Wassily Kandinsky: vita e opere

Wassily Kandinsky: vita e opere A cura di Sonia Cappellini.

Approfondimento sulla vita di Kandinskij (noto come Kandinsky), le opere principali, la corrente del "der Blaue Reiter", la teoria del colore e lo sviluppo dell’astrattismo

1In principio è il colore

Il pittore di origini russe Wassily Kandinsky
Il pittore di origini russe Wassily Kandinsky — Fonte: getty-images

Wasilij Kandinskij, conosciuto anche come Wassily Kandinsky, nasce a Mosca nel dicembre del 1866. Suo padre è un ricco commerciante di tè e insieme alla famiglia inizia prestissimo a viaggiare. Spesso i luoghi che visita si fissano nella sua memoria e nella sua anima con una nota cromatica. Di colore sono fatti i primi ricordi del bambino Kandinsky: «I primi colori che mi fecero grande impressione sono il verde chiaro e brillante, il bianco, il rosso carminio, il nero e il giallo ocra. Avevo allora tre anni. Quei colori appartenevano a oggetti che non rivedo più chiaramente, come rivedo, invece, i colori».  

La maggior parte della sua infanzia la trascorre a Odessa, una città sul mare, dove va a scuola e impara anche a suonare pianoforte e violoncello. A tredici anni, con i suoi piccoli risparmi, acquista la prima cassetta di colori a olio: «Quella sensazione di allora, l’esperienza viva del colore che esce dal tubetto, la provo ancora oggi. Una pressione delle dita ed ecco, festosamente, con esultanza, in maniera pensierosa, sognando, sprofondati in sé, con scherzoso brio, con un sospiro di liberazione, col suono profondo della malinconia, con forza e resistenza ostinate, con tenerezza e dedizione cedevoli, con caparbio dominio di sé, con delicata instabilità di equilibrio, ecco l’emergere l’uno dopo l’altro di questi esseri singolari che si chiamano colori, vivi ciascuno in sé e per sé, autonomamente dotati di tutte le qualità necessarie a una vita propria».

Studia diritto con ottimi risultati e inizia una brillante carriera che lo porta a ottenere una cattedra universitaria, quando, in una sperduta provincia della Russia settentrionale, dove si è recato per effettuare ricerche di economia politica, entra in una casa di campagna e viene folgorato da colori intensi e disordinati di oggetti e immagini appese alle pareti: la stufa e la credenza, le icone sacre e le stampe popolari: «È qui che ho imparato per la prima volta a guardare un quadro non solamente dall’esterno, ma a entrarvi, a muovermi in giro con esso e a mescolarmi con la sua vita […] quando attraversai la soglia fu come se entrassi in un dipinto e ne diventassi parte». È il 1889 e la sua vita non sarà più la stessa.  

"Covoni, fine dell'estate" di Claude Monet (1891)
"Covoni, fine dell'estate" di Claude Monet (1891) — Fonte: ansa

Ancora pochi anni e il giurista Kandinsky incontra Monet, o meglio i suoi Covoni, esposti a Mosca in una mostra dedicata all’impressionismo, una nuova folgorazione: «…quel quadro turbava e affascinava, si fissava indelebilmente nella memoria fino al più minuzioso dettaglio […] ciò che mi fu assolutamente chiaro fu l’intensità della tavolozza. La pittura si mostrò davanti a me in tutta la sua fantasia e in tutto il suo incanto». È chiaro che l’economia e il diritto non sono più la sua strada.
È il 1895, Kandinsky lascia l’università e si trasferisce a Monaco, da quel momento per lui c’è solo la pittura.     

2Il cavaliere azzurro di Kandinsky: analisi

A Monaco, in un ambiente colto, aperto e cosmopolita, Wassily incontra l’amico della vita, il giovanissimo Franz Marc. Entrambi amano i fauves, i pittori francesi che danno forza e vigore ai colori dell’impressionismo, che abbandonano i punti a favore delle macchie.

Entrambi, Marc e Kandinsky, credono fermamente che la pittura non sia un mezzo di rappresentazione ma di conoscenza, non sia mera visione ma ricerca dell’essenza. Ogni cosa è fatta di un involucro e di un nocciolo e a questa parte interna delle cose e dell’animo umano l’arte deve essere diretta. Infine entrambi amano l’azzurro, il colore più profondo, quello che richiama l’idea di infinito, di purezza e di spirito.

