Jean Piaget e l’epistemologia genetica

Di Barbara Leone.

Descrizione approfondita degli studi che Jean Piaget ha compiuto sulle fase di crescita del bambino e sul contributo dato alla pedagogia moderna. Negli anni in cui era “direttore degli studi” di un istituto di Ginevra si è dedicato allo studio del bambino. Con l’aiuto della moglie ha passato molto tempo ad osservare le reazioni di vari esperimenti che ha fatto sui suoi tre figli. Ha intensificato gli studi sulla percezione, sottolineato l’importanza dell’affettività nel comportamento umano e fondato il centro d'epistemologia genetica di Ginevra

Jean Piaget è nato in Svizzera nel 1896. Durante gli studi di filosofia ha avuto modo di conoscere il problema della conoscenza sotto una prospettiva particolare: ciò lo ha portato a cercare la spiegazione biologica della conoscenza e a individuare i modelli del pensiero. Negli anni in cui era “direttore degli studi” di un istituto di Ginevra si è dedicato allo studio del bambino. Con l’aiuto della moglie ha passato molto tempo ad osservare le reazioni di vari esperimenti che ha fatto sui suoi tre figli. Ha intensificato gli studi sulla percezione e sottolineato l’importanza dell’affettività nel comportamento umano. Ha fondato il centro d’epistemologia genetica di Ginevra ed è morto nel 1980.

Nei suoi studi sullo sviluppo dell’intelligenza Piaget ha utilizzato più metodi:
- per il periodo che va dalla nascita ai tre anni si è servito dell’osservazione sistematica, che consiste nello studio continuo e prolungato di certi tipi di comportamento del bambino;
- per il periodo che va dai quattro ai tredici/quattordici anni si è servito del metodo critico, cioè creava situazioni problematiche che avevano l’aspetto del gioco ed invitava i bambini a trovare una soluzione ai problemi. Tali prove presentavano problemi critici ove Piaget poteva notare la capacità da parte del bambino di trovare la soluzione esatta, oppure poteva notare l’incertezza di chi ancora non possedeva certe conoscenze.

Per Piaget l’intelligenza è una forma di comportamento adattivo che è con concepita come una combinazione di fenomeni diversi, quali:
- differenziazione del sistema nervoso: crea i presupposti organici dell’attivazione di organi e di funzioni.
- interiazioni con il mondo fisico: l’esperienza è “fisico-percettiva”, se riceviamo informazioni e conoscenza o “logico-matematica”, se è riferita a ciò che possiamo fare con le cose;
- interiazioni con il mondo sociale: i contenuti ed i modi del pensiero sono condizionati dall’ambiente culturale e dall’azione educativa;
- equilibrazione: le strutture mentali si integrano e crescono secondo livelli di organizzazione stabili e complessi.

L’intelligenza realizza l’adattamento attraverso due processi complementari e interconnessi che agiscono in parallelo:
- l’assimilazione, “fatto primario della vita mentale”, è il processo mediante il quale il soggetto adatta l’ambiente a se stesso, rappresenta la capacità che il soggetto possiede di usare l’ambiente secondo le strutture mentali che già ha. Le esperienze vengono assimilate dal soggetto a seconda delle sue capacità di conservarle e di consolidarle;
- l’accomodamento avviene quando le situazioni createsi nell’ambiente richiedono dal soggetto nuove risposte; egli deve “accomodarsi” ai nuovi stimoli, modificando il suo comportamento. Così le strutture mentali hanno la possibilità di crescere, di darsi nuove possibilità adduttive, di adeguarsi ai nuovi bisogni.

Tra i due processi esiste un rapporto dialettico, in certi momenti può prevalere l’assimilazione (nel gioco simbolico), mentre in altri può prevalere l’accomodamento (quando il bambino imita i comportamenti degli adulti). Piaget individuò dei livelli di comportamento diverso all’interno dello sviluppo. Ogni fase poggia su quella precedente e prosegue in quella successiva, le differenze danno luogo ad una gerarchia di esperienze e di comportamenti.

