrasi A cura di Silvia Corelli.

La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: testo, parafrasi, commento, analisi e figure retoriche del celebre componimento

1Introduzione a La pioggia nel pineto

Ci sono sempre delle coordinate da avere in mente quando ci avviciniamo ad un’opera letteraria. Per quanto riguarda la poesia dobbiamo sapere: quando viene composta, dove -cioè in quale raccolta è inserita- che tipo di metro viene utilizzato, quali sono le tematiche e le principali figure retoriche utilizzate nel componimento. Niente paura, non sono così tanti dati da memorizzare!  

Per quanto riguarda La pioggia nel pineto dobbiamo quindi appuntarci prima di tutto i seguenti dati:  

  1. È composta nel 1902
  2. Si trova nella raccolta detta Alcyone, che fa parte dell’opera più grande delle Laudi 
  3. Il metro è libero: alterna versi che variano dai ternari ai novenari, cioè versi dalle tre alle nove sillabe

Per quanto riguarda i temi e le conseguenti figure retoriche usate per esprimerli dobbiamo fare un discorso leggermente più ampio.  

2I temi e le figure retoriche

2.1L'amore per Eleonora Duse

Foto di Eleonora Duse
Foto di Eleonora Duse — Fonte: ansa

Il tema centrale di questa poesia è quello dell’amore del poeta per Eleonora Duse. D’Annunzio ebbe una relazione con questa bellissima attrice ed è lei ad ispirare non solo questo componimento ma l’intera raccolta. Qui la donna amata accompagna il poeta durante una passeggiata estiva in campagna finché un temporale non li sorprende, lasciandoli soli e intimi nel pineto, sotto l’acqua che cade e che crea un’atmosfera surreale. La donna viene chiamata “Ermione”, un nome che ricorda un personaggio della mitologia greca, sposata e abbandonata da Oreste: D’Annunzio è come Oreste che torna a lei e alla Natura dopo aver dimenticato di contemplare questo mondo incontaminato, perso nella vita caotica e mondana della città.   

Figure retoriche connesse a questa tematica:   

  • Climax: c’è una tensione che sale e che raggiunge l’apice nel nome di Ermione: che ieri/ t'illuse, che oggi m'illude,/o Ermione.
  • Personificazione: Ermione rappresenta non solo una figura reale ma un concetto, e cioè un amore dimenticato e puro a cui tornare.
  • Apostrofe: il personaggio si rivolge direttamente all’amata, chiamandola più volte.

2.2Fusione dell'uomo con la natura (cioè Panismo, dal dio greco Pan)

Durante il temporale estivo ci si immerge completamente nel paesaggio, il poeta chiede subito alla sua compagna di far silenzio (“Taci!”) per contemplare solamente i rumori dell’acqua e della natura che si trasforma intorno, sotto l’incessante picchiettare della pioggia. Ogni verso non è che un altro passo dentro questo mondo incontaminato, lontano dall’umanità, finché non ci si perde del tutto. Al termine della poesia addirittura i due protagonisti sono diventati una sola cosa con il bosco: al tema del panismo se ne collega subito un altro, quindi, cioè quello della metamorfosi –la trasformazione del corpo da una forma a un’altra- che il poeta tratta ricordando le Metamorfosi di Ovidio, poeta classico, dove i protagonisti diventavano realmente, da umani, elementi naturali come alberi o animali. 

Qui abbiamo una grade quantità di figure retoriche: 

  • Onomatopee: gocciole; crepitio, crosciare il suono delle parole richiama il rumore della pioggia.
  • Allitterazione: es. 1) tamerici salmastre ed arse dove torna il suono della –t- e della –s-
    2) d’arborea vita viventi/e il tuo volto ebro dove i suoni ripetuti sono  –r- e –v-
    Tutto questo è necessario a “incantare” chi legge,su questa scia continua tutta la poesia, provate a scorgere anche voi questo tipo di figura retorica molto semplice da rintracciare.
  • Asindeto: trema, si spegne, risorge, trema, si spegne cioè un elenco di termini che, usando anche l’allitterazione danno un senso di andata e ritorno dentro e fuori la natura.

2.3Sensismo e ricerca della bellezza

Ritratto di Gabriele D'Annunzio
Ritratto di Gabriele D'Annunzio — Fonte: ansa

Questi due termini si ricollegano in parte a quanto detto sopra. Il sensismo è la ricerca di tutto ciò che proviene dai cinque sensi: il mondo deve essere conosciuto non attraverso un ragionamento razionale ma solo attraverso ciò che i nostri sensi provano vivendo determinati momenti. Per D’Annunzio questo discorso si accompagna alla ricerca della bellezza: il bello è percepito attraverso i sensi e ricercato nel pineto e in tutti i suoi elementi. 

