"Io, in fila da sette anni per diventare medico"

Di Tommaso Caldarelli.

La storia di A.: tre concorsi andati in malora, moltissimi sacrifici. Adesso se ne andrà

Ci racconta la sua storia A.Z., laureata in medicina in una delle più importanti facoltà dell'italia centrale.

"Mi sono laureata a luglio del 2006, perfettamente in regola, voto 110 e lode, media del 28 e mezzo circa. Frequentavo già dal quarto anno l’ambulatorio di pediatria generale, avendo scelto già all’epoca l’ambito in cui mi volevo specializzare. Seppi che il dottore responsabile dell’ambulatorio era malvisto dal direttore della scuola ma all’epoca nella mia ingenuità non diedi peso alla cosa e rimasi con lui.

PRIMI TENTATIVI - Dopo la laurea e l’abilitazione mi preparo per il primo concorso : va molto bene ma fui la prima degli esclusi (erano 7 posti). Ero amareggiata ma pensai: “Vabbè devo fare la fila”; appunto, in fondo c’ero quasi. E mi adattai alle solite logiche malate andando a chiedere di poter frequentare nel reparto del direttore, così mi dissi non avrebbe più potuto ignorarmi… Passa cosi il primo anno di “schiavismo” non retribuito… Secondo concorso: peggio del primo nel senso che mi capita una traccia, diciamo, poco chiara alla seconda prova e resto fuori di nuovo. Faccio autocritica, mi convinco che ho interpretato male il compito, e ricomincio la vita da MIF (medico frequentatore, ndr).

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IL COLLOQUIO - La terza volta erano tutti convinti che sarei entrata, dagli strutturati alle infermiere agli specializzandi ai miei stessi colleghi aspiranti … Alla seconda prova (parlo sempre di questa perché, manco a dirlo, tutti gli anni alla prima prova feci un punteggio di 60/60 come quasi tutti) mi capitò come per il primo anno un caso clinico che sapevo argomentare a menadito. Insomma morale della favola: di nuovo fuori dai giochi, con un punteggio per l’ennesima volta compreso fra 91 e 93 circa. A quel punto impazzisco, vado a parlare col direttore, gli chiedo piuttosto ironicamente “mi dica dunque cos’è che non è andato bene anche quest’anno”, lui mi risponde “ hai fatto un compito buono, ti abbiamo dato 11 punti, due in meno di quelli che sono entrati perché noi come punteggio massimo diamo 13”.

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I CRITERI - Dunque, un compito buono 11 punti su 15? E gli altri 7/8 che mi sono passati avanti che avevano fatto tutti un compito eccezionale? E con quale arbitrarietà si decide di ridurre il limite massimo di punteggio attribuibile per questa prova? “E poi comunque rispetto agli altri tu hai meno pubblicazioni…” : ecco qua, per l’ennesima volta fatta fuori per una cosa che, si sa, non è mai farina del proprio sacco ma solo della “magnanimità” di qualcuno che mette il tuo nome nei lavori che pubblica. Per la precisione il mio curriculum non era completamente privo di pubblicazioni: 3 pubblicazioni su riviste, più pubblicazioni varie su libri e su abstract sia nazionali che internazionali. Pur non volendo considerare questi ultimi che non so negli altri atenei se vengano o meno valutati dato che manca una precisa regolamentazione sul criterio “pubblicazioni”, almeno quelle su riviste (quindi Pubmed, impact factor, ecc..) dovevano darmi un punteggio di 1,50 (3 da 0,50): mai avuto, a stento un 0,60-0,70 totale. Per quanto riguarda il resto del curriculum: 7 punti per la lode, 7 punti per attinenza tesi, 2.75 per gli esami attinenti, 3 per gli ADE, stranamente il massimo o quasi nei punteggi oggettivi. L’ultimo anno venni anche a sapere che giravano le tracce della seconda prova, ovviamente immagino riservate solo a poche selezionate persone…

FARE IL MEDICO NEL MONDO -->>

LE VIE LEGALI? - Sempre l’ultima volta andai persino a parlare con degli avvocati, volevo bloccare tutto, volevo che il mio compito lo correggesse una commissione esterna, il mio e quello degli altri, ma sognavo ovviamente: gli avvocati dopo aver letto attentamente il bando mi consigliarono di lasciar perdere, perché secondo quanto c’era scritto lì loro avevano il coltello dalla parte del manico in caso di un eventuale contenzioso. E se non ricordo male mio padre come sfogo scrisse una lettera a Corrado Augias che teneva una rubrica sulla Repubblica dedicata a lettere inviate dai lettori, ma dubito sia stata mai pubblicata.

DIRE BASTA - E ora sono di nuovo qui, a distanza di altri 3 anni che ho passato a fare qualcosa che per me non era altro che un ripiego (il corso di Medicina Generale), a scegliere di cimentarmi di nuovo in questo assurdo concorso, non nella mia università di origine ovviamente, nella quale non riesco nemmeno più a entrare, tutto per un semplice motivo: non voglio che sia stato qualcun altro a decidere del mio futuro.

CHIRURGO ITALIANO 26ENNE VOLA AD HARVARD -->>

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