"Il cervello non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere"

Di Marta Ferrucci.

Valerio Jalongo, regista di "La scuola è finita", ha ripreso per 3 anni la vita di una classe cercando di capire, attraverso l'obiettivo, perchè 1/3 degli studenti non arriva al diploma. La colpa è della noia, che crea una distanza abissale tra studenti e scuola, ma anche della droga, venduta e consumata tra i banchi. In questa intervista Jalongo parla dei giovani, delle responsabilità delle famiglie e delle istituzioni e, a chi insegna, ricorda le parole di Plutarco: "Il cervello non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere"

- Attraverso il suo video-diario, che poi l'ha portata verso il film, ha capito che uno dei grossi problemi della scuola italiana è la disaffezione dei giovani per ciò che fanno in classe, e la causa di questo sembra essere la noia. Anche il sondaggio che la redazione di Studenti.it ha messo online in questi giorni sembra confermarlo. E infatti alla domanda "Cosa cambieresti della scuola italiana" il 16% ha risposto i professori, un'altro 16% gli edifici scolastici, un 15% le materie che si insegnano... mentre il 42% vorrebbe cambiare il metodo di insegnamento. Quale sarebbe secondo lei un metodo efficace ed applicabile alla realtà italiana?

Prima di tutto la scuola si dovrebbe aprire, uscire dalla morsa delle aule e dalla noia delle lezioni frontali. Visitare un museo, una mostra d'arte o dei laboratori scientifici, vedere dei film, frequentare le biblioteche, conoscere meglio la propria città e il proprio territorio: queste attività servirebbero molto a rompere la routine e la noia, creando occasioni di incontro e di apertura molto stimolanti anche per i docenti, che sarebbero costretti ad aggiornarsi di più. Poi credo bisognerebbe dare più spazio alla creatività, rendere gli studenti protagonisti del processo formativo, chiedendo loro di fare tesine, approfondimenti, ricerche sul campo. Come diceva Plutarco, la testa non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.

- Un'altro problema che lei mette in evidenza e che noi abbiamo spesso denunciato da Studenti.it è quello dello spaccio a scuola, che si fa finta di non vedere, che viene tollerato, di cui si parla sempre troppo poco. Perchè secondo lei nessuno fa nulla? Perchè non viene considerato un problema?

Facendo entrare la polizia a scuola si ha paura di criminalizzare gli studenti. E poi molti docenti sottovalutano il problema perché, come il prof. Talarico de LA SCUOLA È FINITA, appartengono a una generazione che ha difficoltà a diventare veramente adulta, anzi molti hanno scelto la scuola proprio perché consente loro di continuare a sentirsi dei ragazzi. E da ragazzi hanno fatto uso di stupefacenti, quindi si identificano con i loro studenti, non riescono a prendere una posizione veramente rigida. C'è da dire che comunque è un problema complesso che richiede anche la sensibilizzazione delle famiglie. Non si può mettere un posto di polizia in ogni scuola, ma trovo che in questo momento il problema ha assunto dimensioni allarmanti, e se non si fa qualcosa subito arriveremo proprio a questo.

- Secondo lei qual è la vera responsabilità dei genitori? Di non seguire abbastanza i ragazzi, di non fargli capire quanto sono importanti i libri? Di abbandonarli davanti alla tv?

I genitori spesso preferiscono giocare con i figli alla playstation, vedersi una partita insieme e tenerli il più possibile in uno stato infantile. Oppure ci sono le famiglie esplose, dove magari una madre deve lavorare e il padre è assente, per cui i ragazzi il pomeriggio sono abbandonati a se stessi, oppure vanno in giro con gli amici nei centri commerciali. Una proposta semplice: quando iscrivono i figli all'asilo, i genitori dovrebbero frequentare un breve corso obbligatorio, in cui qualcuno spiega i danni che si fanno ai propri figli se si lasciano ore davanti a tv e videogames, se non si impara ad amare i libri da piccoli. Perché a quindici anni ormai è tardi, non si può più fare molto.

