La Gioconda: storia, descrizione e significato del dipinto di Leonardo

La Gioconda: storia, descrizione e significato del dipinto di Leonardo A cura di Sonia Cappellini.

La Gioconda: storia, descrizione e significato del dipinto di Leonardo da Vinci con immagini e curiosità su quest'opera avvolta nel mistero

1La creazione della Gioconda

La Gioconda è un dipinto a olio su tavola eseguito da Leonardo da Vinci intorno al 1503. Misura 77 per 53 cm ed è oggi conservato al Musée du Louvre.
Il mistero che aleggia intorno all’identità della donna ritratta è un infondato luogo comune, alimentato dalla recente letteratura su Leonardo, che vede segreti nascosti praticamente ogni attività del maestro toscano. La soluzione è in realtà piuttosto semplice. 

Giorgio Vasari espone con chiarezza e sicurezza che Francesco del Giocondo, ricco mercante fiorentino, commissiona a Leonardo il ritratto di sua moglie Lisa Gherardini. Non illustra nei dettagli il motivo per cui l’opera non arriverà mai nella casa del suo committente ma lo lascia intuire spiegando che il pittore ci lavora per ben quattro anni e non lo porta a compimento.
L’identificazione è confermata anche da una annotazione del cancelliere Agostino Vespucci risalente al mese di ottobre del 1503: «Come il pittore Apelle, così fa Leonardo da Vinci in tutti i suoi dipinti, ad esempio per la testa di Lisa del Giocondo e di Anna, la madre della Vergine. Vedremo cosa ha intenzione di fare per quanto riguarda la grande sala del Consiglio, di cui ha appena siglato un accordo con il gonfaloniere». 

Il quadro resta quindi al suo creatore e diventa per lui un esercizio di stile, tanto che continuerà a lavorarci e ad apportarvi modifiche per almeno dieci anni. Lo seguirà in tutti i suoi viaggi e sarà con lui fino alla fine, nella sua ultima dimora ad Amboise, dove, con ogni probabilità il re Francesco I lo acquista dall’allievo e erede Gian Giacomo Caprotti. 

2Analisi dell'opera

"La Gioconda" di Leonardo da Vinci (1503). Immagine di repertorio
"La Gioconda" di Leonardo da Vinci (1503). Immagine di repertorio — Fonte: ansa

Il dipinto ritrae a metà figura una giovane donna con lunghi capelli scuri. È inquadrata di tre quarti, il busto è rivolto alla sua destra, il volto verso l’osservatore. Le mani sono incrociate in primo piano e con le braccia si appoggia a quello che sembra il bracciolo di una sedia. Indossa un sottile abito scuro che si apre sul petto in un’ampia scollatura. Il capo è coperto da un velo trasparente e delicatissimo che ricade sulle spalle in un drappeggio. I capelli sono sciolti e pettinati con una scriminatura centrale, i riccioli delicati ricadono sul collo e sulle spalle. 

Dettaglio degli occhi dela Gioconda
Dettaglio degli occhi dela Gioconda — Fonte: ansa

Gli occhi grandi e profondi ricambiano lo sguardo dello spettatore con una espressione dolce e serena. Le labbra accennano un sorriso.
Non indossa alcun gioiello, sulle vesti non appare nessun ricamo prezioso. La semplicità con cui si presenta esalta la sua bellezza naturale a cui, evidentemente, non necessita alcun orpello. 

Alle sue spalle è visibile la linea retta di una balaustra. Il balcone si affaccia su un paesaggio limpido e lontanissimo.
Sulla sinistra del quadro si scorge una strada che si snoda attraverso una valle, fiancheggiata da ripide montagne, quindi uno specchio d’acqua, probabilmente un lago a giudicare dall’andamento dei riflessi, quindi ancora formazioni montuose sullo sfondo. 

Particolare dello sfondo sul lato destro della Gioconda
Particolare dello sfondo sul lato destro della Gioconda — Fonte: ansa

Sul lato destro ancora una linea serpentinata descrive il corso di un fiume impetuoso, sono visibili rapide e cascate e un ponte su tre arcate. Il corso del fiume si perde in un altopiano aldilà del quale si scorge un altro lago, posto ad una quota più elevata rispetto al primo. Quindi ancora montagne che in modo graduale si innalzano fino a raggiungere altissimi ghiacciai.
La linea dell’orizzonte taglia la figura all’incirca all’altezza della fronte, che risulta quindi essere quasi del tutto immersa nel paesaggio. 

Nell’esecuzione di questo ritratto Leonardo ha posto un’attenzione maniacale nello studio di ogni dettaglio: nella trasparenza del velo come nella terra rossa che ricopre la strada; nell’incarnato delle mani e del collo come nei riflessi dell’acqua; nello studio delle ombre sul volto come nella resa atmosferica. Lo studio dell’anatomia e dell’espressione umana si sposa perfettamente con l’indagine paesaggistica e geologica.

