Passaggio in India

Di Redazione Studenti.

Chicca, una nostra utente, ci racconta il suo viaggio in India che, a soli 15 anni, le ha cambiato la vita

Nessun occidentale può immaginare ciò che l'India offre: è un Paese magico, una terra magnifica che ti sa affascinare con la sua gente, i suoi colori, i suoi profumi e le sue sensazioni. Non si può descivere a parole il primo impatto che si ha con il paesaggio mentre lo si guarda dal finestrino dell'aereo: si vedono le baraccopoli ed i maestosi templi, intere famiglie che vivono per strada ed i grattacieli di proprietà delle multinazionali.

Il dislivello sociale è enorme, soprattutto nelle grandi città: ho avuto la fortuna di visitare quattro città: Delhi, New Delhi, Jaipur e Mumbai (il nuovo nome della capitale Bombay).
Quando sono uscita dall'aeroporto di Delhi ero molto impaurita da ciò che mi poteva accadere: intorno a me vedevo solo un ammasso di persone che mi assillavano chiedendo se avevo bisogno di qualcosa, non ero molto entusiasta anche perchè il viaggio era stato programmato da soli cinque giorni e non ero pienamente cosciente di ciò che mi potesse accadere!
Il giorno seguente scesi verso le otto a fare colazione, abbiamo conosciuto la nostra giuda per i nostri due giorni di permanenza nell'antica capitale e verso le nove siamo saliti sul pullman che ci avrebbe condotti a scoprire le meraviglie della città.

Intorno a me non avevo ancora notato il grande "dislivello", non mi ero ancora accorta delle persone ma quando sono scesa dal bus ho visto bambini senza braccia che chiedevano le elemosina, senza gambe che camminavano con le mani: Era una senzazione che non avevo mai provato nella mia breve vita, anche perchè devo confessare che ho solo 15 anni!
Ho imparato che la crudeltà dell'uomo non ha limiti perchè la guida ci spiegava che alcuni padri per far sì che i figli raccolgano più soldi nelle elemosina tagliano dita, braccia, mani, gambe... Non sono balle, sono situazioni indescrivibili.
Per fortuna l'India non è solo questo!

I monumenti, i musei sono affascinanti: i templi sono maestosi e profumatissimi, da questo punto di vista il Paese è colmo di ricchezze.

Il terzo giorno ci siamo trasferiti nel "paesino" di Jaipur. Dico "paesino" perchè ufficialmente ci sono "solo" 5 milioni di abitanti, confronto ai numeri "spaventosi" delle altre città; qui si può veramente capire come vivono le persone povere in India: Ci sono intere famiglie che vivono per strada, che vivono con le elemosina lasciate dai turisti, le donne non sono segragate in casa, possono uscire anche se, ad essere sinceri, non c'è molto da vedere!

Non esistono luoghi di divertimento collettivo come discoteche, pub...
Ci sono pochi ristoranti ed i clienti sono in prevalenza turisti. A Jaipur c'è la "rappresentanza" di tutte le specie di animali che esistono sulla terra: ho visto mucche che giravano libere per strada (non dimentichiamo che in India la mucca è sacra), scontri di topi in mezzo alla strada, intere famiglie in sella a dei motorini simili alle nostre Vespe, tutti naturalmente con il "casco" che solitamente era un secchio di ferro arruginito! Insomma confusione, confusione e ancora confusione!

Quando sono scesa dal pullman per entrare in albergo mi sono detta: "Quando aprirò la porta di casa bacerò per terra": Molte volte (io prima di tutti) ci lamentiamo di ciò che non abbiamo e che vorremmo avere...
Ritengo di essere una ragazza viziata, non lo nego nè a me stessa nè agli altri, se chiedo una cosa, anche per scherzo la ottengo, so che non è un bene ma tante volte dovremmo ricordare che non lontano da noi ci sono milioni di persone che ogni mattina si svegliano e non sanno se la sera si potranno ancora addormentare oppure se il loro sonno sarà eterno.
Quest'estate mi sono rimboccata le maniche e ho detto a mamma e a papà che volevo lavorare anche io, solo per un mese, quello di luglio quando i miei amici erano in Inghilterra a studiare.
La mia proposta è stata accettata con molto piacere dai miei genitori: Ho mandato 50€ in India e gli altri soldi li ho spesi in vestiti.

Ho fatto una promessa a me stessa: Ci devo tornare, non ora, tra un po'di anni quando sarò un po'più grande e potrò capire seriamente il grave problema della povertà.
Noi occidentali possiamo fare molto per il popolo indiano ma non imporre la nostra cultura, i nostri usi e le nostre tradizioni: ogni Paese ha la sua che è derivata da anni ed anni di storia antica.
Questo è il mio parere che può essere condiviso oppure no, vorrei avere anche la tua opinione al più presto.