La coscienza di Zeno di Italo Svevo: trama e analisi

La coscienza di Zeno di Italo Svevo: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

Riassunto di "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo con trama, analisi del protagonista, dei temi principali, del linguaggio e dello stile

1Introduzione a La coscienza di Zeno

La coscienza di Zeno, scritto da Italo Svevo, è uno dei romanzi più belli della letteratura italiana. Nonostante la sua lunghezza, si legge tutto d’un fiato. 

Con questo romanzo Svevo ci presenta un personaggio nuovo, fuori dagli schemi abituali, né positivo né negativo, combattuto tra diverse possibilità e sempre in precario equilibrio sul filo del fallimento e della malattia.  

2Genesi e storia editoriale

Ritratto di Italo Svevo
Ritratto di Italo Svevo — Fonte: ansa

Svevo inizia a scrivere La coscienza di Zeno nel 1919, subito prima della fine della Prima Guerra Mondiale, in un periodo in cui si dedica principalmente ai suoi studi, e completa l’opera alla fine del 1922. La pubblicazione è del 1923, a spese dell’autore. Questo romanzo ci offre un aneddoto molto interessante.            

Inizialmente l’opera, come quelle precedenti di Svevo, non ottenne nessun successo, fino a quando non intervenne lo scrittore irlandese James Joyce, amico di Svevo, che inviò La coscienza di Zeno ad alcuni scrittori e critici, tra cui Valéry Larbaud, Benjamin Crémieux, Thomas Stearns Eliot. Larbaud in particolare apprezzò molto il romanzo e si impegnò a diffonderlo in Francia. Fu così che nel febbraio del 1926 la rivista «Le Navire d’argent» dedicò un saggio a Svevo e pubblicò in traduzione alcuni passi del romanzo. Nel 1927 La coscienza di Zeno esce in francese. 

Nel frattempo anche in Italia ci si era accorti di lui, in particolare grazie all’interessamento di Eugenio Montale, che nel 1925 pubblicò l’articolo Omaggio a Svevo, che determinò l’inizio del successo di Svevo e de La coscienza di Zeno anche in Italia. 

3La coscienza di Zeno: la trama

Il protagonista de La coscienza di Zeno è Zeno Cosini, un ricco triestino che per liberarsi dal vizio del fumo si sottopone a una cura psicanalitica che consiste nel mettere per iscritto la propria vita.

Il testo si compone di otto capitoli, che sarà utile seguire per focalizzare bene la trama del romanzo. In una breve Prefazione il dottore presenta la sua decisione di pubblicare le memorie di Svevo. Nel successivo Preambolo la parola passa a Zeno, che ci dice di non poter recuperare la sua infanzia, ormai troppo lontana nella memoria.
Il capitolo Il fumo è dedicato al famoso proposito dell’ultima sigaretta, che Zeno non riesce mai a mettere in pratica, perché ogni volta che si impone di smettere di fumare fallisce per i sotterfugi che egli stesso mette in pratica. Nel capitolo La morte di mio padre invece Zeno torna indietro alla sua giovinezza e al difficile rapporto col padre che, in punto di morte, gli dà uno schiaffo (che poteva anche essere una carezza), che Zeno interpreta come ultima punizione e sberleffo del padre nei suoi confronti.  

Nel capitolo La storia del mio matrimonio si parla della frequentazione di Zeno con la famiglia Malfenti e le quattro sorelle Ada, Augusta, Alberta e Anna. Zeno è innamorato della bellissima Ada, ma l’impossibilità di questo amore lo induce a ripiegare verso Alberta e infine, quasi senza rendersene conto, verso la meno bella Augusta, che però si rivela una moglie modello, dotata di quella concretezza e quella salute di cui Zeno si sente privo. Questo tormento continuo porta Zeno, marito felice, a instaurare un rapporto clandestino con Carla, di cui si racconta nel capitolo La moglie e l’amante.
Nel capitolo Storia di un’associazione commerciale Zeno ci conduce all’interno del suo mondo lavorativo e ci racconta il suo rapporto con Guido Speier, marito di Ada, la cui abilità nel lavoro e la cui fortuna in tutte le cose della vita fanno da contraltare ai continui fallimenti di Zeno. Tuttavia Guido si rivelerà alla fine più fragile di quello che sembrava e le improvvise difficoltà lo porteranno al suicidio.
Nell’ultimo capitolo, Psico-analisi, la narrazione torna al presente e Zeno annuncia la sua decisione di abbandonare la cura, criticando il metodo psicanalitico del medico e dichiarando di essere guarito dalla sua malattia grazie a una serie di successi commerciali favoriti dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

4Impianto narrativo

A differenza dei precedenti romanzi di Svevo, La coscienza di Zeno è narrato in prima persona, con un narratore interno.
Si può definire questo romanzo come un’autobiografia aperta, in cui il protagonista Zeno Cosini ci racconta la sua vita per episodi sparsi, saltando da un momento all’altro, come se in ogni capitolo aprisse una finestra su un diverso momento della sua vita, fino alla brusca interruzione finale.      