Fase dell’intelligenza senso-motoria (0-2 anni)
Dalla nascita si attivano dei meccanismi ereditari di tipo senso-motorio che garantiscono una prima forma di adattamento. Tale fase si divide in sei stadi:
- esercizio degli schemi innati (0-2 mesi): nei primi due mesi di vita il bambino utilizza i suoi schemi innati, i riflessi (suzione, prensione, fonazione, riflesso pupillare e palpebrale). Il continuo esercizio di questi ha un importante funzione nella maturazione;
- reazioni circolari primarie (2-4/5 mesi): i riflessi ereditari si coordinano tra di loro per formare nuovi adattamenti (prime abitudini del bambino). I primi comportamenti acquisiti vengono definiti circolari poiché la reazione piacevole tende a stimolare nuovamente la reazione stessa, il termine primario sta ad indicare la semplicità del movimento, che è fine a se stesso. In questi primi due stadi se un oggetto esce dal campo percettivo del bambino questo non mostra alcuna reazione;
- reazioni circolari secondarie (4/5-8 mesi): il bambino coordina la visione e la prensione ed è in grado di esercitare il controllo della visione stessa. Sono caratterizzate dalla ripetizione di un movimento appreso per provocare nell’ambiente un fenomeno provocato in precedenza (sono rivolte agli effetti che le azioni hanno sull’ambiente). L’oggetto inizia ad avere un inizio di permanenza, il bambino è in grado di cercare un oggetto sotto un cuscino;
- coordinazione mezzi-fini (8-12 mesi): il bambino cerca di aggiustare i suoi atti agli oggetti esterni (se il bambino intende raggiungere un oggetto è in grado di allontanare gli ostacoli che vi sono tra lui e l’oggetto stesso). Nella comunicazione fa capire con chiarezza ciò che vuole. Il bambino considera l’oggetto come una realtà a se stante;
- reazioni circolari terziarie (12-18 mesi): compaiono attorno al primo anno di vita, sono caratterizzate da ripetizioni di azioni con variazioni che portano il bambino a scoprire nuovi mezzi per raggiungere gli scopi; esplorando arriva per caso a determinate scoperte. E’ in grado di scoprire le relazioni spazio-temporali e ritiene che gli oggetti hanno una loro esistenza autonoma, indipendente dalla sua attività. Il bambino ha maturato la permanenza dell’oggetto, lo percepisce come una vera esistenza autonoma;
- funzione simbolica (18-24 mesi): l’intelligenza raggiunge il pieno sviluppo in questo stadio, il bambino è capace di cambiare mentalmente schemi già sperimentati, è in grado di adattarsi alle nuove situazioni sulla base di ciò che percepisce, di una realtà rappresentata secondo certi effetti prima immaginati e poi raggiunti. Il bambino è in grado di ricercare l’oggetto nascosto in maniera non visibile. Secondo Piaget lo sviluppo del concetto di oggetto dimostra che i processi percettivi sono legati all’agire.

Prima dei due anni di vita nei movimenti del bambino compaiono alcune attività che favoriscono lo sviluppo delle capacità rappresentative, costituite dal gioco simbolico, dal linguaggio verbale e dall’imitazione differita. Il gioco simbolico ha una funzione d’accomodamento ed è caratterizzato da rappresentazioni mentali di una realtà che non è presente in campo percettivo. Dopo i 18 mesi gli oggetti che il bambino usa per giocare possono diventare veri e propri simboli di altri oggetti che non sono percettivamente presenti, ma appartengono alle rappresentazioni mentali del bambino. Il linguaggio verbale è uno strumento importante per la maturazione degli schemi rappresentativi, è “visibile” quando le parole cominciano ad evocare oggetti che non sono percettivamente presenti e quando il bambino comincia ad usare le prime frasi. L’imitazione differita è visibile quando il bambino comincia a riprodurre nei suoi comportamenti qualcosa che ha visto qualche tempo prima, tale imitazione denuncia la presenza delle capacità rappresentative ed è strumento di sviluppo di queste.

