Edoardo: insegnante precario in Germania

Di Barbara Leone.

Edoardo, dopo aver svolto molti lavori in Italia ed essersi specializzato all'università, ha deciso di trasferirsi all'estero per realizzare il suo sogno di insegnare

Edoardo, dopo aver svolto molti lavori in Italia ed essersi specializzato all'università, ha deciso di trasferirsi all'estero per realizzare il suo sogno di insegnare. Anche se si considera ancora un lavoratore precario, pensa che all'estero le condizioni per i lavoratori siano migliori rispetto a quelle che ci sono in Italia. E lancia alcuni spunti di riflessione.

Quando hai iniziato a lavorare?
La mia storia è abbastanza singolare. Io, a causa di problemi di carattere familiare, sono entrato nel mondo del lavoro molto prima del conseguimento della Laurea. Eravamo di buona famiglia, ma i miei genitori hanno divorziato. Mio padre e mia madre si sono risposati e, per questo motivo, oltre ad aver cambiato molte scuole e molte città, ho imparato che se volevo ottenere qualcosa dovevo in qualche modo cavarmela da solo. Ho iniziato a 17/18 anni, nei fine settimana, lavando i bicchieri in un ristorante da amici di famiglia. Poi, sempre per amicizia, ho fatto il cameriere di notte presso un locale della mia città, senza contratto di lavoro. Venivo pagato a giornata. Dopo essermi trasferito da mia nonna, ho provato tutti i lavori. Ho fatto l'operaio, in una fabbrica della mia cittadina in provincia di Torino (5 mesi con un contratto super-precario), poi ho lavorato in una ditta di computer dove ho assemblato e portato computer nei negozi di mezza Torino (senza un regolare contratto di lavoro, ma sulla parola). Guadagnavo, al tempo, 1.600.000 lire al mese. Sei mesi è la ditta è fallita. Come operaio arrivavo a 2.500.000 lire, che allora erano molti soldi, ma il lavoro era massacrante, stavamo davanti a delle macchine degli anni '50, l'aria puzzava di vernice e fumo e le attrezzature non erano molto all'avanguardia, si respirava la polvere delle presse e, in particolare, la lana di vetro, che si infilava anche sotto la pelle e produceva delle cisti fastidiosissime.

Quando e come hai iniziato a lavorare all'estero?
Con i risparmi ho preso a viaggiare. Francia, Germania, Spagna, Inghilterra. Sono arrivato a Berlino e me ne sono innamorato. Ho trovato lavoro come cameriere, poi, come barista e alla fine sono riuscito a lavorare nel dipartimento di Lingue Straniere come lettore per la lingua Italiana.

Perché sei tornato in Italia e cosa hai fatto?
Ritornato in Italia, dal momento che volevo fare l'insegnante, ma non avevo abbastanza soldi, ho ripreso a lavorare e a studiare e, finalmente, dopo non pochi sacrifici sono riuscito a prendere la laurea in Filosofia. Intanto avevo iniziato a lavorare presso qualche call center per avere dei soldi in tasca. I libri costano, ed io ne ho tantissimi. Li ho fatti tutti i call center: Vodafone, Fastweb, Pagine Gialle, Call Center in lingua straniera (avevo imparato il tedesco), vendita telefonica ecc. Insomma quelli che c'erano. Un amico mi ha presentato in Vodafone, ho lavorato per circa 6 mesi nella Ex Olivetti, guadagnavo 1.100 euro al mese, poi, visto che ero bravo mi hanno segnalato in Fastweb per l'uffico commerciale e, dopo 8 mesi di precariato massacrante, circa 12 ore al giorno al telefono con ben 3 telefoni che squillavano contemporaneamente per uno stipendio di 1200/1300 euro al mese, risparmiata la cifra che mi serviva, mi sono comperato una piccola macchina. Con il risparmio mi sono anche iscritto ad un corso post laurea in Giornalismo. Ho imparato qualcosa, ma proposte di lavoro reali nessuna. Ho iniziato a collaborare con qualche giornale, ma mi sono accorto quasi subito che si tratta ormai di un'impresa impossibile. I giornali che prendono i giovani ragazzi sprovveduti sono piccole testate, spesso, marginali, che pagano, a parola, 20 centesimi, 10 centesimi. Insomma per fare 10 euro ci voleva un giorno di lavoro. Per fare questo lavoro si dovrebbe cominciare prima e soprattutto meglio: fare, come si dice, la gavetta in giovanissima età.