Un elemento originale de La coscienza di Zeno è la cornice. Si dice infatti che il romanzo sia stato scritto su incitamento del medico e interrotto per l’insofferenza di Zeno nei confronti del dottore, il quale decide, un po’ per vendetta, di pubblicare queste memorie. Svevo inventa un finto pretesto, che avrebbe spinto il suo personaggio a raccontare la propria vita.
Per questo romanzo si è parlato di un tempo misto: il continuo intrecciarsi dei piani temporali della narrazione (presente, passato prossimo e passato remoto) allontana dall’impianto narrativo del romanzo tradizionale, in cui gli eventi si disponevano in ordine cronologico. L’io narrante usa il monologo interiore per confrontare presente e passato ed esprimere sentimenti e giudizi, riflessioni e ricordi. Il risultato è un libro simile a un’autobiografia, senza esserlo in modo classico.     

5Il personaggio di Zeno

L’elemento più importante de La coscienza di Zeno è il suo protagonista, Zeno Cosini, intorno al quale Svevo raggruppa tutti i temi della sua letteratura.

Analizzare Zeno significa capire la scrittura di Svevo. Zeno è un personaggio inventato, che riproduce qualche caratteristica dell’autore ma non coincide perfettamente con lui. È un ricco triestino appartenente alla classe borghese, all’interno della quale non riesce però a integrarsi perfettamente. Zeno oscilla infatti continuamente tra malattia e salute, coscienza e inganno, socialità e asocialità.

5.1Narratore non attendibile

Zeno ha la caratteristica importante di essere un narratore non attendibile, vale a dire che non possiamo essere sicuri che quello che ci racconta e le interpretazioni che dà dei fatti corrispondano alla realtà. Questo dubbio è espresso in modo chiaro dal dottore nella Prefazione quando si riferisce alle «tante verità e bugie ch’egli [Zeno] ha qui accumulato».  

5.2L'inetto

Zeno è il rappresentante perfetto dell’inetto sveviano. L’inetto Zeno è un uomo eternamente indeciso, incapace di prendere in mano le situazioni.
Zeno è inadeguato a vivere nel mondo borghese di cui fa parte, si sente a disagio e prova un continuo senso d'inferiorità. Egli insegue sempre una felicità che si dimostra illusoria e irrealizzabile ed è tormentato da un eccesso di coscienza, cioè dal voler sempre analizzare le cose della vita e svelarne le falsità e gli inganni, su cui si basa la vita borghese. Tuttavia Zeno non riesce a sottrarsi a quei valori borghesi che capisce essere falsi e continua a vivere in questa contraddizione.  

5.3Distacco umoristico

La peculiarità di Zeno rispetto ai personaggi dei precedenti romanzi di Svevo è il distacco umoristico: mentre si autoanalizza Zeno tende a sfuggire dalla serietà di questa analisi, a non prendersi troppo sul serio.
Zeno capisce che ogni serietà non è altro che un'illusione e preferisce presentarsi come un personaggio comico, mantenendo il sorriso anche nelle situazioni più drammatiche. 

5.4La malattia di Zeno come malattia del mondo

Il romanzo La coscienza di Zeno è percorso dal tema della malattia di Zeno, che si può identificare con la sua inettitudine, con il suo non saper stare al mondo. Questo porta Zeno a sottoporsi alla psicanalisi, che è il motivo della scrittura stessa del romanzo.
Ripercorrendo le vicende della propria vita, il medico spera che Zeno riporti a galla il trauma che ha determinato la sua malattia, ma la cura sembra non aver effetto e Zeno l’abbandona. Interessante però il fatto che non appena abbandoni la cura Zeno si dica guarito, grazie e un inaspettato successo commerciale.  

Il mondo che fa ammalare Zeno è anche la cura, ma questo lieto fine è in qualche modo annullato dalle ultime pagine del libro, in cui Zeno profetizza un’apocalisse, un’enorme esplosione che distruggerà il mondo. La malattia di Svevo allora può essere paragonata alla malattia del mondo, una civiltà malata la cui unica via d’uscita è l’annientamento totale.   

La malattia è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

6Lingua e stile de La coscienza di Zeno

La questione della lingua di Svevo è una di quelle più dibattute della letteratura italiana. Molti critici hanno affermato che Svevo scrivesse male, non sapesse usare perfettamente la lingua e la grammatica italiana perché l’italiano non era la sua lingua, dal momento che in casa si parlava triestino e in città era forte la componente tedesca. Tutto questo non è vero. La scrittura di Svevo è disinvolta e questo si manifesta nelle fratture delle frasi e in quelle sgrammaticature che molti gli hanno contestato.   

Come sempre capita, anche qui lo stile va considerato nel contesto del romanzo, La coscienza di Zeno, e lo stile di Svevo ha lo scopo di sottolineare la spontaneità e la comicità del personaggio che narra la storia.