Alla perfezione tecnica si unisce poi quell’elemento di moto che costituisce la vera e propria magia del dipinto: la figura è stante ma non immobile. La morbidezza delle carni lascia percepire il leggero movimento del respiro. Il volto, non in asse con le spalle, lascia intendere una delicata rotazione della testa. Una rotazione che ancora non si è conclusa, come suggerisce lo sguardo che compie un passo ulteriore rispetto alle spalle e al viso. Il sorriso e l’ovale dai contorni sfumati suggeriscono che le labbra e le guance stanno delicatamente cambiando espressione. Il moto è anche nella natura che la avvolge e accoglie: le rocce sono ora aspre ora erose, l’apparente immobilità dei ghiacciai si scioglie nelle acque tranquille dei laghi e in quelle rapide del fiume.
È la vita stessa Il miracolo che si rivela in questo dipinto.

3La tecnica di Leonardo da Vinci

3.1Il contrapposto

Il miracolo della vita o della natura naturans, si esprime nell’opera di Leonardo attraverso sofisticate elaborazioni tecniche.
Il contrapposto, introdotto da Leonardo e Michelangelo, e largamente usato da tutti i pittori del ‘500, consiste nella rotazione in direzioni opposte delle gambe, del busto e della testa. Questa torsione, che può essere più o meno evidente, infonde movimento alla figura seduta e consente al pittore di ricavare dal corpo umano la massima potenza espressiva.

3.2Lo sfumato

Lo sfumato, di cui si fa largo uso nella Gioconda, consiste in un passaggio soffuso e graduale dalle superfici che descrivono i volti e gli incarnati a ciò che li circonda. Nel suo Trattato della Pittura Leonardo raccomanda di non tracciare il viso con contorni netti, perché questo li renderebbe rigidi e spigolosi. Nel viso di Monna Lisa, l’impossibilità di individuare una precisa linea di contorno delle gote, del mento e delle labbra fa sì che l’espressione appaia cangiante, in divenire.

3.3La prospettiva aerea

Per i pittori del ‘400 la prospettiva è una rigida questione matematica. Si fissa un punto di fuga coerente con il punto di vista e si fanno convergere verso questo punto tutte le linee che nella visione geometrica della realtà sono tra loro parallele. Questo determina il rimpicciolimento proporzionale degli oggetti, dei corpi, delle architetture e dà all’occhio l’illusione della profondità. Leonardo, da investigatore qual è della natura, non può accontentarsi di questa visione tutta teorica. Il senso della distanza e della lontananza passano anche attraverso il colore e la luce. L’aria, che ha una sua consistenza, frapponendosi tra l’occhio e l’oggetto sbiadisce il primo e aumenta il tono della seconda. Ecco dunque che le rocce scure di cui si compongono le montagne in primo piano diventano in lontananza sempre più chiare arrivando quasi a confondersi con il cielo.

4Imitazioni e citazioni

La fortuna di un’opera si misura anche dalle imitazioni e dalle parodie che può vantare. Anche in questo senso La Gioconda è senz’altro il dipinto dei record.

Ritratto di Maddalena Strozzi, 1506, Raffaello Sanzio
Ritratto di Maddalena Strozzi, 1506, Raffaello Sanzio — Fonte: ansa

Raffaello si trova a Firenze all’inizio del ‘500, ha la fortuna di vedere all’opera Leonardo nella sala del Consiglio a Palazzo Vecchio e senz’altro di ammirare anche i dipinti di committenza privata. È alla Gioconda che si ispira quando nel 1506 ritrae Maddalena Strozzi.
La piccola e raffinatissima tela raffigura la nobildonna nella stessa posizione di Monna Lisa. Si trova anch’essa su una terrazza, è seduta e appoggia il braccio sinistro al bracciolo della sedia, le mani appoggiate l’una sull’altra. Stessa posizione del busto e della testa. A differenza di Leonardo, il pittore urbinate sceglie di porre la figura in posizione preminente rispetto allo sfondo, la linea dell’orizzonte si trova all’altezza delle spalle e tutta la testa spicca sullo sfondo azzurro del cielo, il paesaggio inoltre è collinare e non impervio e tormentato come quello descritto sopra. La donna poi, anch’essa nobile e moglie di un ricco mercante ma decisamente meno avvenente di Lisa, indossa un abito preziosissimo e si adorna di numerosi gioielli.
Nella concezione rinascimentale l’imitazione di un maestro più anziano non è considerata un plagio ma costituisce un atto di omaggio. 

Tra le moderne dissacrazioni la più celebre è senz’altro quella di Marcel Duchamp, che nel 1916, su una riproduzione fotografica del dipinto aggiunge un paio di baffi e l’irriverente sigla L. H. O. O. Q.
I dadaisti contestano la visione elitaria dell’arte e cercano, con operazioni ironiche e giocose, di ricondurre le opere, ammantate di sacralità, nel flusso caotico della vita.
Lungi dal costituire un problema per la fama del dipinto, l’operazione di Duchamp lo consacra invece come icona moderna. 

"L. H. O. O. Q", Marcel Duchamp, Private collection
"L. H. O. O. Q", Marcel Duchamp, Private collection — Fonte: ansa