La luna e i falò di Cesare Pavese: trama e analisi

La luna e i falò di Cesare Pavese: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

Analisi del romanzo "La luna e i falò" di Pavese: tutto sulla trama, le tematiche trattate e le caratteristiche stilistiche

1Introduzione a La luna e i falò

La luna e i falò è uno dei romanzi più famosi e belli di Cesare Pavese. È considerato il capolavoro dello scrittore torinese. Racconta la storia di un uomo che, dopo aver vissuto molti per anni in America, torna nel paese natale sulle colline piemontesi alla ricerca della sua infanzia.  

2Genesi editoriale de La luna e i falò

Cesare Pavese in una fotografia
Cesare Pavese in una fotografia — Fonte: ansa

Pavese scrive La luna e i falò tra il 18 settembre e il 9 novembre del 1949, come racconta egli stesso nel manoscritto del romanzo, che verrà pubblicato nell’aprile del 1950 dalla casa editrice Einaudi.
Si tratta dunque di una delle ultime opere dello scrittore, che morirà suicida nell'agosto del 1950.     

Per questa ragione La luna e i falò assume un’importanza speciale, come testimonianza di quei temi che tormentarono sempre lo scrittore e che lo porteranno all’ultimo gesto disperato.
Un aneddoto interessante è legato alla dedica del romanzo La luna e i falò, che fu indirizzata a Constance Dowling, l’ultimo amore di Pavese. Constance era un’attrice statunitense con la quale Pavese ebbe in quegli anni una relazione finita bruscamente per volontà di lei. E anche questo contribuì ad aumentare la disperazione e la disillusione di Pavese negli ultimi mesi della sua vita. A Constance Dowling Pavese dedicò anche la bellissima poesia Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

3La luna e i falò: la trama

Il protagonista del romanzo La luna e i falò è “Anguilla”, un uomo che decide di tornare nel suo paese natale sulle colline piemontesi dopo aver vissuto per molti anni in America e aver fatto fortuna lì. L’autore non riferisce il nome del paese, ma lo possiamo identificare con Santo Stefano Belbo, luogo dov’era nato lo stesso Pavese. 

Il protagonista è spinto a tornare dalla nostalgia per la sua terra di origine. Anguilla aveva lasciato l’Italia prima dell’inizio della guerra, dopo essere entrato in contatto con gli ambienti antifascisti durante il servizio militare.    

La narrazione ne La luna e i falò è in prima persona e procede attraverso eventi sparsi, non ordinati cronologicamente. Il presente e il passato si accavallano di continuo, tenuti insieme dai pensieri del protagonista che ricorda gli eventi del passato e li confronta con il presente.
L’evocazione dei ricordi è vissuta insieme e attraverso il vecchio amico falegname Nuto, che era stato per Anguilla una figura paterna e che è sempre rimasto nel paese, vivendo i cambiamenti determinati dalla guerra partigiana.

Il racconto parte dai primi momenti della vita di Anguilla, che viene abbandonato di fronte all’ingresso del Duomo di Alba. Il bambino viene adottato da una famiglia povera composta da Padrino, Virgilia e le loro due figlie, che prendendosi a carico il trovatello possono ricevere le cinque lire offerte dallo Stato per il suo mantenimento.   

Anguilla trova così un primo equilibrio, che però viene rotto nel momento in cui muore Virgilia, la madre adottiva. In seguito una grandinata distrugge la vigna, unico mezzo di sostentamento della famiglia, e Padrino è costretto a vendere la cascina della Gaminella, cioè il luogo dove vivono.
Dopo il matrimonio delle due figlie Padrino viene abbandonato al suo destino e costretto a chiedere l’elemosina per strada fino alla morte.  

Inizia allora un altro capitolo della vita di Anguilla, che va a lavorare presso la fattoria dei Mora, gestita da Sor Matteo, con le cui figlie (Irene, Silvia e Santa) stringe amicizia.
A questo punto la narrazione de La luna e i falò torna al presente. Sull’ondata di questi ricordi Anguilla va a visitare la cascina della Gaminella e scopre che ora è abitata da Valino, un contadino violento, e dalla sua famiglia, tra cui membri c’è un ragazzo zoppo di nome Cinto.
Anguilla prende a cuore Cinto, che gli ricorda lui stesso da giovane, e instaura con il ragazzo un rapporto paterno.
A questo punto, però, accade un’altra tragedia: in un eccesso d’ira Valino uccide la famiglia, dà fuoco alla cascina della Gaminella e si suicida. Cinto riesce a salvarsi scappando da Anguilla e Nuto.

