L'infermiera professionale

Di Micaela Bonito.

Come nasce la nuova figura dell'infermiera professionale. Come l'infermiera prende il sopravvento sulla presenza maschile negli ospedali

LA COSTRUZIONE DI UN'IMMAGINE: L'INFERMIERA-SIGNORINA

Argomenti trattati: Nascita dell’infermiera professionale - Le qualità indispensabili delle infermiere

Nascita dell’infermiera professionale

Questa lunga "gestazione" portò dunque alla nascita di una nuova figura di infermiera professionale che, distinguendosi nettamente dalla

tradizionale "servente" incolta ed impreparata, doveva rispondere in modo adeguato alle esigenze di un mondo sanitario ed ospedaliero ormai profondamente trasformato.
Oltre ad una preparazione di base ed a una competenza migliori, l'infermiera professionista doveva garantire precise ed indiscusse doti morali, ritagliate sui modelli e sui ruoli che la società borghese attribuiva ad una professione comunque ritenuta subordinata.

L'immagine infermieristica che nacque in questo periodo non può prescindere dall'analisi del ruolo femminile, delle qualità e del ruolo attribuiti alla donna dalla cultura tardo ottocentesca.

Da questo momento infatti la professione infermieristica verrà legata in modo esclusivo alla donna ed agli attributi ritenuti specificamente femminili.

Vorrei ricordare che nella maggioranza delle realtà, e per un periodo di tempo ancora relativamernte lungo, la presenza maschile all'interno degli ospedali era rimasta costante e omogenea (nelle strutture manicomiali era addirittura preponderante).
Nonostante ciò, dalla seconda metà del XIX secolo la professione infermieristica cominciò ad essere legata al concetto di femminilità.
L'assistenza ai malati veniva considerata una delle attività più adatte alle caratteristiche mentali della donna ed al ruolo che le era assegnato all'interno della società.
L'idea della "naturalità" e della predisposizione psicologica della donna alla cura degli infermi venne sostenuta da tutti coloro che si occuparono del problema della riforma dell'assistenza e anche dalle stesse stesse leaders infermieristiche.

Nel 1901 Anna Celli aveva esaltato i valori femminili come innati ed intrinseci attributi della nuova figura di infermiera che veniva delineandosi.
"Le donne - scrive - sono fatte dalla natura più caritatevoli, più pazienti, più dolci degli uomini; sono fatte cioè per assistere gli infermi"
L'assistenza veniva concepita come una funzione femminile, alla guisa della procreazione e dell'allevamento della prole, alla quale la donna era costituzionalmente e geneticamente adatta; l'essere infermiera era per lei fisiologico ed istintivo, era il trasferire in ospedale e nei confronti del malato la sua primaria funzione di madre.

"SI NASCE INFERMIERA COME SI NASCE POETA O SCRITTORE" verrà scritto, negando il valore socio-professionale e culturale dell'attività infermieristica.
La predisposizione della donna all'assistenza veniva espressa attraverso il richiamo ai sentimenti di amore e di pietà verso i fratelli bisognosi di cure e sofferenti; la più alta e nobile espressione della femminilità si esprimeva in ospedale da parte dell'infermiera madre e sorella.