- Oggi i giovani vengono accusati di essere una generazione consumistica e senza ideali, sopraffatti dal mito del successo facile ad ogni costo che invade ogni campo della vita; sembrano non esserci più sogni, niente più ideali politici. E' daccordo con questa descrizione? Cosa potrebbe far svegliare i ragazzi di oggi dal torpore predominante?

Il problema del torpore è un'altra manifestazione dello stesso profondo disagio che porta i ragazzi all'uso di droghe. È una forma depressiva che non trova espressione se non in momenti di rabbia, o nelle occupazioni distruttive delle scuole, e che deriva dalla consapevolezza che nel nostro paese contano troppo i vecchi e le consorterie. La maggioranza dei giovani teme che quando uscirà dalla scuola vivrà un periodo di precarietà, povero di occasioni per realizzarsi. Per iniziare a svegliarsi bisognerebbe diminuire la dose di calcio, di reality e di pacchi: la tv è diventata la vera, grande antagonista della scuola. Dove la scuola pubblica si fondava su un ideale di dinamismo sociale e di miglioramento dell'individuo, la tv frutto della dittatura Auditel offre troppo spesso uno specchio immobile, culturalmente deprivato, un linguaggio semplificato e illusorio, dove quello che conta veramente è il colpo di fortuna, la favola del successo. Bisognerebbe dire ai ragazzi, vivete la vostra rabbia, il mondo è sempre più complesso, apritevi alle occasioni che avete per studiarlo, e rifiutate chi vi condanna alla paura e all'incomprensione di ciò che vi aspetterà in futuro.

- Martha Nussbaum, filosofa americana, denuncia i tagli che in tutto il mondo vengono inflitti in nome del profitto agli insegnamenti creativi e riflessivi, ovvero gli insegnamenti umanistici. Il rischio, secondo la Nussbaum, è di formare macchine docili invece che cittadini. La Nussbaum parla addirittura di un rischio per la democrazia. E' daccordo? Rileva anche lei questo pericolo?

Un grande psicanalista, James Hillman, ha sottolineato il valore che la bellezza ha per una società. L'arte, la letteratura, il teatro, il cinema, in una parola la bellezza capace di suscitare emozione e riflessione sulla realtà, ci rendono capaci di provare empatia, di reagire alle ingiustizie o ai problemi che incontra una comunità. Creare scuole per tecnici, che siano docili esecutori all'interno di una macchina sociale sempre più complessa è una visione orwelliana che mette paura, perché minimizza la capacità di condividere quello che ci rende più umani, e cioè dei sentimenti, degli ideali.

- Secondo lei la politica sta aiutando i giovani?

No. Tenere i giovani a casa fino a 30 anni o nella precarietà è veramente insopportabile. Possibile che nessun governo riesca a fare delle politiche più orientate ai giovani? La verità è che siamo il paese più anziano del mondo e i nostri politici sono vecchi e condividono con la maggioranza del paese la paura per il cambiamento.

- L'Italia è un paese in cui rimanere o dal quale i giovani dovrebbero fuggire?

Uno dei grandi mali di questo paese è l'ipocrisia, per cui voglio dare una risposta personale e onesta. Ho due figli, in questo momento studiano tutti e due in scuole pubbliche inglesi. Lì hanno scoperto che la scuola può essere una sfida affascinante, assecondare e stimolare i tuoi interessi. Soffro come padre ad averli lontani, e credo che i loro migliori amici sono e rimarranno soprattutto italiani. Ma per fortuna l'Europa esiste, è bene aprirsi, magari per riportare nel nostro paese qualcosa di migliore e cambiarlo davvero. E mi piacerebbe che l'anno prossimo, occupando scuola per protesta, facessero un'occupazione creativa e liberatoria, come quella che si vede ne LA SCUOLA È FINITA, senza ovviamente distruggere nulla.

La scuola è finita, il film di Valerio Jalongo, è al cinema dal 12 Novembre 2010.