2.4Le rime

Un ultimo accenno va fatto per le rime – ci siamo quasi e poi leggeremo la nostra poesia!
In una poesia che non ha uno schema metrico non abbiamo rime come ne troviamo nei sonetti, alla fine di ogni verso, ma rime sparpagliate e figure retoriche di suono.
Solo alcuni esempi: 

  • Rime baciate: irti / mirti; accolti / folti; silvani / mani; chiome / come; ginestre / silvestre
  • Rime sparse: ignude / schiude; dici / tamerici
  • Rime identiche: odo / odo; spegne / spegne

Avviciniamoci ora al testo così com’è: importantissimo fare nostro il suono dei versi anche se crediamo di non recepire i significati. Ora non ci interessa: perdiamoci nel testo senza studiare. 

3Testo e parafrasi

Testo

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,

piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.


Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.

Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.

E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.

E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.


Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.

Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.

Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.

Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.


Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.

E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.

E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!

E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Parafrasi

Non parlare. Ora che siamo all’inizio del bosco non sento più nessuna parola proveniente da alcun essere umano ma sento solo parole diverse, e migliori, pronunciate dalle gocce e dalle foglie in lontananza. Ascolta e basta: piove dalle nuvole sparpagliate nel cielo, piove sulle tamerici ricoperte dal sale del mare e seccate dal sole estivo, piove sui pini e sulle loro cortecce fatte a scaglie e sui loro aghi appuntiti. Piove sui mirti, piante sacre a Venere (divini), e piove sulle ginestre che sotto la pioggia risplendono. Piove anche sui fiori ancora chiusi e sui ginepri folti che diffondono però un dolce profumo. Piove sui nostri volti, come se anche noi fossimo una parte di questo bosco (silvestri) piove sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri ed estivi, e piove addirittura sui nostri pensieri, rinfrescati dalla pioggia, e l’anima si dischiude e rinasce sotto la pioggia e ci rivela sogni nuovi che in realtà, ieri come oggi, ci illudono e basta Ermione. Lo senti? La pioggia cade sulle foglie solitarie e crea uno cigolio che si diffonde in modo costante tutto intorno e cambia solo a seconda di quello che tocca, foglie più fitte o meno fitte. E ascolta: il canto delle cicale, che non si spaventano con l’arrivo dei venti australi e con il cielo grigio, sembra rispondere alla pioggia che scende come un pianto. E il pino ha un suono particolare, e anche il mirto suona in un modo diverso sotto l’acqua che cade, e così anche il ginepro e tutte le altre piante sembrano come strumenti musicali diversi suonati dalla pioggia che sembra avere un numero infinito di dita. E noi siamo immersi nello spirito del bosco, è come se la vita degli alberi fosse anche la nostra vita, perché il tuo volto è bagnato e inebriato come una foglia e i tuoi capelli hanno lo stesso profumo di quelle ginestre, anche se sei solo una creatura umana mia Ermione. E ti prego ascolta ancora il canto accordato delle cicale che stanno sugli alberi e che prima diminuisce e poi aumenta all’unisono quando aumenta anche la pioggia, ma arriva un altro suono, più cupo, quello delle rane, dalla parte di bosco che sembra più una laguna paludosa Si tratta di un suono più sordo e più fastidioso ma anche questo aumenta o diminuisce finché quasi non si sente più. Non si sente, poi, nessun rumore provenire dal mare, si sente solamente, su tutti i rami, scrosciare
la pioggia che pare colore di argento e che purifica, si sente il suo scroscio che ancora continua a cambiare in base al fogliame su cui cade.
Ascolta la cicala che adesso è muta mentre la figlia del fango lontana, la rana, canta dove c’è più ombra, in quella zona paludosa chissà dove. E piove sulle tue ciglia, Ermione. Piove sulle tue ciglia e pare che tu stia piangendo ma è un pianto di piacere, e sembra che la tua pelle non sia più bianca ma verde e mi pare di vederti come una creatura nata dalla corteccia di un albero. E così tutta la nostra vita è profumata e fresca, (sembriamo anche noi un bosco): i nostri cuori nel petto sono come due pesche profumate e non ancora colte, le palpebre fra le tue ciglia sembrano le sorgenti d’acqua fra le zolle d’erba e i denti e le gengive sembrano mandorle non ancora mature. Andiamo fra i cespugli, insieme o separati, e la forza intima, selvaggia degli alberi ci prende a sé stringendoci le caviglie e ci lega le ginocchia! Chissà dov’è tutto il resto, dove siamo noi? E piove ancora sui nostri volti che ormai sono un bosco, piove sulle nostre mani nude, sulle nostre vesti leggere, sui pensieri nuovi che la pioggia ha rinnovato nella nostra anima e su quel sogno che continua ad illuderci, Ermione.