Fase dell’intelligenza pre-operatoria
Il termine pre-operatoria viene utilizzato per indicare il tipo di intelligenza che va dai due ai sette anni e precede l’intelligenza operatoria, cioè logica. Tale pensiero è irreversibile, infatti ha come caratteristica la non conservazione della quantità. Tutte le operazioni mentali si realizzano secondo schemi globali indifferenziati e soggettivi, il pensiero pre-operatorio è essenzialmente sincretico. Tale fase si divide in due stadi:
- intelligenza pre-concettuale: l’attività del bambino è costituita da un continuo esplorare l’ambiente, il bambino registra continuamente nuovi simboli che rafforzano e potenziano i suoi schemi mentali. L’azione del gioco simbolico, del linguaggio e delle attività imitative differite aiutano l’azione dell’assimilazione e dell’accomodamento, come ampliamento della visione del mondo. Le costruzioni mentali che caratterizzano questo periodo sono date dagli infra-concetti, che non sono ancora concetti veri e propri, in quanto il bambino non possiede ancora la nozione di classe. Gli infra-concetto non indica né la generalità del concetto, né la particolarità degli elementi. Il comportamento della figlia febbricitante di Piaget, che aveva un gran desiderio di arance viene definito transduttivo, poiché procede dal particolare al particolare ed è costruito senza concetti veri e propri;
- pensiero intuitivo: si sviluppa tra i 4 ed i 6 anni, periodo durante il quale le capacità rappresentative del bambino si sviluppano e si rafforzano ulteriormente. La caratteristica di tale pensiero è l’intuizione, in base ad essa il bambino definisce i concetti, indicando gli oggetti corrispondenti secondo il loro uso. Però vi è il primato della percezione sulla attività rappresentativa.

L’egocentrismo è una delle caratteristiche del pensiero pre-operatorio, Piaget ipotizza che egocentrismo e realismo siano le caratteristiche fondamentali di questo tipo di pensiero. Il bambino mette se stesso al centro della realtà, data l’impossibilità di considerare il punto di vista degli altri. Il realismo è la tendenza del bambino a rimanere prigioniero dei propri dati percettivi, che prevalgono su quelli rappresentativi. Si differenzia in:
- realismo nominale, che consiste nella stretta e intima unione che, per il bambino, esiste tra i nomi e gli oggetti; essendo il nome legato alle cose, secondo lui, non è possibile cambiarlo;
- realismo morale, è la valutazione morale dei comportamenti soffermata su ciò che è percepibile, cioè sul risultato visibile dell’azione;
- realismo onirico, Il bambino pensa che i contenuti dei sogni abbiano una loro consistenza materiale;
- animismo: è la conseguenza del fatto che egocentrismo e realismo non consentano al bambino di differenziare la propria esperienza interna da quella esterna, è costituito dalla tendenza a concepire le cose come viventi e dotate di intenzionalità;
- finalismo, fenomeno mediante il quale il bambino interpreta gli eventi del mondo fisico secondo una causa finale;
- artificialismo, nasce dalla convinzione infantile che tutte le cose siano state costruite dall’uomo o da un’attività divina che opera secondo le regole della costruzione umana.

In questa fase il bambino non è in grado di distinguere tra causalità fisica e causalità psicologica, mancandogli un sistema di operazioni logiche non può impostare alcuna verifica che gli consenta di uscire dal suo egocentrismo e dal suo realismo, che lo obbligano a spiegare i fenomeni naturali allo stesso modo dei comportamenti umani. Il bambino è incapace di sintesi (il bambino sa che la sua macchinina per correre ha bisogno delle ruote e del motore, ma non è in grado di capire la relazione logica che esiste fra i vari elementi), al posto della sintesi il bambino usa la giustapposizione, pone, infatti, i vari dati l’uno accanto all’altro senza chiare relazioni.