Cosa pensi del sistema educativo e lavorativo in Italia?
Mi viene una riflessione da fare: insomma, anche il Master non serve. Anzi, spesso, inibisce, perché una persona fino a 30 minuti prima è lo studente numero uno, o magari uno dei pochi a potersi pagare un Master e dopo è uno dei tanti disoccupati, magari con dei soldi da restituire perché si è indebitato per fare il Master. Insomma, il precariato che c'è in Italia non lascia fuori nessuno. Esiste anche una formazione troppo teorica e poco pratica da parte della scuola che allontana dal mondo del lavoro per troppo tempo. Il sistema educativo, a mio modo di vedere, è troppo scisso dal mondo del lavoro. Stare 9 ore al telefono cercando di vendere un servizio é spesso umiliante. E la cosa peggiore è che tutto si modifica nel giro di un mese, di una settimana a volte. Non hai finito di apprendere una cosa che cambia tutto.

Perché hai deciso di tornare all'estero?
Dopo 9 ore di lavoro in Fastweb e dopo 12 mesi mi sono licenziato. Con la liquidazione sono ritornato a casa da mia nonna e mi sono messo d'impegno per fare quello che volevo fare, ovvero, l'insegnante. Non avevo fatto la SISS, ma prima non serviva... l'hanno introdotta dopo. Mi sono proposto alle scuole solo con la laurea. Ho fatto di tutto, anche lì. Ripetizioni, scuole private, fino a quando non ho deciso di andarmene dall'Italia. Sono maestro e non mi fanno fare il maestro, mi chiamano per un mese, ma poi? Come si può? Sono laureato in filosofia e non mi fanno insegnare nemmeno filosofia. Mi chiamano per fare 3 ore, poi si aspetta la chiamata e allora, se hai fortuna, fai la supplenza annuale, poi sei a casa di nuovo e devi rifare tutta la domanda da capo, andare al provveditorato, con tutti i documenti, registrarti in internet presso il sito della pubblica istruzione, controllare la graduatoria, insomma, tutto, per prendere forse 1.000 euro al mese, per 10 mesi, sempre se hai fortuna. Io ho degli amici con tanto di dottorato, che non riescono ad insegnare alle medie, architetti con un Master, che lavorano a 500 euro al mese precari nel call center. Non avendo prospettive lavorative in Italia, ho deciso di provare all'estero e sono scappato dall'Italia.

Ora cosa fai?
Ora mi trovo in Germania e insegno italiano ormai da 3 anni, prima a Berlino e adesso a Francoforte. Insomma, sono insegnante e insegno nelle classi miste e qualche volta mi occupo di traduzioni dal francese o dal tedesco. Almeno adesso insegno e sono felice, anche se sono ancora precario.

Cosa pensi del precariato?
Siamo tutti precari, chi più chi meno, solo che chi non ha una famiglia alle spalle è molto più in crisi di chi la possiede. Se hai da pagare l'affitto fai molta più fatica a finire il mese. Anche le cose costano di più. Insomma mio padre con 2.000.000 di lire ha mantenuto una famiglia e non ci mancava nulla. Io con 1.000 euro mantengo (a fatica) solo me stesso. Ma, io dico, non sarebbe un diritto il lavoro? Come c'è scritto nella Costituzione, articolo 1: L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro... A volte penso che dovevo fare il calciatore. Ho sbagliato a studiare, a credere nella formazione e nel sacrificio, i calciatori guadagnano bene, giocano sempre e prendono delle liquidazioni favolose. Insomma, oggi il lavoro non paga più. E' già un successo se il lavoro c'è.

Anche tu lavori all'estero? Raccontaci la tua esperienza!