Se all'esame mi butto: cosa ne pensano i professori

Di Luisa Ciucci.

Comprensibile se accade una volta per necessità, intollerabile se è un'abitudine. Gli amanti del rischio, tuttavia, non andranno molto lontano

Per capire quale sia il punto di vista dei docenti rispetto a questa cattiva abitudine degli studenti, abbiamo intervistato il Prof. Francesco Mattioli che insegna Istituzioni di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza.

Da un sondaggio risulta che quasi 7 studenti su 10, almeno una volta, hanno provato a passare un esame senza studiare. Lei cosa pensa di questo fenomeno?

E' nell'ordine naturale delle cose; chiunque a volte tenta di ottenere qualcosa investendo risorse minime. Se questo accade una volta, per caso o per una impellente necessità, è comprensibile. Sono invece contro i mestieranti del rischio.

Questo atteggiamento è diffuso soprattutto negli esami scritti. Gli studenti si lamentano delle domande presenti in tali esami sostenendo che non servono a capire un concetto ma solo a sforzare la memoria. Pensa sia vero?

Non sono stato mai favorevole agli esami scritti. Il test può servire in caso di materie estremamente tecniche e mnemoniche, ma è assurdo in quelle di tipo concettuale, dove sapere qualcosa non significa solo ricordare ma soprattutto possedere.

Sembra che gli studenti si buttino perché non hanno il tempo materiale di preparare bene un esame, vista la quantità di prove da sostenere. L'accusa cade quindi sul 3+2. Qual è la sua posizione rispetto alla riforma?

Il tre più due ha senso in certe facoltà a cui corrisponde un mondo professionale fortemente stratificato ma in altre facoltà come quelle umanistiche mi sembra una sciocchezza. Che i ragazzi non preparino bene gli esami perché le materie sono troppe, questo è un problema che cambia da facoltà a facoltà e comunque si sta provvedendo affinché il carico didattico sia più qualitativo che quantitativo.

Le è mai capitato di avere a che fare con studenti che "provano" a passare l'esame?

Certo, qualcuno ci prova anche a Istituzioni di Sociologia. Francamente la cosa mi irrita un po', ma l'arma a disposizione contro questi avventurieri è di facile uso: il voto, o meglio, la bocciatura. Molti studiano il minimo, giusto per strappare il 18 e raggranellare gli otto crediti; per questo, solo raramente do il 18.

Secondo Lei si potrebbe fare qualcosa per evitare questo atteggiamento da parte degli studenti?

Credo che esista solo un modo: tolleranza zero per chi non sa. Per essere rigorosi, tuttavia, occorre esserlo in tutti i sensi, perché gli studenti pagano le tasse per avere un servizio. Perciò, si può essere rigorosi agli esami purché: a) le lezioni siano fatte in modo professionale e i docenti della Sapienza sono tra i migliori; b) i testi siano chiari e sempre reperibili e questo talvolta non accade; c) il programma sia adeguato, ma non opprimente; d) sia assicurato dalla cattedra un servizio di tutoraggio per chi non capisce tutto subito, ma ha bisogno dei suoi tempi.