Iraq: dalla formazione dello stato al regime di Saddam Hussein

Di Carlotta Ricci.

Un approfondimento a cura di Studenti.it sulle principali vicende storiche che hanno visto protagonista l'Iraq

La guerra è ormai un fatto e, come spesso accade, i fatti smentiscono ogni previsione, nutrendosi dell'imprevisto e dell'imprevedibile. Doveva essere una "guerra lampo"; purtroppo la realtà si rivela più complessa, meno gestibile e lo scenario che si profila è quello angosciante e desolato di una dura escalation: di violenza, distruzione, morte, mistificazioni, polemiche...

Mi capita di leggere i giornali, di guardare la televisione e di farmi un po' di domande. Mi accorgo che ho bisogno di fatti altrettanto inequivocabili come questa guerra in atto. Ho bisogno della storia, di date e di dati perché sento che solo questo può darmi la possibilità di non perdermi nella palude di parole urlate in televisione e nelle pagine dei giornali.

Ho bisogno della storia per restituire un origine alle parole, un contesto che dia senso al dire. La guerra si fa ogni giorno anche nelle piazze mediatiche del nostro paese dove ciascuno, ubriaco della propria verità, punta il dito contro l'altro accusandolo di falsificare la realtà.

Questo è quello che racconta la storia sull'IRAQ, il paese che oggi brucia sotto le bombe. Racconta di origini sublimi e maestose, di predazioni e furti, di lotte per la conquista della libertà e dell'identità, della morsa della dittatura, della repressione violenta contro la dissidenza...

A ben guardare, racconta la storia di tutti noi.

Iraq: dall'antichità fino alla Prima Guerra Mondiale
L'Iraq si estende in gran parte sulla Mesopotamia (dal greco "tra i fiumi"), un territorio pianeggiante sul quale scorrono prima di congiungersi i fiumi Tigri ed Eufrate. E' una terra che ha ospitato le più antiche civiltà: sumeri, assiri, babilonesi. Data la sua posizione strategica e il fatto di non essere delimitata, se non in qualche misura a Nord, da confini naturali, è stata successivamente, innumerevoli volte, terra di conquista: persiani, macedoni, ecc; quindi arena di scontro tra romani e parti.

L'espansione arabo-islamica nel VII secolo (un cui lascito è anche la lingua araba parlata da gran parte della popolazione della pianura, ma non dai curdi che abitano le montagne) portava all'occupazione di un enorme territorio, tra cui la Mesopotamia. Anche la Persia, che confinava ad est con la Mesopotamia, venne islamizzata ma espresse le proprie aspirazioni nazionali attraverso la dissidenza religiosa sciita che divise il mondo musulmano in due blocchi (l'altro, molto più vasto, sarà chiamato sunnita). La Mesopotamia si trovò tra questi due blocchi e divenne dunque di nuovo area di scontro tra le due frazioni islamiche, il cui lascito è ancora oggi una popolazione araba divisa tra sciiti e sunniti, mentre i curdi sono quasi tutti sunniti.

Con la conquista araba la Mesopotamia divenne centro di un enorme impero. Nel 750 la dinastia Abbaside sostituì quella degli Omayadi e il nuovo califfo al-Mansur fondò la città di Baghdad sulle rive del Tigri (spostando la capitale da Damasco). Baghdad crebbe sino a divenire la più grande città del suo tempo. Dopo aver raggiunto il suo apice, l'impero arabo-islamico nel corso dei secoli successivi non cessò mai di indebolirsi con sempre nuovi territori che si autonomizzavano dal potere centrale, ed esponendosi così alle mire di altri popoli. Tra questi i mongoli che invasero la Mesopotamia distruggendone le infrastrutture agricole e conquistandone nel 1258 Baghdad, e radendola al suolo. Da questo colpo la regione non si riprese e Baghdad nel 1392 venne nuovamente saccheggiata dalle truppe di Tamerlano. Dopo la caduta del suo impero l'attuale Iraq venne inglobato per un breve periodo nella Persia (1509) e quindi conquistato dagli ottomani del cui impero entrò a far parte nel 1535.

L'Impero Ottomano esercitava il suo potere attraverso dignitari locali (pascià) dotati di una certa autonomia sui propri territori. L'attuale Iraq era distribuito su tre province: Baghdad, Bassora e Mosul. Nella parte araba della Mesopotamia ottomana gli sciiti erano maggioranza e stentavano a riconoscere la legittimità del potere di Costantinopoli, che sosteneva il sunnismo in chiave antipersiana.

Iraq: la caduta dell'Impero Ottomano
Durante la Prima Guerra Mondiale l'Impero Ottomano si schierò con gli Imperi Centrali e dunque contro la Gran Bretagna. Questa già da anni premeva sulla regione e colse subito l'occasione che le si offriva: sostenne la rivolta araba antiottomana promossa dal giugno 1916 da Husain ibn Ali, sceriffo della Mecca. Questi aveva intrapreso negoziati segreti con gli inglesi che gli avevano promesso l'istituzione di un ampio dominio arabo indipendente. Un esercito arabo costituito da decine di migliaia di uomini comandati da uno dei figli di Husain, Faysal, con denaro e assistenza inglese, avanzò verso nord conquistando Damasco nell'ottobre del 1918. Nel territorio oggi occupato dall'Iraq però le cose andarono diversamente. La popolazione sostenuta dagli ulema sciiti si alleò contro gli inglesi in una jihad in difesa dello "stato musulmano" che dette qualche filo da torcere agli inglesi. Dal 1914 al 1917 l'attuale Iraq venne comunque progressivamente occupato dalle truppe angloindiane (nel 1915 cadde Bassora e nel 1917 Baghdad). Gli inglesi si insediarono dunque in un clima estremamente ostile, anche perché i settori arabo-nazionalisti che ambivano all'emancipazione dal dominio ottomano, senza per questo cadere in quello inglese, trovarono ancor più forti motivi di frustrazione. I bolscevichi all'indomani della rivoluzione d'Ottobre avevano reso pubblici tutti i trattati segreti e tra questi anche quello Sykes-Picot del maggio 1916 che non prevedeva alcuna indipendenza per le terre arabe, ma la loro spartizione tra Francia e Gran Bretagna. A ciò si aggiunse la dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 che schierava la Gran Bretagna a fianco del sionismo.

Una delle conseguenze dirette dell'accordo franco-inglese fu che i francesi entrarono in Damasco nel 1920 cacciando senza tanti complimenti Faysal, che, fidando negli inglesi, si era già proclamato "re degli arabi" e aveva governato la "Grande Siria" per due anni, dopo la sconfitta degli ottomani. L'attribuzione alla Gran Bretagna da parte della Società delle Nazioni del "mandato" (una sorta di "affidamento" politico) sull'Iraq nell'aprile 1920, catalizzò il malcontento che culminò in una sommossa generale chiamata in Iraq "rivoluzione del 1920" e che vide coinvolti tutti gli strati della popolazione irachena. Gli scontri durarono mesi e gli inglesi riuscirono a ristabilire il controllo solo in novembre.

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