Fase dell’intelligenza operatorio-concreta
Durante l’età scolastica elementare vi è un mutamento nello sviluppo mentale del bambino che diventa gradualmente capace di individuare la reversibilità nelle proprie azioni. La capacità di compiere operazioni prova la presenza del pensiero logico. Il termine “concreto” indica il fatto che questo pensiero ha bisogno della concretezza dei dati, cioè il bambino ha ancora bisogno di operare su oggetti, fenomeni e situazioni percepibili, presenti nell’ambiente. Con le nuove capacità intellettivo-cognitive il fanciullo è in grado di considerare i vari fenomeni e i vari problemi da diversi punti di vista, non improvvisa più e abbandona gradualmente il modo intuitivo di adattamento alla realtà. Nella rappresentazione dello spazio è in grado di capire le relazioni euclidee; compare gradualmente nel disegno del fanciullo un’unica prospettiva che consente la conservazione dei rapporti metrici tra gli oggetti (relazioni euclidee). Allo spazio euclideo fa seguito anche quello proiettivo, il fanciullo si pone il problema di rappresentare i vari oggetti da un certo punto di vista. La costruzione delle nozioni temporali richiede la completa reversibilità del pensiero.

In questa fase il bambino sviluppa le nozioni di invarianza e di conservazione, da cui emergono i concetti di peso, massa e volume. Acquisisce inoltre la concezione di velocità, che implica la considerazione dello spazio percorso nell’unità di tempo. Le nozioni di invarianza, conservazione della quantità e velocità presuppongono la capacità del bambino di poter disporre delle operazioni illogiche della classificazione, della seriazione e della corrispondenza biunivoca. Piaget chiama “raggruppamento additivo delle classi” il raggruppamento logico che permette l’operazione della classificazione, capacità di raggruppare gli elementi che hanno caratteristiche comuni in un’unica classe. La classificazione verrà inizialmente operata secondo un unico attributo caratteriale e più tardi in base a più attributi alla volta. In questo stadio il bambino matura la seriazione, azione ove il bambino raggruppa oggetti secondo una o più qualità in comune, ma tiene conto della differenza di intensità della qualità in comune. La comprensione del numero è data dalla corrispondenza biunivoca, operazione logico-matematica, che presuppone la capacità di classificare. Mettendo in corrispondenza due gruppi di oggetti si può notare che ad ogni elemento del primo gruppo corrisponde un elemento del secondo gruppo, per cui i due gruppi risultano equipotenti; il numero è la qualità di due o più raggruppamenti che possono essere differenti in tutto ma non nel fatto di essere equipotenti.

Fase dell’intelligenza operatorio-formale
Fase che si estende dagli undici anni fino all’età adulta, ove il ragazzo è giunto alla conquista del pensiero astratto o formale, per cui è capace di ragionare in base alla logica intrinseca alle proposizioni, prescindendo dai loro contenuti concreti. Il pensiero formale è di tipo ipotetico-deduttivo, perciò l’adolescente è in grado di prendere in considerazione ipotesi non verificate e di riflettere sulle conseguenze date dalla verità o meno delle ipotesi stesse. Può superare la realtà percepita per accedere al mondo del possibile, dove esistono soltanto puri concetti. L’adolescente distingue tra la forma del ragionamento, giudicata per se stessa, e il suo contenuto. Questo stadio rappresenta il periodo delle utopie, degli ideali su cui il giovane fa riferimento, nell’adolescente vige il principio di non contraddizione (contesta).

Critiche a Piaget
Molti critici insistono sul fatto che Piaget non ha tenuto conto dell’incidenza delle differenze della personalità e di quelle ambientali nello sviluppo cognitivo. Cercano quindi di dimostrare che l’egocentrismo del bambino non va oltre i tre anni e che la permanenza dell’oggetto viene maturata molto prima, ma successivamente alla risposta agli stimoli sociali. Altri critici contestano il fatto che ha dichiarato che il risultato di tutto il processo maturativi dell’intelligenza è l’intelligenza formale, astratta; mentre vi sono diversi tipi di intelligenza: quella emotiva, data dall’empatia, quella verbale, molto sviluppata sulle parole, quella cinestatica. C’è chi critica la posizione piagettiana riguardo alla formazione dei concetti, o alla conservazione della quantità. Alcuni studiosi hanno accusato Piaget che lo studio del bambino avveniva in situazioni astratte, non naturali e che le formulazioni verbali usate non erano sufficientemente controllate. Il merito più importante accreditatogli fu quello di aver citato uno sviluppo di base.