In seguito Anguilla viene anche a sapere che Silvia e Irene, due delle figlie di Sor Matteo, sono morte, e che la terza è stata giustiziata dopo aver lavorato come spia sia per i tedeschi che per i partigiani durante la guerra.
Nel finale Anguilla affida Cinto a Nuto e decide di ripartire e non tornare mai più nel paese.

4La guerra partigiana

Con La luna e i falò Pavese torna al tema della guerra partigiana che aveva già trattato nel romanzo La casa in collina. La presenza di questo argomento portò i primi critici a considerare Pavese uno scrittore neorealista. Questo non è vero, perché la descrizione della guerra ha in Pavese non uno scopo documentario, di raccontare quello che è stato, ma si ricollega sempre alla volontà di esprimere la sua visione tragica della vita, si carica di simboli e di riflessioni personali, che lo avvicinano a una dimensione lirica.

Partigiani appostati sullo sperone di una roccia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Partigiani appostati sullo sperone di una roccia durante la Seconda Guerra Mondiale. — Fonte: ansa

In La casa in collina la guerra partigiana irrompeva all’improvviso nella vita di un intellettuale che cercava di isolarsi e Pavese metteva così in scena la contraddizione dell’intellettuale dominato dalle opposte tendenze della fuga dal mondo e dell’intervento nella realtà.
Allo stesso modo in La luna e i falò la guerra è prima di tutto un’assenza, non viene descritta in prima persona dal protagonista, ma ne veniamo a conoscenza solo attraverso i racconti di Nuto.
Vediamo gli effetti distruttivi del conflitto attraverso lo sguardo di un personaggio che non ha vissuto direttamente la guerra perché, mentre essa veniva combattuta, si trovava a migliaia di chilometri di distanza.

La guerra ne La luna e i falò è per Pavese più che una realtà concreta, più che la storia, una realtà simbolica. Attraverso la guerra Pavese descrive la sua visione del mondo, dominato dalla distruzione e condannato alla tragedia.  

5Il tradimento della memoria e la perdita dell'infanzia

Il protagonista, attraverso il quale Pavese costruisce un proprio alter ego, torna nel paese natale alla ricerca della sua infanzia, per ritrovare le sue origini.
L’infanzia, rievocata insieme al vecchio amico Nuto, rappresenta un mitico momento di felicità passata, ma a questo fa da contraltare la realtà presente, fatta di cambiamenti dolorosi.      

Il simbolo di questo cambiamento e del tradimento del passato e della memoria è rappresentato dai falò estivi che si accendevano in collina, che sono stati sostituiti dai falò e dalle violenze della guerra.
Altro falò centrale nel romanzo è quello appiccato da Valino alla cascina della Gaminella, il luogo in cui Anguilla ha trascorso i suoi primi anni di vita. In questa immagine simbolica si condensa il significato del romanzo, in bilico tra il tempo mitico dell’infanzia e l’irrompere distruttivo della storia.
Nel momento della ricerca di una memoria felice, irrompono quindi tradimenti e orrori che determinano una trasfigurazione sia del passato che del presente, che si rivelano dominati da una maledizione legata alla condizione naturale. Tutto ciò è causato dalla visione fortemente pessimistica di Pavese, per il quale la vita di tutti è dominata da un destino tragico e inevitabile.      

6Lingua e stile ne La luna e i falò

Come abbiamo detto, la scrittura di Pavese non può essere ricondotta del tutto al Neorealismo. Il racconto non tende all’oggettività, perché è presentato attraverso una voce unica, quella del protagonista Anguilla.
Lo stile segue il linguaggio parlato nel mondo contadino della collina piemontese, dove La luna e i falò è ambientato, con lo scopo di restituire la freschezza e la vitalità di quel mondo originario, che il protagonista cerca di ricostruire attraverso il suo viaggio.
Il linguaggio è in generale paratattico e predilige l’uso delle elencazioni e dei dialoghi tra i personaggi, anche nelle parti che si svolgono attraverso la memoria del protagonista. Questo crea uno stile narrativo coinvolgente, fatto di fatti e parole, in cui i ragionamenti e i significati si palesano attraverso l’episodio, senza scendere in discorsi lunghi e articolati. In questo sta probabilmente la grandezza di Pavese: nell’aver saputo trasmettere attraverso semplici vicende i propri tormenti, le contraddizioni e la propria visione del mondo.

Che cos'è questa valle per una famiglia che viene dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne.

Cesare Pavese, La luna e i falò