La letteratura nella prima metà del Novecento | Video

Di Redazione Studenti.

La lirica del '900 si confronta con la caduta dell’ immagine del poeta vate propugnata da D’Annunzio e da Pascoli, con la crisi del linguaggio e del rapporto con le cose vissuta dai crepuscolari, con la distruzione degli schemi tradizionali messa in atto dai futuristi, con la spinta verso il frammento morale e autobiografico operata dai vociani. Guarda il video e scopri di più

All’inizio del Novecento l’Italia è un paese prevalentemente agricolo ma si assiste ad una progressiva espansione industriale e ad una parallela evoluzione sociale, che vede la costituzione di un proletariato cittadino, soprattutto a Torino – dove nel 1899 viene fondata la Fiat.

I problemi interni che il paese si trova ad affrontare sono l'inurbamento, ovvero l'emigrazione dalle campagne verso le città, l'emigrazione oltreconfine-in particolar modo verso l'America- la questione meridionale e l'arretratezza delle aree contadine del Nord.

I nuovi governi progressisti – Saracco, Zanardelli, Giolitti- cercano un accordo tra la borghesia liberale ed i socialisti: lo Stato diventa quindi mediatore dei conflitti sociali; vara leggi a tutela dei lavoratori e favorisce il progresso agricolo e industriale.

Si inaugura così la belle èpoque, ovvero un periodo storico caratterizzato da una crescita del benessere che si rispecchia anche in ambito culturale: nascono lo stile liberty, la grafica pubblicitaria, il cabaret ed il cinema.

La lirica del '900 si confronta con la caduta dell’immagine del poeta vate propugnata da D’Annunzio e da Pascoli, con la crisi del linguaggio e del rapporto con le cose vissuta dai Crepuscolari, con la distruzione degli schemi tradizionali messa in atto dai futuristi, con la spinta verso il frammento morale e autobiografico operata dai vociani.

Questa lirica presenta la voce di un IO solitario e assoluto che proietta la sua interiorità sulla realtà circostante, tende a raggiungere il massimo della purezza, il soggetto scava dentro di sé per sublimare l’esistenza, è una voce pura e solitaria in un orizzonte frantumato.

Gli intellettuali più giovani vedono nella cultura una possibilità di affermazione sociale e decidono di essere protagonisti della vita nazionale attraverso le pagine dei nuovi quotidinai come “Il Secolo”, il “Corriere della Sera”, “La Stampa”, “Il Mattino” e delle numerose riviste -culturali e politiche- che vengono fondate nei primi anni del '900: ad esempio La Critica di Benedetto Croce, Poesia di Marinetti, La Voce di Prezzolini, L'anima di Papini e Amendola e L'Ordine Nuovo, il settimanale fondato da Antonio Gramsci che si proponeva di realizzare un programma di rinnovamento sociale e del proletariato e che, nel 1921 diventa quotidiano ed organo del Partito Comunista.

Antonio Gramsci, intellettuale di spicco di questo periodo, respira i grandi cambiamenti sociali e partecipa alle "battaglie" per l'affermazione del libero pensiero e alle discussioni di carattere culturale e politico. Nel 1911 grazie ad una borsa di studio si iscrive alla Facoltà di Lettere all'Università di Torino ed in questa città vive lo sviluppo industriale -dovuto soprattutto alla Fiat ed alla Lancia- e la conseguente organizzazione sindacale che qui è una presenza attiva e dinamica. In questo periodo di forti agitazioni sociali Gramsci matura la sua ideologia socialista che trasmette nelle pagine de L'Avanti!, quotidiano socialista, nel settimanale L'ordine nuovo già citato, nelle Cronache torinesi, in Città futura e nelle pagine de Il nostro Marx.

Nel 1924 viene eletto deputato con il Partito Comunista ma nel novembre del '26, in seguito alle leggi eccezionali del regime fascista contro gli oppositori, Gramsci viene arrestato. Durante la prigionia scrive Lettere dal carcere e Quaderni dal Carcere. I generi letterari compiono diversi percorsi in questo periodo.

Per quanto riguarda la lirica si tende a sottrarsi ai condizionamenti della metrica e della rima. Il poeta si propone di indebolire dall’interno gli schemi tradizionali e di apportare innovazioni, come l’adozione del verso libero, espressione più completa dell’individualismo e del bisogno di libertà di questo periodo.

Nella prosa si assiste al rifiuto delle strutture del romanzo ottocentesco, per lasciare spazio alla trascrizione delle nuove concezioni dell’io; questo fa sì che la prosa si vada avvicinando via via alla lirica, tendendo alla brevità, come i “poemetti in prosa” di Baudelaire. In alcuni casi prosa e poesia arrivano a compenetrarsi con la poesia prosastica e la prosa ritmata.

Intorno al 1909 si affermano i poeti e gli scrittori crepuscolari che sostituiscono i contenuti aulici ed il linguaggio elaborato della poesia tradizionale con contenuti nuovi, che trasmettono l'amore per le atmosfere quotidiane ed utilizzano un linguaggio semplice.

Vengono presi a modello il simbolismo intimista francese, la poetica del "fanciullino” e la tematica domestica di Pascoli e infine il Poema paradisiaco di D’Annunzio. Più che di un movimento si tratta di un modo di sentire. L'atteggiamento dei crepuscolari è di ritiro nel loro privato e nei ricordi personali. Esponenti rappresentativi di questa corrente sono Gozzano, Oxilia, Thovez, Graf, Corazzini, Moretti, Govoni e Palazzeschi.

Se il Crepuscolarismo svuota dall’interno i significati e le forme della letteratura tradizionale, i futuristi le aggrediscono dall’esterno, esprimendo un’esigenza di rinnovamento e di rifiuto dei canoni tradizionali.

Il programma del futurismo appare nel Manifesto del Futurismo pubblicato su “Le Figaro” nel 1909 da Marinetti; il movimento propone una rivolta contro la cultura del passato e gli istituti del sapere tradizionale, volendosi fondare sulla velocità e sul dinamismo, valori distintivi della cultura moderna industriale, dominata dal mito della macchina e dal culto dell’azione violenta in nome dell’individualismo assoluto, in cui si fa strada una nuova idea di superuomo.

Autori futuristi come Buzzi, Cavacchioli, Cangiullo, Folgore e Corra propongono di rinnovare il linguaggio, sostituendo all’impianto logico del pensiero, l’analogia, forma più abbreviata e sintetica.

Il futurismo, pur riconoscendo i meriti dell'Ottocento, si propone come unica avanguardia in grado di agire in maniera determinante sulla nazione. Infatti, molte avanguardie sorte in sua opposizione, come l'ermetismo ed il dadaismo, devono molto a questo movimento soprattutto per aver compiuto un'operazione di rinnovamento necessaria per superare il pedante tradizionalismo.