I nazionalisti al potere: l'ascesa di Saddam Hussein [II parte]

Di Carlotta Ricci.

Un approfondimento a cura di Studenti.it sulle principali vicende storiche che hanno visto protagonista l'Iraq

Il 13 aprile 1966 Aref morì in un misterioso incidente aereo e il fratello Abdel Rahman Aref, più moderato, salì al potere. Questi tentò un qualche riavvicinamento con l'Occidente, ma l'anno successivo la guerra arabo-israeliana provocò enormi proteste popolari che costinsero il regime a rompere i rapporti con USA e Gran Bretagna.

Segno della radicalizzazione in corso, il 17 luglio 1968 un altro colpo di stato riportava al potere il partito Baath con a capo il generale Ahmed Hassan al-Bakr. Ma il Baath era profondamente cambiato: la componente sciita era uscita, ed erano rimasti in prevalenza militari originari di Takrit. Uno di essi era il generale Ahmed Hassan al-Bakr e un altro era un civile, ma pure originario di Takrit e imparentato con lui: Saddam Hussein, condannato a morte nel 1959 per un fallito attentato contro Qassem. Era quest'ultimo, pur ricoprendo il ruolo di vicepresidente, a esercitare un potere sempre maggiore: progressivamente epurò l'esercito per renderlo sempre più fedele al Baath, ossia al clan Takrit. Il nuovo regime comunque lanciò un intenso programma di trasformazioni economiche (accelerazione dell'industrializzazione, moltiplicazione delle aree coltivabili) e sociali di stampo nazionalista e sul piano internazionale contrastò frontalmente la politica statunitense, sostenendo le oranizzazioni palestinesi. Anche negli anni successivi l'Iraq si sarebbe mantenuto sempre fermo oppositore di Israele e nel 1978 avrebbe ospitato a Baghdad il summit della Lega Araba che condannava gli accordi di Camp David tra Egitto e Israele (che mettevano fine all'occupazione del Sinai, ma a costo del riconoscimento dello Stato di Israele e della completa smilitarizzazione dello stesso Sinai). L'Iraq era esponente di quello che venne chiamato "fronte del rifiuto" insieme a Libia, Siria, Algeria, Yemen del Sud e OLP. Nel marzo 1972 l'Iraq firmava un "trattato di amicizia e cooperazione" con l'URSS e dal 1° luglio dava il via a una graduale nazionalizzazione della Iraq Petroleum Company. Ruppe con la Gran Bretagna nello stesso anno, accusata di complicità con l'Iran per l'occupazione delle isole di Abu Musa e della piccola e grande Tomb nel Golfo Persico.

Nel luglio 1973 il Partito Comunista Iracheno e il Partito Democratico del Kurdistan accettarono di integrare con il Baath un "Fronte Nazionale Progressista". Il Baath dimostrò una certa intelligenza tattica nell'inglobare parte dei curdi e il PCI in un unico fronte: pur disponendo del totale controllo delle leve statali depotenziava in questo modo le uniche due forze che potenzialmente avrebbero potuto insidiarlo. Nello stesso tempo il Baath ristrutturava le forze armate in modo da renderle impermeabili alla propaganda politica degli altri autorizzando il solo Baath al reclutamento tra gli ufficiali. Da parte del PCI fu una politica completamente fallimentare e autolesionista, spiegabile solo con le pressioni esercitate dall'URSS che voleva consolidare i rapporti statali con l'Iraq, anche a costo del "sacrificio" dei comunisti iracheni.

L'11 marzo 1970 il regime aveva raggiunto un accordo con Barzani del PDK per la concessione entro quattro anni dell'autonomia al Kurdistan (senza la zona petrolifera di Kirkuk) e il riconoscimento del curdo come seconda lingua ufficiale.
In realtà la questione curda si deteriorò assai presto: i curdi si divisero e una parte continuò a combattere anche se l'11 marzo 1974 viene proclamata ufficialmente la regione autonoma curda con capitale Erbil. Il retroterra delle azioni curde era l'Iran che aveva tutto l'interesse a ridimensionare anche su mandato statunitense le ambizioni di un Iraq percepito ormai come nemico dell'Occidente. Il 6 marzo 1975 Saddam Hussein e lo scià Reza Pahlevi durante il vertice dell'OPEC, firmarono un trattato dove si riconoscevano le richieste iraniane sullo Shatt-el-Arab (il confine tra i due stati sarebbe corso sulla linea mediana del fiume). La questione prima dell'accordo era regolamentata da un trattato del 1937 che prevedeva il diritto da parte dell'Iraq di controllare il transito navale; questo privilegio era stato patrocinato dalla Gran Bretagna che all'epoca manteneva il controllo sul Paese; negli ultimi tempi però era ignorato dall'Iran che faceva navigare barche con bandiera iraniana approfittando della superiore potenza militare. In cambio l'Iran cessava ogni appoggio alla guerriglia curda. Per Mustafa Barzani si trattava di una cocente sconfitta che lo costrinse all'esilio in USA dove morirà nel 1979. Nel Kurdistan entravano in funzione le istituzioni della regione autonoma con la partecipazione di un'altra ala del PDK e con l'Unione Patriottica del Kurdistan di Jalal Talabani.

Il 16 luglio 1979 Saddam costrinse il presidente Hassan al-Bakr a dimettersi e assunse anche formalmente nelle proprie mani tutti i poteri. Vennero passati per le armi tutti i dirigenti del Baath che avevano disapprovato la destituzione del presidente e fu dato il benservito al PCI, che così fu costretto a passare alla clandestinità mentre i suoi membri venivano perseguitati e uccisi.

Dalla fine del 1979 Saddam lancia una escalation propagandistica contro l'Iran. In quel Paese una rivoluzione popolare dai caratteri fortemente antimperialisti e antiUSA ha rovesciato la monarchia. Tutte le componenti della variegata opposizione vi partecipano, ma è la componente komeinista (fondamentalismo sciita) ad acquisirne il controllo. Saddam si propone allora ai regimi arabi reazionari e ai Paesi occidentali come un baluardo contro il possibile dilagare del komeinismo. E' mosso in questo da una serie di fattori. Innanzitutto la presenza in Iraq di una maggioranza sciita potenzialmente influenzabile dai successi dei fratelli vicini. Una guerra con l'Iran avrebbe consentito un clima di unità nazionale contro il nemico a scapito dell'identità sciita e impedito a questa componente sempre esclusa dalla gestione della società sin dai tempi degli ottomani, di rialzare la testa. In secondo luogo c'era un calcolo geopolitico: Saddam immaginava che l'indebolimento della struttura militare iraniana causata dalla rivoluzione gli avrebbe consentito di acquisire un rapido vantaggio con il vicino rivale che sino ad allora non aveva mai potuto permettersi. Conseguenze di questa strategia è un riavvicinamento all'Egitto e ai Paesi arabi reazionari (Arabia Saudita in primo luogo), l'allentamento dei rapporti con l'URSS (di cui condanna l'invasione in Afghanistan), e un avvicinamento ai Paesi occidentali. Dopo una serie di incidenti di frontiera il 22 settembre le truppe irachene varcano il confine e invadono il territorio iraniano. Ha inizio la tragica guerra che si protrarrà fino al 1988.

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