"Il cavaliere azzurro" Wassily Kandinsky
"Il cavaliere azzurro" Wassily Kandinsky — Fonte: ansa

Marc ama dipingere gli animali, soprattutto cavalli, che per lui rappresentano lo slancio vitale, la presenza del divino nella natura. Kandinsky ama l’immagine fiabesca del cavaliere, che spesso raffigura in mirabolanti corse al galoppo.
I due danno vita nel 1911 a un nuovo gruppo di artisti che prende quindi il nome di Cavaliere Azzurro (in tedesco “der Blaue Reiter”).        

Kandinsky e Marc elaborano una teoria del colore, della sua valenza simbolica, della sua capacità di suscitare emozioni e delle sue possibilità espressive in associazione con la forma. Il gruppo organizza mostre che richiamano pittori da tutta Europa e pubblica nel 1912 l’omonima rivista, una sorta di almanacco che contiene immagini, poesie, brani musicali e il testo teatrale Il suono giallo dello stesso Kandinsky.
Quella del Blaue Reiter è un’esperienza fondamentale nell’ambito delle avanguardie storiche. Esperienza che viene spazzata via dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale.         

3L’intuizione dell’astrattismo

È negli anni del Cavaliere Azzurro che Kandinsky inizia a volgere la sua pittura in direzione contraria alla figurazione. Egli stesso ricorda il momento in cui gli si apre davanti la strada dell’astrattismo e lo descrive come un processo di felice casualità, quello che la scienza chiama “serendipity”, in cui si cerca una cosa e si finisce per trovarne un’altra, inattesa ma più importante:  

«A Monaco, un giorno rimasi colpito da uno spettacolo inatteso, proprio quando stavo tornando nel mio studio. Il sole tramontava; tornavo dopo avere disegnato ed ero ancora tutto immerso nel mio lavoro, quando aprendo la porta dello studio, vidi davanti a me un quadro indescrivibilmente bello. All’inizio rimasi sbalordito, ma poi mi avvicinai a quel quadro enigmatico, assolutamente incomprensibile nel suo contenuto, e fatto esclusivamente da macchie di colore. Finalmente capii: era un quadro che avevo dipinto io e che era stato appoggiato al cavalletto capovolto. Il giorno dopo tentai alla luce del sole di risuscitare la stessa impressione, ma non riuscì. Benché il quadro fosse ugualmente capovolto, distinguevo gli oggetti e mancava quella luce sottile del tramonto. Quel giorno però mi fu perfettamente chiaro che l’oggetto non aveva posto, anzi era dannoso ai miei quadri». È il 1910.   

Il rifiuto di un soggetto o di una forma riconoscibili rappresentano un vero e proprio scossone nell’arte figurativa occidentale, che fa della mimesi il suo riferimento fondamentale fin dai tempi della classicità greca. Da questo momento il colore in sé, e non dunque il colore della cosa, guadagna una piena dignità e può vivere senza il supporto di una rappresentazione, può diventare il mezzo privilegiato per l’espressione dello spirito.   

Vassily Kandinsky: artista russo dell'Astrattismo 6 foto
Vassily Kandinsky: artista russo dell'Astrattismo

3.1Primo Acquerello Astratto, 1913. Parigi, Centre Pompidou

L’opera è stata retrodatata dall’artista al 1910, per collegarla al momento della prima intuizione dell’Astrattismo.
Con questo acquerello viene abbandonato ogni elemento figurativo e la pittura diventa un trionfo di forme e colori puri, liberati da ogni funzione mimetica.
Le macchie non sono circoscritte né limitate e assumono un’infinità di forme e tonalità. In questo l’artista è avvantaggiato dall’uso della tecnica dell’acquerello, che trasmette leggerezza e con una sola pennellata lascia sulla carta infinite gradazioni e sfumature.
Il pittore, liberando la propria interiorità e la propria fantasia, cerca un contatto con l’anima dello spettatore, lasciando che il quadro agisca su di lui. Il paragone più calzante che si può accostare alle opere astratte di Kandinsky è quello con la musica, quella che fra tutte le arti è capace di raggiungere con maggiore immediatezza le corde dell’anima, che tra tutte è meno coinvolta dall’aspetto materiale, che viaggia senza bisogno di supporto se non l’aria, ma che non è mai frutto di una improvvisazione cieca e inconsapevole. 

