Io non ho paura di Niccolò Ammaniti: trama e analisi

Io non ho paura di Niccolò Ammaniti: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

Analisi della trama, dello stile e dei personaggi principali del romanzo "Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti

1Io non ho paura: introduzione

Foto dello scrittore Niccolò Ammaniti
Foto dello scrittore Niccolò Ammaniti — Fonte: getty-images

Io non ho paura è uno dei romanzi che ha ottenuto più successo negli ultimi quindici anni, diventano l’opera più famosa di Niccolò Ammaniti. Io non ho paura è un romanzo di iniziazione, in cui il protagonista, il piccolo Michele, entra in contatto con il male, scoprendo che esso è più vicino di quello che sembra. Alla fine sarà costretto a fare una scelta dolorosa, che cambierà per sempre la sua vita.   

2Niccolò Ammaniti: l'autore di Io non ho paura

  • 1966. Nasce a Roma.
  • 1994. Esordisce come scrittore con il romanzo Branchie.
  • 1996. Pubblica la raccolta di racconti Fango.
  • 1999. Pubblica il romanzo Ti prendo e ti porto via.
  • 2001. Pubblica il romanzo Io non ho paura.
  • 2006. Pubblica il romanzo Come Dio comanda.
  • 2007. Vince il Premio Strega per il romanzo Come Dio comanda.
  • 2009. Pubblica il romanzo Che la festa cominci.
  • 2010. Pubblica il romanzo Io e te.
  • 2012. Esce la raccolta di racconti Il momento è delicato.
  • 2015. Pubblica il romanzo Anna
Niccolò Ammaniti alla consegna del Premio Strega 2007
Niccolò Ammaniti alla consegna del Premio Strega 2007 — Fonte: ansa

Niccolò Ammaniti fa parte della cosiddetta generazione dei "cannibali", un gruppo di scrittori attivi a partire dagli anni Novanta, le cui opere sono caratterizzate da un realismo a tinte forti. Il nome cannibali deriva dall’antologia Gioventù cannibale del 1996, alla cui stesura partecipò anche lo stesso Ammaniti.    

3Genesi e storia editoriale del romanzo

Io non ho paura viene pubblicato per la prima volta nel 2001 dalla casa editrice Einaudi. Sulla genesi del romanzo c’è un aneddoto molto interessante. Durante il Salone del Libro di Torino del 2003 lo stesso Ammaniti raccontò da dove fosse venuta l’idea per la scrittura di questo romanzo. Leggiamolo attraverso le sue parole:

Scena tratta dal film "Io non ho paura" in cui Michele, il protagonista, corre in un campo di grano.
Scena tratta dal film "Io non ho paura" in cui Michele, il protagonista, corre in un campo di grano. — Fonte: ansa

«Io non ho paura è nato durante un viaggio nel Sud Italia, sulla strada verso la Puglia, a giugno, quando il grano è alto. Passavo lungo una strada interminabile, fiancheggiata da colline di grano. Mi sono fermato a guardare e ho capito che volevo descriverlo. Mi piaceva l'idea. Il grano si usa per fare le cose buone, ma sotto è pieno di cose cattive che ti pungono, ti mordono, ti possono fare del male».

Da questa breve citazione capiamo come all’interno del paesaggio descritto all'interno di Io non ho paura ci sia già il tema del male, centrale nel significato dell’opera.
Nel 2003 il regista Gabriele Salvatores ha tratto dal romanzo un film, la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Ammaniti.      

4La trama di Io non ho paura

Protagonista e narratore di Io non ho paura è Michele Amitrano, un bambino di nove anni che vive in un piccolo centro del Sud Italia, Acque Traverse, poche case disperse in una immensa distesa di campi di grano. Siamo nell’estate del 1978, quella che nel romanzo stesso è definita come una delle estati più calde del secolo.
In questa ambientazione Michele vive la propria infanzia con la sorellina Maria e un piccolo gruppo di amici.    

Scena del film "Io non ho paura", tratto dal romanzo di Ammaniti
Scena del film "Io non ho paura", tratto dal romanzo di Ammaniti — Fonte: ansa

Un giorno i bambini durante i loro vagabondaggi raggiungono un casale isolato. Stanno per andare via, ma Maria ha perso gli occhiali e Michele torna al casale per cercarli. È in questo momento che il bambino scopre in mezzo alla terra una botola, che si apre su una buca nel terreno, nella quale vede sbucare dall’oscurità un piede. Terrorizzato, Michele scappa e torna a casa.
Tuttavia la curiosità è più forte della paura e Michele torna alla botola il giorno successivo. Capisce che la persona rinchiusa dentro è un bambino e inizia a portargli acqua e cibo regolarmente. L’altro, però, non parla con Michele, che non riesce a capire cosa ci faccia lì dentro e chi ce l’abbia messo.