4Musica e Pittura in Kandinsky

Foto del compositore austriaco Arnold Schonberg
Foto del compositore austriaco Arnold Schonberg — Fonte: ansa

L’amore per la musica vive in Kandinsky da sempre accanto a quello per la pittura. Questo legame diventa ancora più forte a partire dal 1911, quando il pittore ascolta un concerto del compositore austriaco Arnold Schönberg. L’emozione che lo investe è talmente forte che subito il pittore la trasferisce in un quadro dal titolo Impressione III, Concerto.  

Nel dipinto il triangolo scuro del pianoforte è avvolto da un giallo prorompente che con forza si riversa sul pubblico, è la musica, l’emozione che da essa si propaga e coinvolge gli spettatori. Le persone si distinguono appena in brevi tratti e macchie di colore che però esprimono bene un movimento centripeto: il suono investe gli spettatori e questi riversano su chi suona le emozioni che sono state liberate.
Kandinsky scrive subito al compositore e tra i due inizia una fitta corrispondenza e un'intensa collaborazione. Secondo il pittore, Schönberg con le sue dissonanze è riuscito ad aprire una strada nuova in cui la musica si esprime aldilà delle regole accademiche, in cui il suono è in grado di manifestare tutta la sua capacità espressiva, esattamente quello che lui si prefigge di fare in pittura. 

Come la musica, la pittura deve suscitare emozioni, muovere le corde dell’anima e per farlo deve diventare sempre di più simile ad essa: eterea, immateriale, intangibile eppure potente, capace di commuovere come nessun’altra forma artistica.
Questo processo per la pittura non può che passare attraverso l’astrattismo, solo liberandosi della figura, della scorza esteriore, può sperare di arrivare all’essenza. «Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette l’anima umana in vibrazione».
Da ora in poi anche i titoli dei quadri di Kandinsky rivelano questo intento: Concerto, Improvvisazione, Composizione, ecco alcuni dei nomi che popolano il suo catalogo.  

5Il cerchio si chiude

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Kandinsky lascia la Germania. Torna negli anni Venti, dopo un periodo trascorso in Russia, e diventa professore della prestigiosa Bauhaus, dove dirige l’atelier di pittura murale. I nazisti chiuderanno la scuola nel 1933. L’artista si trasferisce quindi a Parigi, dove resterà fino alla morte (1944).

Sono gli anni in cui la sua ricerca si indirizza verso le potenzialità delle forme geometriche. Tra tutte Kandinsky preferirà il cerchio:

«Il cerchio è un legame con il cosmico, e io l’adoro come forma. È la forma più modesta, ma si afferma con prepotenza, è precisa ma variabile, è stabile e instabile allo stesso tempo, è silenziosa e sonora insieme, è una tensione che porta in sé infinite tensioni. […]oggi amo il cerchio come prima amavo il cavallo, e forse anche di più».

5.1Alcuni Cerchi, 1926. New York, Guggenheim Museum

L’opera è esemplificativa del passaggio della pittura astratta da forme aperte e indefinite, le macchie, a forme geometriche pure e cristalline.
Su una tela quadrata, numerosi cerchi multicolori fluttuano liberamente sullo sfondo scuro, simbolo, come dice Kandinsky, di «un eterno silenzio che risuona dentro di noi» cioè dei lati oscuri, sconosciuti, dell’anima ma anche delle ignote profondità dell’universo. L’insieme evoca infatti associazioni con pianeti e costellazioni e una grande suggestione è sprigionata dall’alone bianco intorno al grande cerchio blu, che crea un effetto paragonabile a quello delle eclissi lunari.  

A questo punto dell’attività di Kandinsky il cerchio diventa il protagonista assoluto perché “rappresenta un legame cosmico” e offre le maggiori possibilità espressive, è la forma più modesta, più semplice, che esprime pacatezza ma non immobilità, suono ma non rumore. I diversi cerchi si sovrappongono infatti con delicatezza, creando nuove tonalità, ma non si scontrano in modo violento, al contrario, proprio come note musicali, si uniscono in nuovi accordi.