Nel frattempo è tornato il padre di Michele. Ci viene descritto il rapporto affettuoso che il bambino ha con lui e con il resto della famiglia.
Un giorno, durante una delle visite al misterioso bambino, Michele trova nel nascondiglio una pentola che aveva già visto a casa sua. Inizia allora a fantasticare sul fatto che il bambino potrebbe essere un suo fratello, tenuto nascosto dal padre perché pazzo. Il bambino, infatti, sembra ormai non essere del tutto consapevole della realtà: chiama continuamente in causa degli orsetti lavatori, che sarebbero suoi amici, ed è convinto di essere morto e che la buca nella quale si trova sia il luogo dove si va dopo la morte.         

Un giorno Michele vede un amico del padre tornare dal casolare dove è nascosto il bambino e sente della notizia di un rapimento. Nel frattempo arriva a casa di Michele uno strano ospite, Sergio, che viene presentato come un amico del padre. Durante la notte Michele esce dalla sua stanza e trova il padre, Sergio e altri uomini di fronte al telegiornale in cui si parla del rapimento. Dai loro discorsi capisce che si tratta della banda che ha rapito il piccolo Filippo, il bambino nascosto nella buca. 

Inizia a questo punto il lungo contrasto all’interno dell’animo di Michele tra l’affetto per il padre e quello per Filippo. In una delle sue visite Michele lo aiuta ad uscire dal suo nascondiglio e gli fa vedere i campi di grano. Poco dopo, però, Michele viene scoperto, tradito da Salvatore, il suo migliore amico, al quale aveva raccontato il segreto. Il padre allora gli intima di dimenticare tutto e di non tornare mai più da Filippo, minacciando che se non avesse obbedito avrebbero ucciso Filippo.
La polizia è ormai sulle tracce della banda e Sergio, che si è rivelato essere il capo della banda, decide di uccidere Filippo. Michele, saputa la notizia, corre da Filippo, che intanto è stato trasferito in una gravina sperduta e lo aiuta a scappare. Filippo esce, ma Michele non riesce a scappare prima che arrivi la banda. Il padre allora entra nel nascondiglio e spara a Michele, pensando che fosse Filippo, colpendolo a una gamba. Scioccato, il padre prende tra le sue braccia Michele mentre arrivano le forze dell’ordine e i soccorritori, ai quali il padre affida Michele.        

5Il tema della solidarietà tra i due personaggi principali

Il tema centrale del romanzo Io non ho paura è la solidarietà che viene a crearsi tra Michele e Filippo. I due personaggi principali sono accomunati solo dal fatto di essere bambini, mentre per il resto appartengono a due mondi completamente diversi. Michele proviene dal Sud, Filippo dal Nord; Michele appartiene a una famiglia povera, Filippo ad una ricca; Michele è il figlio del rapitore, Filippo è il rapito.
Nonostante ciò c’è qualcosa che supera tutte queste differenze e unisce i due ragazzini: la solidarietà tra esseri umani, un sentimento che i bambini riescono a sentire meglio degli adulti.    

Michele e Filippo, protagonisti del romanzo, in una foto scattata sul set del film "Io non ho paura"
Michele e Filippo, protagonisti del romanzo, in una foto scattata sul set del film "Io non ho paura" — Fonte: ansa

È importante sottolineare che la solidarietà di Michele, ossia la scelta di aiutare Filippo che si trova in una situazione tremenda, esige il pagamento di un prezzo, cioè il tradimento nei confronti del padre.
Il bambino è combattuto tra l’amore per il genitore, con cui ha un buon rapporto e che ha sempre visto come una figura buona, e la solidarietà verso un essere umano in pericolo. La decisione non è né scontata né indolore. L’alto prezzo da pagare aumenta il valore del gesto finale di Michele, che finisce per prendere il posto di Filippo e la pallottola destinata a lui. 

Attorno a questo tema e a questa scelta si gioca tutto il significato di Io non ho paura, la grandezza di un messaggio e l’invito alla solidarietà, a non aver paura di fare la cosa che è più giusta da fare, scegliere il bene al posto del male, anche quando questo comporta un grande sacrificio personale.   

Che stavo facendo? Ogni pedalata era un pezzo di giuramento che si sbriciolava.

Niccolò Ammaniti, Io non ho paura

6Io non ho paura: lingua e stile

La lingua usata da Ammaniti in questo romanzo è pulita ed essenziale. Come di norma in molti degli scrittori italiani degli ultimi venti anni, Ammaniti punta molto di più sui contenuti e sulla ricerca di commozione e partecipazione emotiva del lettore che sullo stile. Questo non vuol dire che il romanzo sia scritto male, ma semplicemente che la lingua è un italiano semplice e corretto senza grandi pretese stilistiche. Il romanzo fa un largo uso dei dialoghi, senza però utilizzare il dialetto. Ai dialoghi si alternano i pensieri e i ragionamenti del piccolo Michele, che è il narratore della storia, colui attraverso il quale vediamo gli eventi che sono raccontati